Diritti umani: basta maltrattare i malati di Gaza

Ramallah – Wafa. Un comunicato stampa firmato da tre centri per i diritti umani ('Adala, al-Mizan e Medici per i diritti umani-Israele) e pubblicato domenica chiede allo Stato israeliano di porre fine ai maltrattamenti nei confronti dei pazienti di Gaza e dei loro accompagnatori.

Le associazioni hanno in particolare esortato a non sfruttare lo stato di necessità dei malati come mezzo per ricattarli insieme alle loro famiglie, e a non ostacolare il loro trasferimento in Israele e Cisgiordania.

I meccanismi di sicurezza che vagliano il passaggio dei pazienti sono infatti molto complessi, e bloccano l'accesso alle cure vitali disponibili fuori dalla Striscia.

Riferendosi alle pratiche della sicurezza israeliana, che arresta i pazienti e gli accompagnatori anche dopo aver dato loro l'autorizzazione di attraversare il passaggio di Erez, il comunicato le ha quindi definite come un insieme di “trattamenti crudeli, inumani e degradanti”. In esso, inoltre, si condanna l'arresto del fratello di una paziente e se ne chiede il rilascio immediato, in modo da permettergli di stare vicino alla sorella in ospedale.

Si tratta di Muhammad Zo'rob, 28 anni di Rafah, arrestato lo scorso 15 febbraio alle 10.30 di mattina dalle forze di occupazione israeliane. Sua sorella, Hanan (42 anni), soffre di cancro e della sindrome di Guillain-Barré, riportano le associazioni.

A causa delle condizioni critiche di Hanan, i due erano stati trasportati fino a Erez da un'ambulanza palestinese attrezzata per la terapia intensiva. Raggiunto il terminal, i militari hanno lasciato passare l'ambulanza, arrestando però Muhammad per sottoporlo ad interrogatorio, nonostante a entrambi fossero stati accordati i permessi per superare il confine.

Il gesto è reso ancor più inspiegabile dal fatto che Muhammad aveva accompagnato altre cinque volte la sorella negli ospedali israeliani – sempre passando da Erez -, e non era mai stato arrestato prima, come riferisce il centro al-Mizan per le indagini sui diritti umani.

Lo stesso al-Mizan ha contattato le autorità israeliane, le quali lo hanno informato che il giovane si trova nella prigione di Shikma, ad Ashkelon. Hanan è quindi tuttora priva di una persona che l'accompagni.

Oltre a questo tipo di episodi, i centri hanno denunciato anche come le autorità della sicurezza israeliana approfittino della debolezza dei pazienti per interrogare, arrestare e spingere loro ed i loro parenti a fornire informazioni o a collaborare.

Dal giugno 2007, Israele impone alla Striscia di Gaza un embargo che rende la vita molto difficile ai malati, in quanto nella piccola enclave non sono a disposizione cure sufficienti.

Erez è quindi l'unico passaggio che permetta di entrare in Israele, ed è tenuto sotto lo stretto controllo di Tel Aviv, che dà il via libera solo a chi tra i palestinesi ha ottenuto l'apposito permesso. Di conseguenza, ogni anno migliaia di loro devono sopportare lunghe attese, e magari vedersi respingere la propria domanda per il permesso.

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