Gaza: insicurezza alimentare al 71%. Il rapporto di Physicians for Human Rights-Israel

Physicians for Human Rights-Israel. In un rapporto pubblicato da “Physicians for Human Rights – Israel, (Phr-I)”, è stato redatto un quadro sull'attuale stato della povertà nella Striscia di Gaza.

“Il 71% dei palestinesi che risiedono nel Territorio assediato vivono in stato di insicurezza alimentare a causa dell'assedio imposto da Israele e la stessa percentuale dipende totalmente dagli aiuti umanitari”.

Nel commentare il dato, gli autori del rapporto scrivono: “Sebbene gli aiuti umanitari consentano di sopravvivere, essi tuttavia, non creano i presupposti perché i palestinesi possano condurre una vita in modo indipendente, ma quasi la posticipano”.

L'insicurezza alimentare a Gaza: i dati. Con riferimento agli standard umanitari che, dal 2006, Israele avrebbe intenzionalmente* imposto sulla Striscia di Gaza, il rapporto è stato intitolato “Al minimo umanitario”.

Qui, si spiega che il 61% della popolazione di Gaza (973.600 persone) vive nell'insicurezza alimentare: ovvero, non sono in grado di procurarsi il sostentamento per sé e i propri familiari in maniera indipendente.

Nel 2003, coloro che vivevano nell'insicurezza alimentare a Gaza erano il 41% della popolazione, tre anni dopo erano il 53% e nel 2008 avevano già superato la metà del totale dei residenti, raggiungendo il 58%.

Povertà e disoccupazione. Oggi si registra un tasso di povertà senza precedenti e in continua crescita mentre, negli ultimi tre anni, quello sulla disoccupazione ha superato il 40%.

Violazioni dei diritti umani. Ran Yaron, direttore di Phr-I, ha affermato: “Israele deve abolire la politica del 'minimo umanitario' perché non è altro che una tattica che aggrava le sofferenze e colpisce dignità e salute dei palestinesi”.

“Contro la popolazione di Gaza, Israele ha commesso 'gravi violazioni'; li ha trasformati da popolo con diritti, capaci di emancipazione e sviluppo e dotati per la realizzazione del proprio diritto all'autodeterminazione nazionale, a 1,5 milione di poveri affamati dipendenti dagli aiuti. Sembra che, per Israele, i palestinesi della Striscia di Gaza non meritino altro che un minimo umanitario'”.

Risorse idriche. Una percentuale che va da 90% al 95% delle acque sotterranee della Striscia di Gaza è contaminata mentre il 39% delle famiglie palestinesi dispone di acqua corrente solo due o tre giorni a settimana.

Nel 20% delle famiglie, vivono bambini di età inferiore ai cinque anni affetti da malattie da contagio da acqua sporca e/o contaminata o per scarsa igiene.

Divieti d'accesso, distruzione dell'economia locale. Dal 2007, Israele ha imposto nuove restrizione all'attività ittica di Gaza: i pescatori palestinesi non possono addentrarsi in mare oltre 3 km dalla costa e questo ha comportato una riduzione del volume dell'attività fino al 72% (nel 2009).

Duecento ettari di terreni per il pascolo e il 17% dei terreni agricoli della Striscia di Gaza sono andati totalmente distrutti durante la guerra israeliana “Piombo Fuso”.

La “buffer zone”, la zona cuscinetto creata dai militari israeliani sulle frontiere di Gaza è stata estesa da 500 mt a 2 km dalla recinzione che segna il confine. Il 50% delle famiglie che vivono in queste zone hanno perduto la propria fonte di sostentamento.

La richiesta di “Physicians for Human Rights-Israel” è che Israele rimuova l'assedio: da terra, da mare e da cielo.

*Lo aveva rivelato anche un documento WikiLeaks: “Israele ha imposto severe restrizioni alimentari sulla popolazione della Striscia di Gaza costringendola a sopravvivere in condizioni umanitarie minime. Le motivazioni alla base della decisione israeliana, sarebbero state puramente politiche, per far cadere il Movimento di resistenza islamica, Hamas, che governa il territorio palestinese assediato”.

La versione integrale del rapporto Phr-I

InsanOnline

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