Eid al-Fitr, a Gaza mercati semi-vuoti: la Striscia precipita nella crisi economica

Gaza – Speciale InfoPal. Le condizioni economiche, politiche e quelle di sicurezza della Striscia di Gaza restano immutate. E questo nonostante, ogni anno, la gente speri in un miglioramento delle proprie condizioni di vita.

Il nostro corrispondente da Gaza si è intrattenuto nei mercati locali dove – come si vedrà nel corso del rapporto – tra le altre cose, cittadini e commercianti hanno lamentato la scarsità di merci per l'Eid al-Fitr. Tutti sono delusi dal divieto di ingresso imposto a molte merci e dalla fila di camion fermi.

La gente girovaga tra i mercati, ma nessuno acquista. Umm 'Adel al-Louh si muove con i suoi cinque figli tra i negozi di Nusseirat, uno dei più grandi campi profughi di Gaza. Deve comprare abiti nuovi per i piccoli, ma il gruppo entra ed esce da un negozio all'altro per trovare il prezzo più basso.

“Mio marito mi ha consegnato 85dollari, ma non riuscirò a comprare vestiti nuovi per tutti. Quest'importo basterà forse ad accontentare tre dei ragazzi.

“Mio marito è un dipendente statale e non percepisce lo stipendio da giugno scorso. Questo denaro è quanto ha ricevuto da un amico proprio per comprare vestiti ai piccoli”.

I commercianti borbottano. Molti venditori tra quelli incontrati presentano sul viso i segni dell'insoddisfazione. Abbiamo chiesto a Nasser al-Banna, commerciante di abbigliamento, un'opinione. Batte le mani quando dice: “Dio aiuta la gente che non può comprare e Dio aiuterà anche i commercianti che stanno registrando le più alte perdite.

“D'altra parte, cosa possiamo aspettarci da un cittadino che, fino ad oggi, ancora non ha ricevuto lo stipendio oppure che lo riceverà solo a fine mese? I beni contrabbandati dai tunnel dall'Egitto sono più costosi per via del passaggio. Anche i venditori egiziani hanno diritto alla loro parte”.
Infine, Nasser ammette che, in seguito alla firma dell'accordo di riconciliazione nazionale, la sua categoria aveva sperato in una ripresa economica di riflesso.
“Ma si è trattato solo di un'illusione”, afferma Nasser.

Il congelamento del pagamento degli stipendi ha immobilizzato il consumo e i danni al mercato sono ingenti.

Si riscontra una capacità d'acquisto debole. Oggi, primo giorno di Eid al-Fitr, è certamente speciale: i venditori si radunano in tutte le province di Gaza. Ma questa giornata, tuttavia, è differente perché quest'anno i venditori hanno incontrato poca gente intenta a girovagare tra le bancarelle.

E in effetti, anche il nostro corrispondente conferma che nei mercati si incontrano anzitutto venditori e commercianti. Pochi comprano qualcosa tra i beni di prima necessità.

Il tasso di disoccupazione è alto, a Gaza, come anche il numero dei giovani laureati che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro.

La lunga lista di disoccupati di Gaza. Jihad Albas, 22enne, è uno dei venditori incontrati nel mercato. Il ragazzo ha raccontato al nostro corrispondente di aver studiato presso l'Università “al-Azhar”. Ha studiato giornalismo e comunicazione, ma non è riuscito a completare gli studi per mancanza di denaro e per le difficoltà in cui si vive Gaza. Jihad è stato costretto a lasciare tutto per mettersi a lavorare.

E' triste quando dice: “Avrei voluto laurearmi quest'anno con il resto dei miei compagni di università. Non ho avuto altra scelta che quella di lavorare. Non potevo chiedere il sostengo di nessuno”.

L'Ufficio centrale palestinese di statistica conferma: “Oltre 1/3 dei giovani palestinesi tra i 15 e i 29 anni è disoccupato. Il dato è aumentato del 34,5% nel primo trimestre del 2011: si tratta di coloro che dipendono dall'assistenza fornita dall'agenzia Onu, l'Unrwa”.

Merce di contrabbando. Dall'ufficio del ministero dell'Economia palestinese di Gaza giunge la conferma che “la merce presente nel territorio assediato potrebbe pure essere sufficiente, ma resta tuttavia invenduta a causa dell'alto costo venutosi a creare per il trasferimento dall'Egitto”.

Il sottosegretario al ministero, Ibrahim Jaber, ha parlato di “tragedia economia a Gaza rispetto al resto del mondo, ma anche rispetto alla situazione antecedente all'assedio, oltre cinque anni fa”.

Jaber ha poi menzionato l'impatto devastante della guerra israeliana (2008-2009) su Gaza.

Il nostro corrispondente lo ha incontrato e ha appreso come, in un anno, i prezzi siano raddoppiati. Similmente a quanto avevano osservato alcuni dei commercianti con i quali il nostro corrispondente si era soffermato a parlare, anche il responsabile ha citato tra le motivazioni alla base dello stallo economico-commerciale, aspetti interni come la sospensione del pagamento degli stipendi.

Prezzi esosi. Jaber ha poi confermato anche che “gran parte della merce presente a Gaza è di contrabbando. Sono prodotti di alta qualità e il loro prezzo sale per l'alto numero di persone che lavorano al carico, trasferimento e al loro passaggio dai tunnel verso la Striscia di Gaza assediata”.

Secondo Jaber, “se l'assedio continuerà, la situazione non potrà che deteriorare progressivamente. L'economia sarà distrutta alla base e la produzione interna sarà piegata del tutto”.

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