Ex-capo del Mossad ha minacciato l’allora procuratore capo dell’ICC e la sua famiglia in una campagna segreta di intimidazione

Tel Aviv. L’ex-capo del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, ha minacciato personalmente Fatou Bensouda, l’ex-procuratore capo della Corte penale internazionale (CPI), e la sua famiglia in una serie di incontri segreti, ha rivelato il Guardian in un rapporto scioccante che denuncia le campagne clandestine dello Stato dell’Apartheid per ostacolare le indagini della CPI sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi dai leader israeliani.

Diverse fonti hanno rivelato che Yossi Cohen ha minacciato personalmente l’allora procuratore capo della CPI, Bensouda, e la sua famiglia in una serie di incontri clandestini volti a farle pressione affinché abbandonasse la sua inchiesta su possibili crimini di guerra commessi da Israele contro i palestinesi nei territori occupati.

Mafia style.

La campagna segreta sarebbe stata autorizzata ai più alti livelli del governo israeliano e Cohen avrebbe usato tattiche di bullismo, ricatto e intimidazione nei confronti di Bensouda. Secondo le fonti, Cohen avrebbe sollevato dubbi sulla sicurezza di Bensouda e della sua famiglia in modo minaccioso in almeno tre occasioni tra la fine del 2019 e l’inizio del 2021.

In un episodio inquietante, Cohen avrebbe mostrato a Bensouda fotografie scattate di nascosto al marito durante un viaggio a Londra. In un’altra occasione, ha suggerito che procedere con un’indagine completa sarebbe stato dannoso per la sua carriera. Una fonte informata sugli incontri ha affermato che Cohen ha detto a Bensouda: “Dovresti aiutarci e lasciare che ci occupiamo di te. Non è il caso che tu ti immischi in cose che potrebbero compromettere la tua sicurezza o quella della tua famiglia”.

Le minacce facevano parte di una campagna diffamatoria coordinata da Israele per minare Bensouda, che coinvolgeva anche il Mossad alla ricerca attiva di informazioni compromettenti sul procuratore e sui suoi familiari. L’agenzia di spionaggio ha ottenuto le trascrizioni di un’apparente operazione sotto copertura contro il marito di Bensouda, che i diplomatici israeliani hanno poi cercato senza successo di utilizzare per screditarla.

Bensouda era così allarmata dal comportamento sempre più minaccioso di Cohen che ha preso l’iniziativa straordinaria di informare un piccolo gruppo di alti funzionari della CPI sugli incidenti. Tre fonti che hanno familiarità con le sue dichiarazioni formali hanno detto che la Bensouda ha rivelato che Cohen le ha fatto pressione in diverse occasioni per non procedere con l’indagine penale.

L’obiettivo del Mossad nei confronti di Bensouda è solo una parte di una “guerra” segreta quasi decennale condotta da diverse agenzie d’intelligence israeliane contro la CPI. Le azioni di Israele sottolineano quanto sia disposto a fare per proteggere i suoi cittadini dal processo per il loro coinvolgimento in crimini di guerra e contro l’umanità nei Territori palestinesi.

Tuttavia, le tattiche intimidatorie di Cohen non sono riuscite a scoraggiare né Bensouda né il tribunale. Nel marzo 2021, ha annunciato l’apertura di un’indagine formale. La mossa ha fatto infuriare il governo israeliano, che da tempo si opponeva all’inchiesta della Corte penale internazionale e aveva persino giurato di cercare di smantellarla.

Bensouda ha iniziato il suo lavoro per aprire un’indagine per crimini di guerra sulle azioni di Israele dopo l’assalto a Gaza del 2014, nonostante le forti pressioni e l’opposizione di Israele e degli Stati Uniti. Nel dicembre 2019, l’avvocato gambiano ha annunciato di aver concluso l’esame preliminare e di aver stabilito che tutti i criteri previsti dallo Statuto di Roma erano stati soddisfatti per aprire un’indagine formale. Questa mossa è stata accolta con ulteriori condanne e minacce da parte di Israele e degli Stati Uniti, con l’amministrazione dell’ex-presidente statunitense Donald Trump che ha imposto sanzioni a Bensouda e ad altri funzionari della CPI in risposta.

Nel febbraio 2021, la Camera preliminare della CPI ha stabilito che la Corte ha effettivamente giurisdizione sui Territori palestinesi, aprendo la strada a Bensouda per un’indagine formale nel marzo 2021. La storica decisione è stata salutata come una vittoria per la responsabilità e la giustizia dai funzionari palestinesi e dai gruppi per i diritti umani. Il mandato di Bensouda come procuratore capo è terminato nel giugno 2021, lasciando al suo successore, Karim Khan, il compito di prendere in mano l’indagine e di proseguire il suo lavoro per far sì che i responsabili dei crimini di guerra in Palestina rispondano delle loro azioni.

L’indagine ha ora preso una piega drammatica sotto il successore di Bensouda, Karim Khan. La scorsa settimana, Khan ha annunciato di voler chiedere un mandato di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant, insieme a tre leader di Hamas, per la condotta del Paese a Gaza. Questo caso storico segna la prima volta che la Corte agisce contro i leader di un Paese strettamente alleato degli Stati Uniti e dell’Europa.

Lo stesso Khan non è stato risparmiato dalle minacce, avvertendo di recente che non avrebbe esitato a perseguire “i tentativi di ostacolare, intimidire o influenzare impropriamente” i funzionari della CPI. Pur rifiutando di commentare accuse specifiche, un portavoce della CPI ha confermato che l’ufficio di Khan è stato oggetto di “diverse forme di minacce e comunicazioni che potrebbero essere considerate come tentativi di influenzare indebitamente le sue attività”.

Le rivelazioni sull’operazione segreta di Israele contro Bensouda sono state accolte con sdegno da esperti legali ed ex-funzionari della CPI. Gli sforzi del Mossad per minacciare o fare pressione sul procuratore potrebbero costituire reati contro l’amministrazione della giustizia secondo lo Statuto di Roma, il trattato che ha istituito la Corte.

Una persona informata sulle attività di Cohen lo ha accusato di aver usato “tattiche spregevoli” nel tentativo, alla fine inutile, di intimidire Bensouda, paragonando il suo comportamento a uno “stalking”. Un’altra fonte ha affermato che: “Il fatto che abbiano scelto il capo del Mossad come messaggero non ufficiale del primo ministro per [Bensouda] era per intimidire, per definizione. È fallito”.

(Fonte: MEMO e agenzie).

Traduzione per InfoPal di F.H.L.