Delitto Arrigoni: rappresentanti musulmani spiegano perché ‘è contro i principi dell’islam’

Il gruppo di criminali che ha assassinato il pacifista e giornalista free-lance Vittorio Arrigoni, il 14 aprile, si è definito “salafita”. Secondo quanto dichiarato nel messaggio video, diramato subito dopo il sequestro dell’attivista, Vittorio veniva accusava di “portare i vizi occidentali a Gaza”.

Abbiamo chiesto ad alcuni rappresentanti di organizzazioni musulmane e palestinesi di commentare questi fatti e la relazione che, eventualmente, vi è con l’islam. Abbiamo dunque rivolto le stesse domande a Mohammad Hannoun, presidente Api – Associazione dei Palestinesi in Italia; Hamza Piccardo, direttore della casa editrice e agenzia al-Hikma; Izzeddin el-Zir, presidente dell’Ucoii – Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.

L’islam giustifica l’uccisione di persone, come dimostrerebbe il delitto Arrigoni?

Hannoun: “L’islam considera la vita umana una cosa sacra. Nessuno ha il diritto di uccidere un’altra persona – che sia anche un non credente, un non praticante o un laico -. Solo in casi estremi si può comminare la pena di morte, se, cioè, il colpevole ha tolto la vita a un altro essere umano; oppure, quando si è in una situazione di attacco, di occupazione, per difendere la propria terra, il proprio Paese”.

El-Zir: “Lo diciamo sempre: in tutte le religioni ci sono minoranze, gruppetti, con pensieri malati, deviati, estremisti. L’islam respinge l’estremismo. Criminali come quelli che hanno ucciso Vittorio Arrigoni, che tanto bene ha fatto alla Palestina, sono fuori da qualsiasi principio di fede e di cultura musulmana e palestinese. Lo si vede da come i palestinesi hanno risposto con determinazione e severità a questo omicidio.

Noi condanniamo questo crimine, senza se e senza ma. E offriamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari del nostro amico e fratello Vittorio”.

Piccardo: “Sono rimasto scioccato da quel che è accaduto. Arrigoni testimoniava la volontà di pace e solidarietà ai palestinesi. Chiunque sia stato a compiere un atto così atroce ha peccato contro Dio”.

Chi sono i salafiti e che cosa predicano?

Hannoun: “Quello che si legge nel video del rapimento di Vittorio Arrigoni non ha nulla a che vedere con l’islam.

Ci sono tanti musulmani che non seguono le regole dell’islam, e anche i laici, ma questo non significa che siano passibili di morte!

Coloro che hanno ucciso Vittorio sono solo degli assassini che hanno coperto i loro crimini con la veste dell’islam, facendo un danno enorme a tutti noi e alla Palestina.

Salafismo significa ‘seguire le tracce dei compagni del profeta Muhammad. Questo è il salafismo che comprendo. Ma la maggior parte di questi gruppetti che non rispettano i principi dell’islam sono una creazione dei servizi israeliani, che fomentano tensioni e combattono contro una pacifica convivenza in Palestina.

La mente che sta dietro a questo crimine sfrutta l’ignoranza di alcuni giovani, dando fatwa (sentenza giuridica islamica, ndr) che autorizzano a uccidere persone che non ci collocano all’interno della loro stessa linea. Questa mente non può che essere Israele. L’islam parla chiaro: nessuno è autorizzato a uccidere una persona perché non appartiene alla nostra stessa scuola di pensiero”.

El-Zir: “Ricordiamo che i movimenti salafiti in Palestina hanno preso le distanze da questo crimine. L’hanno condannato. Speriamo che il governo di Gaza faccia giustizia.

Non si può tollerare un atto criminale per questioni di ‘fede’”.

Piccardo: “La salafia è una tendenza che, personalmente, non condivido, ma conosco gente corretta, che nulla ha a che vedere con tale crimine, che si rifà a questa corrente. I mandanti, le menti, dell’omicidio, possono avere convinto gente debole, confusa a compiere quell’atto. E spero proprio che paghino. Secondo me, chi ha manipolato le menti è proprio Israele”.

Sul movente dell’omicidio di Vittorio Arrigoni, Hannoun ha aggiunto: “Questi criminali sono stati pagati per uccidere Vittorio. Dietro ci sono i servizi israeliani, perché la presenza dell’attivista a Gaza era scomoda: era un testimone preciso, puntuale, delle atrocità israeliane contro la popolazione della Striscia. Il primo a poter essere accusato è Israele. Poi, ci sono anche altre realtà che potrebbero avere avuto interesse a creare instabilità a Gaza, per esempio, gruppi legati alla corrente di Dahlan. Ricordiamo che l’uccisione di Vittorio è avvenuta pochi giorni dopo quella del regista israelo-palestinese Juliano Mer-Khamis, a Jenin. L'elemento in comune tra i due è che entrambi erano attivisti con abitudini occidentali, e che hanno marciato al fianco dei palestinesi – uno nel teatro, l’altro a fianco di pescatori e contadini, e con tanti articoli e libri diffusi in tutto il mondo. Arrigoni ha accusato Israele di crimini contro l’umanità: non dimentichiamolo.

Questo legame tra i due casi allontana l’ipotesi che siano stati i servizi palestinesi a ucciderli – compresa la corrente dahlaniana – e li avvicina a quelli occidentali e israeliani”.

(Nella home: Vittorio Arrigoni davanti all'ospedale al-Quds, Gaza, gennaio 2009. Foto di Angela Lano per InfoPal)

 

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