Gaza e la rivolta egiziana. Palestinesi tra i timori di un deficit alimentare e il terrore di una rioccupazione israeliana

Gaza – Speciale InfoPal. Un clima di tensione e di attesa domina nella Striscia di Gaza, che segue in massa, e con apprensione, gli eventi della rivoluzione popolare egiziana.

In questi giorni, proprio sulla scia della rivolta egiziana, le notizie che ci sono giunte dal territorio palestinese assediato parlavano di chiusura ad oltranza del valico di Rafah (al confine con l'Egitto), di blocco delle attività dei tunnel “della sopravvivenza” e della possibilità che Israele rioccupasse il corridoio “Philadelphia“, passaggio tra la Striscia di Gaza e il settore settentrionale della penisola del Sinai.

La corsa per le scorte. Come accade in ogni guerra o invasione che si preveda, anche questa volta i palestinesi della Striscia di Gaza si sono mobilitati privatamente per rifornirsi di beni di prima necessità da utilizzare come scorte.

Ihab ad-Dayyah è uno di questi cittadini di Gaza accorsi al mercato. L'uomo ammette che i prezzi sono ancora sostenibili, tuttavia le previsioni mostrano una tendenza al rialzo, e questo, nonostante i moniti del ministro dell'Economia di Gaza rivolto ai commercianti locali.

Non approfittate della situazione politica“, aveva detto pochi giorni fa il ministro, quando aveva voluto rassicurare la popolazione di Gaza sulla buona capacità delle scorte disponibili sul territorio.

Il monitoraggio del governo contro abusi e monopolio. Il nostro corrispondente ha incontrato Ibrahim Jaber, sottosegretario al ministero dell'Economia di Gaza, il quale ha riconfermato i dati esposti dal suo ministro. “A Gaza disponiamo di scorte alimentari sufficienti per far fronte all'attuale chiusura del valico di Rafah e al fermo dei tunnel al confine con l'Egitto”.

“Il governo ha disposto misure preventive perché non si registrino rincari e ha distribuito su tutto il territorio degli agenti per il monitoraggio e per evitare che si creino situazioni di monopolio, soprattutto nel commercio all'ingrosso”.

“Tutti sono sotto controllo – dai panifici alle stazioni di carburante. Qualora dovessimo incontrare delle irregolarità, i responsabili saranno perseguiti per legge”.

La paura delle minacce israeliane. Oltre a timori di questa natura, i palestinesi di Gaza devono convivere con il terrore di un'offensiva israeliana, probabilità profilata da molti sin dallo scoppio della crisi in Egitto.

E con la solita motivazione di voler impedire il contrabbando di armi dai tunnel, Israele non ha fatto mistero delle proprie capacità di rioccupare il corridoio Philadelphia da un momento all'altro.

Un'occupazione via terra da parte israeliana darebbe un colpo di grazia al già debole transito di studenti, malati e sofferenti che, una tantum, hanno potuto attraversare il valico di Rafah.

“I tunnel, poi, rappresentano quasi un 'polmone', e senza dubbio, in un contesto di assedio, sono fonte di sostentamento per la popolazione”, afferma un cittadino per strada.

L'occupazione israeliana del confine Gaza-Egitto. Ai vari scenari che i palestinesi di Gaza si attendono, analisti e commentatori hanno aggiunto un'altra ipotesi: quella di una rioccupazione israeliana del confine tra Egitto e Striscia di Gaza.

D'altra parte, Israele ha sempre sostenuto che la sua sicurezza viene prima di tutto e, ora che viene meno la cooperazione della sicurezza egiziana, potrebbe non avere altra scelta all'infuori della rioccupazione fisica del confine nel Sinai settentrionale.

Ibrahim Abrash, docente di Scienze politiche all'Università di Gaza “al-Azhar”, ha spiegato al nostro corrispondente che già nel corso della guerra israeliana contro Gaza (Operazione “Piombo fuso”, 2008-2009), Israele aveva minacciato una rioccupazione del confine qualora l'Egitto non si fosse dimostrato capace di contrastare il contrabbando di armi verso la Striscia di Gaza, “verso Hamas.”

“Quello del contrabbando è una sorta di 'spaventapasseri' che Israele piazza al centro del conflitto per giustificare ulteriori restrizioni sulla Striscia di Gaza e per stringere la sua popolazione in un assedio sempre più disumano, con la speranza che tutti i cittadini di Gaza poi si rivoltino contro il Movimento di resistenza islamico, Hamas, che governa il territorio”.

Pur auspicando che la comunità internazionale intervenga per porre fine alle politiche israeliane contro Gaza, Abrash ammette che, una volta sedata la rivolta popolare egiziana, non è da escludere un maggiore accanimento israeliano contro la Striscia di Gaza.


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