Ecesg respinge la richiesta Onu di fermare Freedom Flotilla 2 diretta a Gaza

Londra – Esesg. “Accogliamo l'appello che le Nazioni Unite hanno rivolto a Israele, perché ponga fine al blocco di Gaza e il rifiuto della violenza, ma il simultaneo tentativo di fermare la flotta di navi, allestita per rompere l'assedio, non ha fondamento nella legge internazionale e viola il diritto del popolo palestinese di controllare i propri porti”, questo è quanto ha dichiarato la European Campaign to End the Siege of Gaza (Ecesg).

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha inviato una lettera a tutti i governi del Mediterraneo, chiedendo loro di “usare la propria influenza per scoraggiare il transito di ogni nave diretta a Gaza”. In un comunicato scritto, il segretario Onu ha affermato di essere preoccupato per il fatto, che “altre flotte possano causare violenti conflitti,” come è successo un anno fa, quando la Marina israeliana ha attaccato la Freedom Flotilla1, composta da sei navi, uccidendo nove dei passeggeri a bordo della nave Mavi Marmara.

Una nuova e più grande flotta partirà per Gaza, a fine giugno, e salperà da numerosi porti, trasportando centinaia di parlamentari, giornalisti e attivisti della solidarietà, come anche materiali per costruzione (rifornimenti di base, che Israele vieta a Gaza da oltre cinque anni).

Ban Ki-moon sostiene che “l'assistenza a Gaza debba passare attraverso 'canali istituzionali', ma Israele controlla l'unico passaggio che consente il transito di merci e ha usato il proprio potere per ridurre più di un milione di persone a un disumano tasso di povertà del 38%”, ha dichiarato Mazen Kohail, membro di Ecesg.

Kohail ha proseguito: “Le Nazioni Unite hanno appena stilato un rapporto dal quale è emerso che il 70% della popolazione di Gaza, vale a dire oltre un milione di palestinesi, dipendono attualmente da aiuti alimentari, a causa dell'impatto economico del blocco. Ciò è sufficiente a mostrare che i 'canali istituzionali non funzionano o sono manipolati'”.

Kohail ha aggiunto: “La missione della Flotilla non si limita solamente a fornire aiuti umanitari, ma riporta l'attenzione internazionale sui bisogni e i diritti dei palestinesi di Gaza, per aprire confini che permettano loro di commerciare e viaggiare fuori e dentro il proprio territorio, senza alcuna minaccia.

Kohail ha dichiarato che “nonostante la lettera di Ban Ki-moon e la dichiarazione di Catherine Ashton, responsabile europeo per gli Affari esteri, secondo i quali 'la Flotilla non è 'la soluzione appropriata' per risolvere la situazione umanitaria a Gaza”, la programmazione del viaggio resta valida.

“La 'Primavera araba' ci ha insegnato che i governi non agiscono autonomamente per proteggere i diritti dei civili,” ha aggiunto Kohail.
“Solo la società civile, quindi, i cittadini, possono influire sul cambiamento, prendendo in mano la situazione. La flotta continuerà a navigare, finché il blocco sarà rimosso e i palestinesi di Gaza saranno liberi”.

Dall'agosto del 2008, ben nove flotte hanno cercato di raggiungere Gaza per rompere l'assedio illegale di Israele, tre delle quali sono state co-sponsorizzate da Ecesg. Cinque di queste flotte hanno avuto successo e sono entrate a Gaza. Gli ultimi quattro viaggi – incluso quello dello scorso anno, organizzato dalla oalizione “Freedom Flotilla”, organizzazione internazionale che ha riunito tutti gli sponsor -, sono state intercettate e brutalmente aggredite.

Kohail ha sottolineato che la Freedom Flotilla 2, facendo proprio lo slogan “Stay Human”, in onore di Vittorio Arrigoni, attivista per la pace italiano ucciso a Gaza ad aprile di quest'anno, includerà un numero di navi maggiore (ancora non definito, ma superiore a 10), che stavolta partiranno da più porti del Mediterraneo.

Le tre nuove imbarcazioni hanno appena fatto sapere che salperanno da Marsiglia (Francia), Genova (Italia), e da un porto tedesco ancora da definire.

Gli Stati europei rappresentati nella Flotilla sono: Francia, Italia, Germania, Norvegia, Svezia, Svizzera, Belgio, Grecia, Spagna, Gran Bretagna e Irlanda. Altre navi sono state inviate da Stati Uniti, Canada, America Latina, Africa e Asia.

Israele opprime il popolo palestinese da 63 anni, da quando più di 750mila palestinesi furono scacciati dalle loro case, con la fondazione dello stato sionista, nel 1948. Il controllo si è intensificato nel 1967, con l'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza. Sebbene nel 2005 Israele ha evacuato le proprie colonie da Gaza, continua a controllare le vite degli abitanti mentre, fino al 2007, ha impedito il transito delle persone da e verso la Striscia di Gaza, imponendo restrizioni sulle importazioni e, virtualmente, vietando ogni esportazione.

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