Di ritorno dalla Conferenza internazionale di Beirut.

DI RITORNO DALLA

CONFERENZA INTERNAZIONALE DI BEIRUT

PROMOSSA DALLA RESISTENZA LIBANESE

 

GIRO DI CONFERENZE SULLA SITUAZIONE IN LIBANO ED IN  MEDIO ORIENTE

 

Il Comitato nazionale per il ritiro delle truppe italiane è stato invitato e sarà presente all’ Incontro internazionale di Beirut in solidarietà con la resistenza, promossa dal Partito Comunista Libanese, da Hezbollah, dalla Tribuna dell’Unità Nazionale, dal Movimento del Popolo e dalla rete delle associazioni della società civile «Samidoun».

 

Al ritorno da questo importante incontro abbiamo intenzione di promuovere una serie di iniziative sul territorio nazionale, con l’obiettivo di diffondere una corretta informazione sulla situazione nel paese dei cedri e come contributo al rafforzamento della rete nazionale del movimento contro la guerra.

 

Alcune iniziative sono già in programma in Sicilia, Emilia Romagna e Toscana.

 

TUTTE LE REALTA’ INTERESSATE A PROMUOVERE INCONTRI, DIBATTITI, SEMINARI SUL TEMA CI POSSONO CONTATTARE

via mail a info@disarmiamoli.org 

o telefonando ai seguenti numeri:

338 – 1028120  e 338 – 4014989

 

Incontro internazionale di Beirut in solidarietà con la resistenza (16-19 novembre 2006)

Palazzo dell’Unesco Beirut

L’incontro internazionale di Beirut riunisce rappresentanti di partiti politici, sindacati, movimenti e associazioni, insieme a personalità politiche, intellettuali e culturali di tutto il mondo, per salutare la resistenza del popolo libanese di fronte all’aggressione israeliana, per contrastare i preparativi in atto di una nuova aggressione contro il Libano e la regione e per coordinare le azioni di queste forze di fronte alla politica fi guerra globale e permanente che costituisce una minaccia universale.

L’iniziativa è nata durante l’aggressione israeliana del luglio7agosto 2006 contro il Libano, avviata dalle delegazioni di solidarietà che erano giunte malgrado l’intensità dei bombardamenti. Questa iniziativa ha incontrato un’accoglienza entusiasta, tanto sul piano arabo che su quello internazionale, che riflette il bisogno delle forze che si oppongono alla logica della guerra ed all’egemonia coloniale di ritrovarsi, discutere e coordinarsi.

Dal Libano, il Partito Comunista Libanese, Hezbollah, la Tribuna dell’Unità Nazionale, il Movimento del Popolo, e la rete delle associazioni della società civile «Samidoun», lanciano l’invito.


Per l’organizzazione della partecipazione e per ogni informazione, contattare il seguente indirizzo : Beirutresistance2006@no-log.org

 

INVITO PER UN INCONTRO INTERNAZIONALE A BEIRUT IN SOLIDARIETA’ CON LA RESISTENZA

16-19 novembre 2006


Il quadro politico generale


Il Libano subisce un’aggressione israelo-americana continua il cui aspetto militare è durato per 33 giorni, con una violenza inaudita, oltre i limiti stabiliti dalle convenzioni internazionali, come quelle di Ginevra. Uno degli obiettivi era quello di spazzare via tutte le regole della guerra internazionalmente accettate. L’aggressione contro il Libano di luglio/agosto 2006 ha messo a nudo il modello che il nuovo imperialismo tenta di imporre in tutti i campi: politico, economico e sociale, quello dell’egemonia della forza, liberata da ogni regola nell’organizzazione delle relazioni sociali e del potere. E’ la giungla.

Gli Stati Uniti d’America hanno annunciato che la guerra al Libano aveva per obiettivo la realizzazione del «Nuovo Medio Oriente». In precedenza, Washington aveva annunciato che la sua guerra in Iraq aveva l’obiettivo di realizzare il «Grande Medio Oriente». Per dominare l’Iraq, gli Stati Uniti hanno operato per la decomposizione di quel paese, inducendo la guerra civile e il bagno di sangue ai quali stiamo assistendo.

Gli USA gestiscono la guerra in Libano nella maniera più diretta. Questa gestione può diventare partecipazione attiva in qualsiasi momento. Nello stesso tempo, l’amministrazione americana sviluppa strategie destinate ad accompagnare le azioni militari, il cui obiettivo è quello di scatenare conflitti interni sanguinosi che condurrebbero al disordine e alla disintegrazione del Libano.

L’insistenza americano-israeliana sul disarmo di Hezbollah è motivata dal fatto che questo fenomeno resistente in Libano intralcia l’avanzata della loro egemonia totale sulla regione e rappresenta un riequilibrio – anche se parziale – della capacità aggressiva di Israele, che opprime totalmente la Palestina nel complice silenzio internazionale.

L’attacco al Libano non è che una tappa di un piano molto più grande, che riguarda l’insieme della regione e chiunque si opponga all’egemonia americana, fra cui l’Iran e la Siria. Questo piano non risparmia gli Stati le cui autorità sembrano docili o compiacenti verso Washington. Ogni forma di riserva è presa di mira. Questa condotta minaccia la coesione delle entità nazionali della regione e può condurre alla loro disintegrazione.

Di fronte ad una macchina da guerra di una brutalità barbarica, la resistenza del popolo libanese testimonia:

del rifiuto di sottomettersi da parte di quelli che hanno ricevuto migliaia di bombe sulle proprie teste

dell’efficacia della forza combattente della resistenza che ha inflitto pesanti perdite all’aggressore malgrado la sua superiorità di fuoco
della presenza di una corrente politica – composta da islamisti, comunisti, democratici e progressisti – e di una grande corrente popolare che condivide questa visione e che si è mostrata coerente e coordinata benché composta da forze ideologicamente diversificate.

Questo ha imposto la sospensione delle operazioni militari ed ha salvaguardato l’unità nazionale del Libano, minacciata di decomposizione sotto la gigantesca pressione dell’aggressione. Tutti i Libanesi, indipendentemente dalle loro convinzioni politiche, hanno sentito una fierezza particolare perchè il loro piccolo Paese ha affrontato questa schiacciante macchina da guerra ed ha potuto sventare i suoi obiettivi.

Ma questa vittoria è minacciata dai tentativi di Washington e Tel Aviv di realizzare con la politica quello che non hanno potuto realizzare militarmente. Essi possono contare per questo su un consenso molto avanzato della comunità internazionale verso la loro politica, come hanno dimostrato le decisioni del G8 all’inizio della guerra e la partecipazione attiva di diversi governi all’elaborazione dei piani politici che vanno in questo senso. Per questi motivi, c’è da aspettarsi la ripresa dell’aggressione da parte degli USA e di Israele nel momento che gli sembrerà opportuno.

Bisogna premunirsi contro questa eventualità e prepararsi a sconfiggerla.


L’invito:


L’obiettivo è quello di tenere in Libano un incontro internazionale per

I
salutare la straordinaria resistenza del popolo libanese e condannare con chiarezza l’aggressione americano-israeliana, l’ultima che si è abbattuta sul Libano e quelle continue sulla Palestina e l’Iraq, e le minacce ripetute contro l’Iran, la Siria e l’insieme della regione.

II
esaminare gli elementi di questa aggressione, le sue caratteristiche ed i suoi dati,
in maniera comune fra le forze coinvolte, libanesi, arabe e internazionali, che appartengono a sensibilità ideologiche molto varie ma che concordano su questa visione della situazione.

Coordinare concretamente le capacità di queste forze molteplici e variegate per affrontare il momento attuale dell’aggressione e per premunirsio contro le sue nuove fasi.

confermare la solidarietà internazionale con la lotta del popolo palestinese per i suoi diritti nazionali

sostenere la principale rivendicazione riguardo all’Iraq, vale a dire la fine dell’occupazione.


Il quadro pratico


Questo incontro si terrà a Beirut dal 16 al 19 novembre 2006.

L’invito a questo incontro è lanciato congiuntamente dal Partito Comunista Libanese, da Hezbollah, dal Movimento del Popolo, dalla Tribuna dell’Unità Nazionale e dalla rete Samidoun. Questa iniziativa, e la visione che la guida sono stati elaborati con le delegazioni arabe e internazionali che sono state in Libano in visite di solidarietà durante la guerra.

saranno organizzati gruppi di lavoro con i partecipanti. Sono previsti:

un gruppo giuridico in vista dell’esame dei passi necessari per perseguire Israele davanti alla Cotre Penale Internazionale, assistere le persone colpite dalle azioni militari di Israele, costituire un tribunale dei popoli sul tipo del Tribunale Russel.

un gruppo relativo alla ricotrusione ed all’urbanistica. Di fronte all’estensione delle distruzioni, si pongono alcune questioni relative ai bisogni delle popolazioni che dovranno preservare la memoria di quello che è successo. L’orrore e la resistenza.

un gruppo sui media globali.

l’elaborazione di una rete araba coordinata.

la strategia: le resistenze. Questo gruppo si declina in temi diversi (teologia della liberazione, spazio economico, parlamentare, ecc.)

L’attività artistica e culturale è considerata il sesto gruppo, che sarà permanente. Proiezione di film, presentazione di pièces teatrali, mostre fotografiche e dibattiti.


L’organizzazione


Giovedì 16

Ore 18.00 – Apertura dei lavori: meeting politico.


Venerdì 17

Dalle ore 9.00 alle ore 13.00 – Riunioni dei partecipanti ai gruppi di lavoro .

Dalle ore 13.00 alle ore 15.00- Pausa pranzo.

Dalle ore15.00 alle ore 19.00 – Visita della periferia sud di Beirut/inizio delle riunioni dei partecipanti arabi.

Dalle ore19.00 alle ore 22.00 – Film, pièces teatrali, ecc.


Sabato 18


Dalle ore 9.00 alle ore 13.00 – Riunioni dei gruppi di lavoro

Dalle ore 13.00 alle ore 15.00 – Pausa pranzo

Dalle ore 15.00 alle ore 19.00 – Riunione generale per presentare e discutere i risultati dei gruppi di lavoro.


Domenica 19


Dalle ore 9.00 alle ore 11.00 – Resoconto delle decisioni dei gruppi e annuncio politico generale.

Ore 11.00 – Visita al Sud Libano.


E’ evidente che l’incontro di Beirut vuole gettare le basi per un lavoro continuo le cui prossime tappe potranno essere il Forum Sociale Mondiale di Nairobi del gennaio 2007 e la conferenza del Cairo del marzo 2007. Abbiamo bisogno di un processo interattivo dal quale dipenderà la riuscita della nostra azione, che è quella di lanciare una riflessione, una discussione e di arrivare ad un coordinamento che costituisca un’avanzata nella capacità delle resistenze di affrontare l’offensiva imperialista: a passare dalla denuncia all’azione.

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