Distruzioni e saccheggi da parte di membri della sicurezza: il volto degli squadroni di Gaza.

Testimonianza raccolta dal corrispondente di Infopal.it nella Striscia di Gaza.

Tutto è diventato nero. Non c’è nulla che si possa chiamare "casa". Il fuoco e la distruzione hanno raggiunto ogni cosa bella per gli abitanti della zona “Ansar”, a ovest della città di Gaza, solo perché le pareti di quelle case hanno nascosto parenti di dirigenti del movimento Hamas.

La piccola Hiba Abu Ras, di tre anni, che non smette mai di parlare, come racconta suo padre, non ha più il coraggio di girare per la sua casa bruciata, né di giocare con i suoi giochi distrutti. Se ne sta sempre attaccata a sua madre, solo tra le braccia della mamma sente di essere protetta.

La madre di Mohammad Abu Ras racconta quello che è successo all’abitazione: “Io e mio marito ci sentivamo in pericolo, allora siamo andati dai nostri vicini. Poco tempo dopo ho sentito il rumore degli spari e il vetro della mia casa che si frantumava. I vicini e le guardie del presidente che si trovavano nella zona, mi hanno impedito di raggiungere la casa. Hanno detto che Samih al-Madhun, accusato di aver ucciso militanti di Hamas, stava distruggendo la nostra casa perché siamo parenti del deputato Marwan Abu Ras”.

La donna ha aggiunto: “Ho visto Samih al-Madhun seduto davanti alla casa, con il narghilè posato dinanzi. I suoi uomini stavano distruggendo la mia abitazione. Viviamo qui da quarant’anni, non abbiamo mai dato noia a nessuno. Offrivo loro da mangiare e da bere”.

La madre di Mohammad ci ha permesso di visitare la casa bruciata. A destra, una stanza che sembra un magazzino. “Questo è il deposito di vestiti turchi di mio figlio, li aveva portati due giorni prima degli incidenti. Hanno bruciato merce per il valore di quindicimila dinari giordani”.
E ha proseguito dicendo: “In questa casa viviamo io e i miei quattro figli sposati. I seguaci di Sami al-Madhun venivano ogni giorno per cercare i miei figli, per far loro del male. Hanno rubato i computer e gli elettrodomestici, hanno distrutto i mobili degli appartamenti".
La madre di Mohammad non ha altro da dire: i muri coperti di nero e l’odore del bruciato che regnano sul posto, il rumore sotto i piedi piccoli dei suoi nipotini e sotto i loro occhi innocenti, hanno completato il racconto.

Solo una strada e pochi passi dividono la casa della famiglia Abu Ras da quella della famiglia di Odeh. Ricordiamo allora quanto è successo all’Università islamica, dove è passato Samih al-Madhun con i suoi uomini.

Il giovane Mu’min Odeh racconta: “Mio padre e miei fratelli frequentavano la moschea, perciò attendevamo, in qualsiasi momento, un attacco contro la nostra casa (composta da tre piani), perciò l’abbiamo abbandonata prima che accadesse qualcosa di male alla  famiglia”.
E ha proseguito: “Era passata una sola notte da quando avevamo lasciato la casa, quando, a mezzanotte, siamo stati informati che Samih al-Madhun l’aveva saccheggiata e aveva appiccato il fuoco. Dopo la loro cacciata dalla zona di Ansar abbiamo visitato la casa, abbiamo trovato che tutto il contenuto era stato rubato oppure distrutto. Hanno scritto sui muri frasi come ‘Fatah e Brigate dei martiri di al-Aqsa".

Il giovane Mu’min consola la signora Um Mohammad e la famiglia Khalaf, che ha condiviso con loro la stessa disgrazia: “La strada dell’islam e la bonifica di Gaza dai corrotti ha un prezzo: il sangue, i soldi e la distruzione delle nostre case. Questo è una parte della ‘tassa’ per sconfiggere coloro che hanno disturbato le nostri notti".

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