Ebraicizzazione delle aree di al-Buraq e al-Aqsa.

Al-Quds – Pal-Info. Venerdì 11 giugno, il quotidiano Al-Quds, ha rivelato che il consiglio comunale israeliano di Gerusalemme, di concerto con il comitato per la pianificazione e l’edilizia del ministero degli Interni, avrebbe nominato un nuovo comitato con il compito di portare a termine, una volta per tutte,  la giudeizzazione della zona di Al-Buraq.

Al-Buraq è la piazza dove si affaccia la Moschea di Al-Aqsa e porta il nome del destriero alato che, secondo la tradizione musulmana, nel VII secolo trasportò il Profeta Mohammad in un viaggio miracoloso dalla Mecca a Gerusalemme.

L’intera area è bene Waqf, nonostante negli anni di occupazione, le varie leggi israeliane abbiano tentato unilateralmente di usurparne la giurisdizione.

Il comitato israeliano è già all’opera: alla guida, il presidente del consiglio comunale Nir Barakat, seguono il suo vice, il rabbino capo, responsabile dell’area del muro di Al-Buraq ed altri rappresentanti di società sioniste.

Già, nel periodo tra novembre 2009 e gennaio 2010 il governo israeliano aveva approvato la costruzione di nuovi edifici nella piazza di Al-Buraq e, in generale si era dato uno slancio all’espansione delle infrastrutture ebraiche.

Tutto illegalmente.

I prossimi cantieri vedranno la realizzazione di tre edifici commerciali, un museo dedicato all’ebraismo e l’ampliamento del centro Davidson situato nell’omonimo parco, a sud del muro di Al-Buraq dove, da un lato, si erige il Muro del Pianto ebraico.

Qais Nasser, un legale specializzato in affari coloniali ha confermato l’illegalità di piani e comitati.

“Costruire in quella zona è pienamente illegale. Certo, queste intenzioni sono in coerenza con i piani di giudeizzazione promossi dal governo israeliano e godono del fondamentale sostengo di aziende e società private sioniste. Tutti questi attori, senza eccezione, intendono convertire l’area del muro Al-Buraq e della Moschea di Al-Aqsa in un santuario ebraico”.

Il legale ha puntualizzato che, giordani e palestinesi vengono lasciati all’oscuro sull’esistenza di questi piani e, analogamente, Israele non interpella l’UNESCO.

Non a caso, nel 1972, l’Organizzazione ONU per Educazione, Scienza e Cultura aveva proclamato Gerusalemme patrimonio dell’umanità e pertanto città protetta.

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