Eid al-Fitr nei mercati di Gaza e Nablus: solidarietà ai poveri e occasioni di impiego.

Gaza – Speciale InfoPal. Abu Mohammed al-Karaz ha 44 anni e nel mercato di Sheykh Radwan, a Gaza, ci mostra i cartelli degli sconti che arrivano fino al 44%.

Durante l’anno, Abu Mohammed fa il portiere al mulino della Striscia di Gaza, guadagna 300 dollari al mese e vive con la sua numerosa famiglia in una casa dal tetto di lamiere.

Per andare incontro alle esigenze delle famiglie indigenti della Striscia di Gaza, in tutto il territorio sono stati aperti due mercati di “beneficenza’.

Abbondano di abbigliamento per bambini e qui, i prezzi sono molto più convenienti che altrove.

Nel nord della Striscia di Gaza, l’associazione di beneficenza locale “al-Anwar” ha organizzato un mercato generale con abbigliamento, dolciumi, giochi, articoli per la scuola, mentre l’associazione “Compagni della misericordia” ha allestito una grande mostra ad ovest della città di Gaza. Il suo progetto si chiama “di casa in casa” e i proventi andranno alle famiglie povere.

L’aiuto ai più poveri. Mustafa at-Tahrawi è il responsabile del mercato di beneficenza dell’associazione al-Anwar.

“Le opere caritatevoli sono di grande aiuto per le famiglie povere della Striscia di Gaza, stretta tra assedio, privazioni e disoccupazione. Con il nostro mercato, cerchiamo di dare la possibilità di acquistare anche ai meno facoltosi e, nei casi di estrema povertà, ci facciamo carico di azioni di solidarietà diretta, tramite il lavoro dei nostri operatori. L’abbigliamento è la merce maggiormente ricercata nel nostro mercato, quella a più basso costo e, per la festa dell’Eid, tutti vogliono comprare abiti nuovi, soprattutto per i più piccoli. Tra le altre cose, abbiamo deciso di coinvolgere i commercianti. Abbiamo fornito loro della merce chiedendo espressamente di applicare prezzi alla portata dei più poveri. I cittadini della Striscia di Gaza hanno dimostrato di gradire la presenza di questi mercati di beneficenza e hanno fatto esplicita richiesta affinché vengano tenuti anche nel corso dell’anno”.

Durante il nostro giro per i mercati, ci imbattiamo in ogni situazione: Rawan, è una bambina di 12 anni indaffarata a provare abiti nuovi, Umm Mohammed è presa dal contrattare ulteriormente un prezzo già al ribasso per le scarpe per i suoi tre figli. La gioia dei bambini al momento dell’acquisto è indescrivibile.

La solidarietà alle famiglie. L’associazione “Compagni della Misericordia” invece, è impegnata nel sostegno alle famiglie povere dei prigionieri.

La coordinatrice del progetto, Heba al-Ashqar, ci racconta: “Seguiamo oltre 2 mila famiglie, numerosi orfani e, la mostra ci dà molte soddisfazioni in termini di visitatori e di livello di gradimento. Il nostro spirito caritatevole è tutto incentrato su una morale spirituale. L’Islam insegna la solidarietà tra individuo e comunità”.

I mercati di beneficenza a Nablus. A pochi giorni dell’Eid al-Fitr, come nelle altre città palestinesi, anche a Nablus, era iniziato l’allestimento delle bancarelle.

È un’occasione da non perdere per chi vuole esporre la propria produzione e l’artigianato tra chi non riesce ad avere un lavoro stabile nel corso dell’anno.

“Nafida al-Kheyr” è il nome del mercato di beneficenza a Nablus, e vuol dire “una finestra sul bene”; donne e bambini si affollano alla ricerca di qualcosa a prezzo conveniente.

I mercati come fonte di reddito. Shadi Abu Shuawish è un giovane palestinese laureato in economia senza un lavoro.

In mezzo alla festa di colori dei banchetti, ci indica
una distesa di dolci e ci confida che ogni anno tenta di ricavarne qualcosa.

Lo fa sin da quando era ancora all’università e la sua bancarella è a disposizione del pubblico già dieci giorni prima dell’Eid.

Abu ‘Emad Khalil è un funzionario statale, ma ci confida che la sua famiglia è numerosa (sette figli) e che, con il suo primo impiego, non è in grado di rispondere in pieno alle esigenze dei sui cari.

Così, ‘Emad deve organizzarsi per cercare di ricavare qualche introito extra in occasione del mese di Ramadan.

“Da cinque anni ho scovato un grande mercato d’abbigliamento all’ingrosso.  In questo modo riesco a guadagnarci qualcosa”.

Mousa lavorava nelle colonie israeliane, da un anno le autorità di occupazione non gli rilasciano più il permesso e, di tanto in  tanto, dà una mano in un ristorante.

In questi giorni, s’improvvisa dietro un banchetto di carne arrostita, insieme al fratello.

In quest’occasione, la municipalità di Nablus concede ampio spazio in questo mercato.

Le difficoltà economiche riguardano tutte le fasce di cittadini e, come nella Striscia di Gaza, anche qui, le autorità chiedono ai commercianti di attenersi a prezzi di mercato che siano accessibili a tutti.

Shadia Isma’il ci racconta di preferire le bancarelle di questo mercato: “Tutto è esposto ed io riesco a scegliere liberamente senza chiedere o  aspettare”.

Vedendoci, qualcun’altro chiede che si possano garantire prezzi bassi per lo meno sui giocattoli e, visto il periodo, sul materiale per le scuole.

Alla fine del nostro sopralluogo a Nablus, incontriamo Marwa Ghassan che esalta il mercato della città perché “è un momento condiviso dalla gente tra la folla di persone e colori di dolciumi e merce. Si tratta di una grande opportunità per l’alto numero di disoccupati di Nablus e per le nostre difficoltà economiche causate da un’occupazione che non risparmia nessuno”.

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