Documenti rivelano che negli anni ’70 Israele ha avvelenato la terra palestinese per costruire insediamenti in Cisgiordania

Archive.md/zFtft. Di Ofer Aderet. Un nuovo progetto di archivio pubblicamente accessibile mostra i verbali interni del governo e dell’esercito israeliano durante i primi anni dell’impresa degli insediamenti. (Da InvictaPalestina.org).

Anche mezzo secolo dopo, è difficile leggere i verbali delle discussioni della Divisione Giudea e Samaria delle Forze di Difesa Israeliane. Ogni fase della costituzione di un insediamento in Cisgiordania è catalogata, passo dopo passo, dalla pianificazione all’esecuzione.

Il primo passo è stato espropriare i residenti dei vicini villaggi palestinesi della loro terra con il falso pretesto di farne una zona di addestramento militare. Quando i palestinesi hanno insistito per coltivare la terra, i soldati israeliani hanno sabotato i loro attrezzi. Successivamente ai soldati fu ordinato di usare veicoli per distruggere i raccolti. Quando tutto questo non fu più sufficiente è stata impiegata una soluzione radicale: cospargere le colture con una sostanza chimica tossica. La sostanza era letale per gli animali e pericolosa per l’uomo.

La storia fece brevemente notizia nel 1972 quando fu riportata dai media stranieri. Non ha impedito la creazione dell’insediamento di Gitit su un terreno confiscato ai residenti del villaggio di Aqraba, che i militari avevano avvelenato. Tutti i dettagli della vicenda sono stati svelati 51 anni dopo, grazie a un nuovo progetto del Centro per gli Studi Israeliani Taub dell’Università di New York.

Il progetto mappa e cataloga tutti i dati storici disponibili relativi agli insediamenti israeliani. Per la prima volta, migliaia di fascicoli secretati dell’Archivio di Stato israeliano e di altre biblioteche sono stati resi pubblici e hanno fatto luce su uno dei movimenti più significativi della storia israeliana.

I fascicoli militari conservati negli archivi dell’IDF conservano i documenti che dettagliano le irrorazioni ad Aqraba. Il primo documento nel fascicolo risale al gennaio 1972, quando il Comando Centrale dell’IDF ordinò alla Brigata della Valle del Giordano di garantire che “nessuna terra fosse coltivata”, compreso l’uso di veicoli per distruggere le colture esistenti.

Un documento del marzo dello stesso anno afferma che la missione non ebbe successo. Al Quartier Generale della Divisione Samaria dell’IDF, il Custode della Proprietà degli Assenti ha convocato i capi villaggio palestinesi e i capi dei clan familiari per ricordare loro di “attenersi alle istruzioni”. Ha minacciato che altrimenti i loro raccolti sarebbero stati distrutti e che sarebbero stati “perseguiti per ingresso senza permesso in una zona militare interdetta”.

Un altro documento nello stesso fascicolo registrava come l’IDF avesse aperto un’indagine su un ufficiale che “ha causato danni alla proprietà dei residenti”. Secondo il documento, un ufficiale e diversi soldati hanno danneggiato un trattore che apparteneva a palestinesi, compreso il loro aratro e le mandrie. Tuttavia, nel documento non c’è traccia del processo o della punizione inflitta ai soldati, se questo fosse vero.

I militari organizzarono un altro incontro nell’aprile 1972. Una discussione tenutasi presso il Comando Centrale dell’esercito con la partecipazione di ufficiali, un rappresentante del Dipartimento degli Insediamenti presso l’Agenzia Ebraica e il Custode della Proprietà degli Assenti era intitolata: “Irrorazione delle aree irregolari nel settore Tel-Tal”. Tel-Tal alla fine divenne Gitit.

Secondo il documento, lo scopo dell’incontro era quello di stabilire “responsabilità e calendario per l’irrorazione”. Registra anche che per tre giorni dopo l’irrorazione nessuno doveva entrare nell’area “per paura di avvelenamento gastrico”. Gli animali, citava il documento, non potevano entrare per un’altra settimana.
Il documento rivela inoltre che un ufficiale dello Stato Maggiore dell’IDF ha stimato che i danni ai palestinesi dovuti all’irrorazione ammonterebbero a 12.000-14.000 sterline israeliane (equivalenti a circa 25.000 dollari – 22,900 euro di oggi). L’agenzia Ebraica è stata incaricata di procurare l’aereo. Il suo rappresentante aveva il compito di “coordinarsi con Chemair”, un’azienda di irrorazione dei raccolti di proprietà di kibbutzim e moshavim (associazioni agricole collettive) locali e gestita come cooperativa.

Un altro incontro si tenne più tardi quel mese. “Non vi è alcuna obiezione da parte di questo comando all’esecuzione dell’irrorazione come previsto”, si legge nel verbale. “Il Custode della Proprietà degli Assenti farà in modo che i confini dell’area siano contrassegnati accuratamente e dirigerà il piano di conseguenza”. I partecipanti hanno anche concordato che ai palestinesi sarebbe stato concesso un risarcimento “se fossero state intentate cause legali”.

Altri documenti del fascicolo rivelano che l’irrorazione dell’area di 500 dunam (123 acri), che mirava a “distruggere il raccolto”, è stata effettuata il 17 aprile dopo che “l’operazione era stata approvata dal Coordinatore delle Attività di Governo nei Territori (COGAT)”. Afferma inoltre che i militari avevano stanziato “un importo di 14.000 sterline israeliane per un risarcimento una tantum ai proprietari dei raccolti che sono stati colpiti dall’irrorazione”.

Appaiono anche alcune voci palestinesi. Il 14 maggio 1972 il sindaco di Aqraba inviò una lettera al Ministro della Difesa Moshe Dayan. Il documento allega la lettera, che è scritta in ebraico, il che significa che è probabilmente una traduzione militare. “Ci sono 4.000 residenti nel villaggio, e coltivano 145.000 dunam (36 acri) di terreno agricolo”, dice.

La lettera dice che “le autorità” avevano bruciato grano e confiscato terreni, lasciando gli abitanti del villaggio con solo 25.000 dunam (6 acri). “Il danno è insopportabile come potremo provvedere a noi stessi?” E continua: “Viviamo in un Paese democratico senza discriminazioni razziali. Chiediamo di annullare l’istituzione dell’insediamento sulla nostra terra e di permetterci di continuare ad esistere coltivando la nostra terra secondo la legge e la giustizia”.

I militari completarono l’operazione e presero il controllo della terra nel maggio 1973. Documenti di quell’epoca menzionano l’istituzione di un avamposto e, successivamente, di un insediamento permanente. “Chiediamo la vostra approvazione per sequestrare la terra allo scopo di stabilire un insediamento”, si legge in uno dei documenti.

Nell’agosto 1973, l’allora capo del Comando Centrale dell’IDF Rehavam Ze’Evi, stabilì un campo nell’area e lo chiamò Gitit, dal nome di un antico strumento musicale la cui forma ricorda la valle al di là. I soldati vivevano in tende e successivamente in edifici. Nel gennaio 1973, Gitit si trasferì nella sua sede permanente, dove nel 1975 fu fondato un Moshav (un tipo di comunità agricola cooperativa costituita da singole fattorie, istituita dai sionisti socialisti durante la seconda aliyah).

“Per il bene della nostra Patria”.

L’ex archivista di Stato Yaacov Lozowick ha diretto il progetto del Centro Taub. Dice che la creazione del registro gli ha fatto capire il ruolo centrale del governo israeliano nel progetto di insediamento sotto gli avvicendatesi Primi Ministri. “Il governo è il motore, tutto passa attraverso di esso”, ha detto.

Lo storico Ronald W. Zweig, capo uscente del Centro Taub, ha aggiunto: “La revisione del materiale ci permette di renderci meglio conto che questa enorme impresa nazionale è il risultato dell’iniziativa intrapresa dai governi israeliani per generazioni. Non solo governi di destra , ma tutti”. Tuttavia, Zweig ha sottolineato: “Non promuoviamo alcun programma, ma solo la ricerca”.

La vasta banca dati contiene oltre 11.000 fascicoli archiviati con circa 1,5 milioni di pagine. Nel corso di cinque anni, i ricercatori hanno raccolto i dati da varie fonti, principalmente gli Archivi di Stato, gli archivi della Knesset e altre banche dati autorizzate. I ricercatori erano per lo più residenti di insediamenti attuali o passati.


“Abbiamo costruito un nuovo strumento di ricerca, che consente al pubblico di fare ricerche approfondite e dettagliate per la prima volta”, afferma Lozowick.

“I fascicoli sono stati catalogati ed è possibile cercarli in un modo che non era possibile fino ad ora. La banca dati consente di studiare l’impresa di insediamento da ogni possibile angolazione: politica, militare, economica, geografica, strategica, tattica e altro ancora”.

Uno dei documenti nella banca dati è un verbale della riunione di gabinetto del 19 gennaio 1971 dal titolo: “Dichiarazioni e annunci riguardanti insediamenti e avamposti”. In esso, il Primo Ministro Golda Meir ha rivolto una richiesta speciale ai ministri: “Prima di andare avanti con la nostra discussione, c’è qualcosa che vorrei chiedere. Era nostra abitudine che per tutto ciò che ha a che fare con insediamenti, avamposti, espropriazioni di terreni e così via, semplicemente facciamo e non ne parliamo”.

“Ultimamente, questa linea di comprensione si è interrotta e chiedo ai ministri per il bene della nostra Patria di trattenersi, parlare meno e fare il più possibile. Ma la cosa principale, per quanto possibile, è parlarne di meno”, ha sottolineato Meir.

Successivamente, Meir ha chiesto ai ministri di astenersi dalle apparizioni sui media durante le loro visite agli insediamenti. “Non eravamo abituati ai ministri che si presentavano negli insediamenti con festeggiamenti e stampa al seguito e così via. Chiedo che sia lo stesso in futuro”, ha aggiunto. Durante il mandato di Golda Meir come Primo Ministro, fu stabilito l’insediamento di Kiryat Arba.

Nell’aprile 1972, il Ministro senza portafoglio Yisrael Galili disse, fedele alla politica stabilita da Golda Meir, di “astenersi dal trattare la questione sulla stampa, poiché potrebbe causare danni”. L’argomento era la creazione dell’insediamento di Ma’aleh Adumim, che ha descritto come “un argomento interessante ed emozionante”.

Il fascicolo di archivio dedicato all’insediamento documenta gli sforzi del governo e di altri per stabilirlo.

Due anni dopo, prima ancora che il governo avesse preso una decisione sulla questione, il capo dell’Amministrazione delle Terre d’Israele avviò i preparativi per stabilire l’insediamento. Anche un ex Generale dell’IDF e membro della Knesset, Meir “Zarro” Zorea, ha sollecitato Aryeh Dulchin, il tesoriere dell’Agenzia Ebraica, a stanziare un bilancio per questo.

In una conversazione tra i due documentata nel fascicolo, Zorea gli ordinò di “incanalare denaro nell’attività di insediamento e ottenerne successivamente una copertura, quando si richiederà l’approvazione del bilancio”. In una nota interna al verbale della riunione, scrisse: “Mi sono consultato con il Ministro Galili, e mi ha consigliato di dire a Dulzin (per telefono e non per iscritto) di sancire l’accordo”.

L’allora Ministro all’Edilizia Residenziale Yehoshua Rabinovitz era indignato. “Questo non ha bilancio, signori”, ha detto in una riunione di gabinetto. “E non so come si può iniziare il lavoro senza consultarsi con noi.” Nel tentativo di placare la sua rabbia, il Primo Ministro Yitzhak Rabin disse: “È per questo che ci incontriamo adesso”.

Impassibile, Rabonivitz insistette: “No, signore. Esigeranno una spiegazione. Com’è possibile che non ci sia un bilancio, la questione è complicata, con investimenti e impegni per una grande quantità di denaro. Chi dà il permesso di farlo?”
Rabin acconsentì. Ha aggiunto, tuttavia: “Potrebbe esserci spazio per chiarire questa questione, ma non suggerirei di approfondirla oggi. So che potrebbe non seguire le definizioni più precise, ma sono favorevole a che si inizi a svolgere questo lavoro infrastrutturale”.

Più avanti nella conversazione, Galili e Zorea hanno concordato di definire Ma’aleh Adumim come “un’area di classe A”, conferendole maggiori benefici dal governo (da non confondere con le aree A, B e C stabilite negli Accordi di Oslo ). I due hanno riconosciuto un problema importante: l’insediamento si sarebbe trovato oltre il confine precedente al 1967 e non era chiaro se potesse ricevere una tale classificazione. Infine, Galili rassicurò Zorea che Haim Bar-Lev, Ministro del Commercio e dell’Industria (ed ex Capo di Stato Maggiore dell’IDF), avrebbe “appianato le cose”.

“Sono sorpreso che tu non capisca che l’intera questione è uno dei metodi ingegnosi per alleviare un processo che potrebbe essere molto pericoloso all’interno di Israele”, ha affermato Galili in uno dei documenti. “E sto dicendo che, se la costruzione di Ma’aleh Adumim non procede, avremo una Sebastia su vasta scala pubblica con un alto grado di malcontento persistente”, ha continuato, riferendosi al cosiddetto compromesso di Sebastia, che ha portato alla creazione nel 1975 di insediamenti nel Nord della Cisgiordania, che Israele chiamò Samaria.

“Un Paese senza legge”.

Un altro fascicolo documenta come il primo governo di Rabin gestisse gli israeliani che si stabilirono a Sebastia ancor prima che la coalizione di governo avesse deciso la sua posizione riguardo alla creazione di insediamenti nella Cisgiordania centrale. Alcuni membri del gabinetto hanno paragonato la loro situazione all’affare Altalena del 1948. In quell’affare, il Primo Ministro David Ben-Gurion era preoccupato che l’Irgun, la milizia clandestina pre-statale guidata da Menachem Begin, intendesse ribellarsi contro lo Stato appena fondato e ordinò che la nave Altalena fosse bombardata.

L’archivio rivela che il Ministro della Salute di Rabin, Victor Shem-Tov, dichiarò: “Questo è un tentativo di ribellione. Questo è l’Altalena e, a quanto pare, ci manca un Ben-Gurion”. Il Ministro dell’Istruzione Aharon Yadlin ha definito le circostanze “una prova della forza del governo israeliano e una prova per il Paese, sia che si tratti di un Paese guidato dalla legge o secondo ciò che ‘ognuno ha fatto in base a quello che credeva giusto’, un Paese senza legge”.
I coloni furono vittoriosi. Il loro accordo con il governo gli permise di spostarsi in una base militare adiacente. Successivamente stabilirono un insediamento permanente, Kedumim, sotto l’ex Primo Ministro Menachem Begin, successore di Rabin. L’insediamento si vanta di essere il primo insediamento israeliano nell’area.

L’archivio si trova su un sito web gestito dall’Università di New York per il Progetto Archivistico degli Insediamenti Ebraici (Jewish Settlements Archival Project, a cui si può accedere qui). Finora include i verbali delle riunioni di gabinetto fino all’estate del 1977. I verbali delle riunioni dei comitati di gabinetto sugli affari degli insediamenti sono disponibili fino al 1985. L’archivio non ha svelato nessuna delle discussioni in questi incontri nei decenni successivi. Anche la stragrande maggioranza del materiale degli archivi dell’IDF che riguarda gli insediamenti non è disponibile al pubblico, così come i fascicoli dell’Agenzia Ebraica relativi all’impresa di insediamento.

Traduzione di Beniamino Rocchetto per Invictapalestina.org