Fazioni palestinesi divise sul riconoscimento alle Nazioni Unite

Di Ayman Abu Shanab

Gaza City – Ma'an. Mentre il presidente Mahmoud 'Abbas si prepara a presentare domanda per il riconoscimento della Palestina quale 194° membro delle Nazioni Unite, le fazioni palestinesi si dividono sulla candidatura.

Abu Mazen sarà a New York il lunedì precedente all'incontro annuale dell'Assemblea generale, ma gli Stati Uniti hanno già promesso di porre il veto  alla richiesta palestinese di entrare nell'Onu qualsiasi sarà il voto del Consiglio di Sicurezza.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) ha annunciato di voler sostenere la richiesta all'Onu: “Sosteniamo il piano della leadership palestinese di presentarsi all'Onu ritenendolo un diritto naturale dei palestinesi e parte della battaglia politica contro l'occupazione israeliana”, ha dichiarato Kayid al-Ghoul, membro dell'ufficio politico del Fplp.

Al-Ghoul crede che la candidatura all'Onu segnerà la fine dei negoziati bilaterali con Israele, dopo di che l'Onu dovrà cercare di trovare un nuovo processo politico nell'ambito di una conferenza internazionale.
L'obiettivo principale di questa conferenza sarà approvare dei meccanismi per l'applicazione delle risoluzioni Onu relative ai diritti del popolo palestinese.

“Indipendentemente dal risultato, questo passo dovrebbe far parte della battaglia politica che combattiamo contro l'occupazione. Sarà anche un'opportunità per ampliare la cerchia di solidarietà intorno ai diritti del popolo palestinese, e per rendere pubbliche le politiche israeliane e quelle di sostegno degli Stati Uniti” per il rappresentante del Fplp.

Al-Ghoul è preoccupato dalla dichiarazione di alcuni funzionari palestinesi secondo la quale sarebbero disponibili ad annullare la richiesta alle Nazioni Unite nel caso ricevessero nuove offerte per riprendere i negoziati di pace con Israele.

“Cancellare la richiesta danneggerebbe la posizione palestinese e creerebbe rivalità politiche”, continua al-Ghoul, e aggiunge che “dimostrerebbe poi che la campagna nel complesso era solo una tattica volta al ritorno ai negoziati”.

Anche il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp) sostiene la richiesta all'Onu. Salih Nasser, membro dell'ufficio politico del Fdlp, la definisce “una richiesta palestinese e una necessità nazionale per porre fine al dominio statunitense dei negoziati di pace perché è praticamente provato che gli Stati Uniti sono allineati con Israele.”

Egli aggiunge che la richiesta all'Onu invita la comunità internazionale a rispettare le proprie responsabilità tra le quali il fare pressione su Israele. Nasser ha incoraggiato i palestinesi a sostenere la campagna.

Il Fronte di Lotta Popolare considera l'iniziativa un tentativo per far sì che la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità e affronti le violazioni israeliane contro il popolo palestinese.

Iniziativa Nazionale Palestinese (Inp – al-Mubadara) considera la richiesta alle Nazioni
Unite “un'ultima possibilità per avere due Stati”, ha dichiarato sabato, in conferenza stampa, il segretario generale Mustafa Barghouthi.

“E' arrivato il momento per un'alternativa. Non c'è spazio o posto per le trattative”, ha detto Barghouthi, aggiungendo che la campagna è “una protesta nei confronti della comunità internazionale per favorire la soluzione dei due Stati”.

“Non saremo schiavi di un'Apartheid per il resto della nostra vita”, ha aggiunto il leader di al-Mubadara. “Se il Sud Sudan è stato riconosciuto in 48 ore, allora anche la Palestina può essere riconosciuta”.

Barghouthi ha dichiarato che la reazione di Israele e Stati Uniti alla proposta l'ha convinto che “potrebbe essere la mossa giusta”.

Hamas, tuttavia, non sostiene la richiesta di riconoscimento presso l'Onu perché la ritiene una mossa unilaterale del Presidente.

Il dirigente di Hamas Musheer al-Masri ha dichiarato che la richiesta è un “passo individuale del presidente 'Abbas, senza aver consultato alcuna fazione”.

Mahmoud Zahar, leader di spicco di Hamas, ha spiegato che la Striscia di Gaza, controllata (governata, ndr) da Hamas, è stata tenuta fuori dalla campagna.

“Nessuno ha chiesto al popolo di Gaza di scendere in piazza per dimostrare solidarietà con la cosiddetta richiesta di settembre. Se l'Autorità palestinese (Anp) lo richiederà, noi ci opporremo perché le detenzioni in Cisgiordania proseguono. Come facciamo a concedere il diritto di manifestare a Gaza, mentre lo stesso diritto non ci viene riconosciuto in Cisgiordania?”.

Anche il Jihad Islamico ha criticato l'Anp per aver lanciato unilateralmente la richiesta.

“Questa mossa necessita di uno studio accurato per essere sicuri di includere tutte le maggiori questioni come il Diritto al Ritorno, e il futuro dell'Organizzazione di Liberazione della Palestina (Olp) in qualità di ombrello per l'intero popolo palestinese”, ha sottolineato il portavoce del Jihad Islamico, Dawood Shihab.

Shibab ha aggiunto che il suo gruppo ha delle riserve nei confronti della richiesta all'Onu, e che “non si può dichiarare uno Stato quando lo stesso è ancora sotto occupazione”.

L'esponente del Jihad islamico ha aggiunto di aspettarsi un fallimento dalla campagna se la stessa non godrà del consenso dei palestinesi.

Traduzione per InfoPal a cura di Federica Daga

(Foto: Ma'an News Agency)

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