‘Eid al-Adha a Gaza: povertà e disoccupazione indeboliscono il mercato

Gaza – InfoPal. Preparativi vissuti senza gioia, le ripercussioni dell’assedio gettano ombra sulla festa. Anche quest’anno, la popolazione palestinese della Striscia di Gaza potrebbe non celebrare la festa del sacrificio (‘Eid al-Adha) in piena regola, così come desidererebbe.

Il mercato scarseggia di capi di bestiame e i prezzi sono proibitivi; popolazione e commercianti continuano a pagare le conseguenze dell’illegale assedio israeliano.

Hamid Abu Jazar ha 40 anni, è un venditore di bestiame di Gaza e oggi tenterà la fortuna al mercato di Rafah (Striscia di Gaza sud) nella speranza di guadagnare qualcosa, a poche ore dall‘Eid al-Adha, che cadrà domani, 16 novembre.

Una stagione all’insegna della distruzione. Pieno di tristezza, Abu Jazar fuma una sigaretta e dice: “Questa non è la stagione dell’Eid… è tutto una distruzione”.

Oltre un miliardo di fedeli musulmani festeggeranno l’Eid mentre centinaia di migliaia in questi giorni stanno celebrando il pellegrinaggio alla Mecca (in Arabia Saudita) raggiungendo in cammino il monte ‘Arafa durante la notte, fino all’alba dove, in segno sacrificale, sgozzeranno un ovino.
E’ tradizione; lo fece Ismaele, figlio di Abramo.

Per l’Eid al-Adha Gaza ha bisogno di 33mila capi di bestiame. Assedio e prezzi improponibili non permetteranno ad 1,5 milioni di palestinesi della Striscia di Gaza di celebrare l’Eid al-Adha.

Nel territorio palestinese assediato una capra o una pecora costano tra i 210 e i 350 dollari, una mucca o un vitello tra i 70 e i 500 dollari.
Ibrahim al-Qudra, sottosegretario del ministero dell’Agricoltura, parla di un bisogno di 33mila capi di bestiame perché la popolazione di Gaza possa celebrare la festività.

Decifict del 50%. Invece a Gaza la disponibilità di capi di bestiame, da sacrificare durante l’Eid, è pari al 50% e i prezzi di capre e mucche sono inaccessibili ai più.

Israele non viene risparmiato dalle dichiarazioni dell’ufficiale governativo di Gaza: “Negli ultimi sei mesi le autorità d’occupazione hanno permesso l’introduzione di 12mila vitelli. La Striscia di Gaza ha bisogno di oltre 4mila capi di bestiame al mese”.

Gli aumenti oscillano a partire dal 30%, il commercio avviene pure attraverso i tunnel al confine con l’Egitto, ma anche i bovini e i vitelli così introdotti a Gaza sono molti costosi.

Nessun acquisto. Lo scorso venerdì, Abu Basel ha fatto ritorno a casa dal mercato di Shuja’iyah senza aver comprato nulla per l’Eid: non ha denaro a sufficienza.

Qualcun altro invece ce l’ha fatta: ‘Emad Hamdan ha comprato in società con i suoi cinque fratelli un vitello di 600kg. Ciascuno ha contribuito all’acquisto con 500 dollari con cui copriranno pure i costi di macellazione.

L’animale sgozzato verrà poi ripartito in tre parti: una andrà ai più poveri in beneficenza, un’altra ai familiari e ai parenti meno fortunati e una terza parte sarà consumata dalla famiglia nei vari giorni di festa.

Anche i commercianti lamentano l’aumento dei prezzi: Abu ‘Omar afferma di aver pagato un alto dazio al valico di frontiera con Israele per rifornirsi di capi di bestiame da rivendere.

Le realtà di beneficenza, le fondazioni e le fazioni palestinesi stanno lavorando sodo per agevolare l’accesso alla festività per la popolazione e ne seguono la distribuzione, ma tutto è vissuto senza gioia e le ripercussioni dell’assedio gettano ombra sulla festa.

Le dichiarazioni israeliane di un ipotetico alleviamento sull’assedio imposto sulla Striscia di Gaza non hanno portato alcuna agevolazione concreta alla circolazione di beni e merci, tanto meno hanno risollevato l’economia di Gaza e lo stato di recessione colpisce i settori basilari della società.

A quattro mesi dalle affermazioni israeliane tutto resta come era.

Il nostro corrispondente ha fatto un giro per i mercati di Gaza e, tra lo sconforto generale della gente per non poter comprare nulla a poche ore dall’Eid, ascolta le varie storie di rinunce ai bisogni personali e familiari: dal vestiario invernale ad altro per la casa e la famiglia.

I commercianti ne approfittano. Abu Mohammed Younes ci confida di non fare troppo affidamento sui commercianti che probabilmente, dall’attuale stato di assedio, sono tra le poche categorie di cittadini a trarne beneficio.

La gente di Gaza rinuncia a comprare vestiti nuovi per i più piccoli, per l’Eid come per l’inverso.

Rayyan, altro cittadino incontrato al mercato invece ha promesso alla moglie che i loro bambini avranno abiti nuovi per l’Eid da indossare pure in inverno.

Stipendi insufficienti. Ryan è un impiegato statale e nonostante i buoni propositi afferma che metà del suo stipendio sarà speso per la festa.

Hazem ‘Abdel Latif ha 32 e gestisce un negozio di abiti nel mercato di Gaza, “E’ tutto made in Cina e Turchia. Poiché l’Eid apre le porte all’inverno, molti commercianti stanno aumentando i prezzi per garantirsi dei ricavi nel lungo periodo”.

Più di un commerciante ammette che l’Eid è un’occasione preziosa con cui i commercianti cercano di recuperare qualcosa in più dalla recessione economica e sono in molti a sostenere che un’introduzione di merci, suppellettili e vestiario c’è stata, ma tutti riconoscono che la popolazione resta genericamente priva del potere di comprare: povertà e disoccupazione indeboliscono il mercato.

Sheikh Khalil non riesce a rispondere ai bisogni dei nove figli e Yousef ‘Ar’er è un neo laureato, specializzato in geografia, ma è senza un lavoro, così in occasioni di vacanze e feste vende abbigliamento per bambini al mercato. Il padre di ‘Ar’er è malato di cancro ai polmoni.

Gli aumenti dei prezzi secondo l’Ufficio di statistica.
Ad ottobre 2010, l’Ufficio centrale di statistica palestinese ha registrato un aumento nei consumi dello 0,52%.

I dati sugli aumenti in un rapporto:
– Ad al-Quds (Gerusalemme) aumento generale dei prezzi: 0,83%;
– Alimenti e bevande: 1,64%;
– Abbigliamento e calzature: 0,76%;
– Mobili e arredamento: 0,69%;
– Trasporti e comunicazioni: 0,57%;
– Ristorazione e alberghi: 0,35%.

L’abbigliamento e le calzature hanno registrato tra i rincari maggiori:
0,41% nei Territori palestinesi;
0,76% a Gerusalemme;
0,72 nella Striscia di Gaza;
0,23 in Cisgiordania;
2,92%: aumento generale del settore rispetto ad ottobre 2009.

 

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