Gaza sull’orlo di una catastrofe umanitaria: emergenza medicinali e attrezzature mediche

Gaza – Speciale InfoPal. Il ministro della Salute della Striscia di Gaza è tornato a lanciare l'allarme: “A Gaza c'è urgente bisogno di molte tipologie di medicinali e una catastrofe umanitaria è alle porte”.

Nelle ultime due settimane, l'ufficio del ministero di Gaza aveva lanciato, a livello internazionale, diversi appelli per i quali si era registrata una preoccupante indifferenza. Soltanto l'Arabia Saudita era riuscita ad inviare a Gaza alcuni carichi di medicinali, ma il rischio di una crisi estesa continua a minacciare il territorio palestinese assediato.

Le scorte di medicinali. Il nostro corrispondente ha incontrato Munir al-Barsh, direttore del dipartimento di farmacologia presso il ministero. Il rappresentante palestinese ha presentato una situazione disastrosa: “Le scorte di magazzino del ministero scarseggiano. Disponiamo unicamente di 183 tipologie di medicinali in totale e di 165 attrezzature medico-ospedaliere”.

“Le istituzioni di competenza sono preoccupate per la scarsità di incubatrici per neonati e medicinali per curare cancro e insufficienza renale. A Gaza c'è chi deve fare dialisi almeno tre volte a settimana e c'è chi ha bisogno di frequenti trasfusioni di sangue, ma rischia la vita”.

Stando al quadro fornito da al-Barsh, la catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza è solo questione di pochi giorni se nessuno dovesse attivarsi affinché le autorità d'occupazione e l'Autorità nazionale palestinese (Anp) si decidano a far passare medicinali e attrezzature specialiste negli ospedali di Gaza.

Al-Barsh imputa la responsabilità della realtà medico-sanitaria di Gaza al ministero della Salute di Ramallah, che ha vietato la distribuzione di questi farmaci nel territorio palestinese assediato.

“Nel 2008 si permise l'introduzione del 55% di questi medicinali, nel 2009 del 40% e nel 2010 abbiamo registrato il dato più sconfortante, con un 37%”.

La paura dei pazienti. I malati e i sofferenti della Striscia di Gaza vivono da anni sotto un illegale assedio che colpisce ogni aspetto della loro vita. Anche in questo caso, le frustrazioni producono uno stato psicologico di malcontento per la consapevolezza di non poter ricevere le cure basilari.

Fadwa Rajab ha 54 anni e viene da Gaza. Soffre d'insufficienza renale e quando l'abbiamo incontrata, ci ha raccontato che, prima della guerra israeliana su Gaza (2008-2009), riusciva a fare dialisi 5 volte a settimana, così come previsto nel suo caso. Oggi riesce a malapena a farne tre a settimana.

“Questo mi causa molti problemi, ho costantemente dolore all'addome e alla schiena e i medici mi hanno spiegato che si tratta di una causa direttamente provocata dalla bassa frequenza con cui mi sottopongo al trattamento di dialisi”.

Quello di Fadwa è solo uno delle centinaia di casi che ricevono lo stesso trattamento con il contagocce all'ospedale “ash-Shifa”, (Gaza).

I convogli umanitari: un aiuto simbolico. Adham Abu Salmah, portavoce dei servizi medico-ospedalieri locali ha ammesso che le missioni umanitarie effettuate dai tanti convogli che riescono a raggiungere la Striscia di Gaza restano simbolici di fronte al deficit nel settore della Salute che, all'attuale stato delle cose, sembra essere incolmabile.

In conclusione Abu Salmah si è rivolto alle principali realtà internazionali che seguono il caso di Gaza – Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e Croce rossa internazionale (Icrc) – per far si che medicinali e attrezzature medico-ospedaliere vengano introdotte nella Striscia di Gaza in modo ordinario e sventare così la catastrofe umanitaria.

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