Gaza: si sfida l’embargo e si costruiscono case e ‘resort’ con il fango

Rafah (Palestina) – Infopal. Con un gesto ritmato, Musa Zo'rob, non smette di versare acqua sul terriccio fangoso che ricava dai condotti costruiti al confine tra Striscia di Gaza ed Egitto.

Musa è all'opera per la costruzione di un resort turistico a Rafah (sud della Striscia di Gaza).

Il cinquantenne palestinese che abbiamo incontrato, ha costruito finora 5.000 stampi (20 x 12 cm), e mentre continua a lavorare ripete: “Noi vogliamo ricostruire. Vogliamo costruire la Palestina”.

Numerosi palestinesi di Rafah lavorano alla fabbricazione degli stampi di sabbia ed argilla destinati alla costruzione e alla decorazione con forme geometriche del resort.

“Quando ti trovi davanti all'ingresso del resort: nove capanne, un ristorante e le sue sale, tutti costruirti in diversi stili, vedi un gigante che rispecchia la forza del popolo palestinese nella sfida all'assedio imposto da Israele”, afferma un altro palestinese incontrato.

Musa confessa: “La verità è che non abbiamo alternativa al cemento se non sabbia e fango”.

Lui aveva iniziato questo lavoro col padre nelle ristrutturazioni di abitazioni, poi ha sviluppato un'abilità nel potenziare la produzione di argilla per la ceramica.

Alla fine degli anni Novanta è diventato ingegnere ed ha iniziato a lavorare ad un progetto per la costruzione di un resort in fango su terreni di famiglia che, 39 anni fa, erano stati rubati dai coloni israeliani.

È un tipo ingegnoso Musa, che nei suoi lavori utilizza fango e paglia, pochissimo cemento e del legno per sostituire il ferro e lo stesso cemento.

“Durerà oltre 50 anni”, afferma con orgoglio l'uomo.

Questa storia fa parte della popolazione palestinese della Striscia di Gaza che, assediata sin dalla vittoria elettorale di Hamas nel 2006, ha deciso di fare da sé, anche perché stanca di aspettare il permesso israeliano per l'ingresso della merce di cui necessita, dato che non arriveranno mai né permessi né merci.

Ogni cosa, case, edifici e costruzioni in genere sono state distrutte nell'ultima guerra di Israele contro Gaza.

“Le aggressioni e le distruzioni di Israele proseguono ancora quotidianamente a 18 mesi di distanza”, ricorda Musa.

'Awwad Khafaje, un palestinese di trent'anni, racconta di aver costruito la propria abitazione con il fango proprio perché è l'unica soluzione plausibile sul territorio assediato.

“Ho deciso di costruirla sulle rovine della mia vera casa, quella distrutta completamente dai missili degli aerei israeliani, nel quinto giorno della guerra, durata ben 22 giorni”.

Costruire una casa di fango (supponiamo due camere soltanto) costa tra i 2.500 e i 3.000 dollari, e si tratta di una spesa che gran parte dei palestinesi di Gaza non può sostenere.

Le autorità d'occupazione israeliane hanno deciso l'introduzione di pochi materiali a Gaza, da distribuire attraverso l'Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (Unrwa). Tuttavia ciò continuerà a non essere sufficiente per le migliaia di famiglie palestinesi devastate da guerra ed embargo o per i giovani palestinesi che vorrebbero costruirsi una vita e una famiglia indipendenti.

Nel nord della Striscia di Gaza, dove Israele ha condotto distruzioni su larga scala nell'attacco dell'inverno tra il 2008 e il 2009, è stato dunque costruito un “resort”, anche se, purtroppo, non si affaccia sulla costa.

Quest'edificio ricopre una superficie di 2.500 mq ed è stato costruito con sacchetti di sabbia e fango.

Ghassan Qishawi, direttore del progetto, confessa: “Sfortunatamente abbiamo dovuto interrompere il progetto perché – proprio a causa dell'assedio – il prezzo del materiale da costruzione di base è lievitato, in particolare quello del cemento”.

Qishawi ha dimostrato che il costo di costruzione di simili resort è inferiore fino al 30% di quelli edificati con cemento armato ed acciaio.

Nel marzo del 2009, a Sharm al-Sheykh, alcuni Paesi donatori si impegnarono a donare 4 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza. Tuttavia i palestinesi ancora aspettano e niente è stato fatto.

Musa minimizza queste affermazioni, mostrandoci un modellino della Moschea al-Aqsa fatto d'argilla, e ci saluta così: “Vogliono ricostruire quanto hanno dissacrato e vivificare coloro che hanno ucciso. Siamo noi a voler vivere e saremo noi stessi a ricostruire”.

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