Fondazione al-Aqsa: anche un leader del Likud profana la moschea

Gerusalemme occupata – InfoPal. La Fondazione al-Aqsa per le beneficenze e il patrimonio ha rivelato che Moshe Feiglin, uno dei leader del partito di maggioranza israeliano Likud, si è infiltrato in incognito martedì nella moschea di al-Aqsa, sotto la scorta delle forze di occupazione.

“Feiglin, accompagnato da un gruppo di coloni, si è aggirato nei vari spazi interni della moschea eseguendo rituali talmudici”, ha dichiarato la fondazione. “Uno dei coloni, inoltre, portava con sé una piantina, raffigurante il tempio che si ritiene sorgesse in passato al posto della Cupola della roccia”.

Al-Aqsa ha quindi spiegato che l’occupazione insiste da diversi giorni nel violare la sacralità della moschea, facendo libero uso dei suoi spazi: del resto si tratta di luoghi pubblici o di pubblico transito, e l’entrata alla moschea viene consentita ogni giorno ad un migliaio di turisti, i quali vi si recano per cantare, ballare e – come riporta la fondazione – anche commettere atti oltraggiosi.

La fondazione ha dunque osservato l’esercito che introduceva intenzionalmente – e quasi ogni giorno – gruppi di soldati in uniforme nella moschea, e i servizi segreti che vi s’infiltravano ripetutamente. A penetrare di continuo sono anche gruppi di coloni e membri di associazioni ebraiche, i quali sono soliti eseguire rituali ebraici in direzione della Cupola della roccia e nei pressi della moschea Marwani.

Al-Aqsa ha quindi chiesto alla comunità musulmana e al mondo arabo di diffondere interesse sulla questione della moschea e di Gerusalemme occupata, “e magari di darle la più alta priorità rispetto agli altri progetti ed alle altre questioni popolari ed ufficiali”.

Ha infine segnalato come l’occupazione israeliana, fin dall’inizio delle rivolte arabe, abbia sfruttato la preoccupazione della comunità internazionale nei confronti delle cosiddette “zone calde” per realizzare indisturbata i suoi piani di ebraicizzazione, di colonizzazione e di profanazione nella città. Al contrario, sostiene la fondazione, la primavera arabo-islamica deve rappresentare un’opportunità per rivolgere l’attenzione agli assalti e alle violazioni che colpiscono non solo la moschea di al-Aqsa, ma anche altri luoghi di Gerusalemme est.