Gaza: un bilancio dell’aggressione sionista

 

22.01.2009 – Gaza: un bilancio dell’aggressione sionista
 
 

di Giancarlo Chetoni. Cifre che illustrano bene l'entità dell'ennesimo massacro perpetrato in nome di un'ideologia perversa.

Il bilancio provvisorio delle perdite dopo 22 giorni di bombardamenti dall’aria, da terra e dal mare sull’enclave di Gaza nella Domenica di Sangue 18 Gennaio 2009 è salito a 1.234 morti e 5.450 feriti in tutte le fasce di età, di cui più di 1.200 in condizioni disperate per il collasso delle strutture sanitarie, per la mancanza di medicine, di sale operatorie e di attrezzature diagnostiche. Dall’Ottobre 2007 al Dicembre 2008 la Striscia di Gaza è stata colpita da oltre 100 blitz delle truppe corazzate di Tsahal e dalle Unità Speciali della Brigata Volani, per una profondità media di 1-2 Km,  che hanno causato il decesso di 297 palestinesi, il ferimento di 660 tra adulti, anziani, donne e bambini, l’occupazione, la distruzione parziale o totale di 84 abitazioni ritenuti dai Comandi Militari di  “Israele” punti di osservazione di  Hamas , e 122 giovani ed adulti sono stati deportati, bendati e ammanettati, dai luoghi di residenza oltre confine.  Nelle carceri di Gerusalemme stazionano attualmente 18.640 prigionieri politici, “terroristi” in attesa di processo o condannati in via definitiva a pesanti pene detentive, militanti e parlamentari di Hamas, sindaci di villaggi della Cisgiordania, docenti, professori, religiosi, e 190 detenuti dai 12 ai 18 anni per insubordinazione, lancio di pietre o danneggiamenti aggravati.

Il blocco alimentare attuato da Tsahal ai valichi di frontiera ha prodotto dalla metà di Agosto 2005 ad oggi un accentuato decadimento organico sul 38% dei bambini palestinesi da 0 a 12 anni, quello energetico, attuato con i mancati ingressi di combustibile, ha privato ripetutamente i residenti dell’illuminazione pubblica, ha limitato l’uso degli elettrodomestici ed è venuta meno una corretta fruizione della mobilità veicolare e degli spostamenti extraurbani. I pescatori della Striscia sono stati costantemente intimiditi, mitragliati  e costretti ad abbandonare le reti in mare  dalle motovedette di Israele.

Nell’ultima stagione invernale è venuto a mancare anche il riscaldamento nelle abitazioni della Striscia di Gaza.

Le scuole, i centri di assistenza  e tutte le strutture pubbliche  hanno ricevuto rifornimenti di butano, propano, kerosene e gasolio in quantità del tutto insufficienti per assicurare al 1.500.000 di palestinesi residenti servizi e qualità di vita sopportabile.

È mancata frequentemente la  forza motrice, oltre che la farina per la panificazione.

L’aviazione di  Israele ha  distrutto nel corso dell’estate del 2008, con il lancio di razzi, i generatori e i trasformatori della principale centrale elettrica della Striscia di Gaza.     

I decessi registrati nello stesso periodo tra i palestinesi, per il blocco dei varchi sia sulla linea di confine con Israele che con l’ Egitto, per casi di cancro, leucemie o altre gravi patologie, sono stati  137.  

Per la Mezzaluna Rossa, dal 27 Dicembre 2008 al 18 Gennaio 2009, i neonati e gli adolescenti uccisi hanno raggiunto il numero di  413, e oltre 1.800 hanno riportato ferite, mutilazioni a gambe o braccia o subito  gravi traumi cranici con danni permanenti. 

Il 50 % dei residenti nella Striscia di  Gaza ha meno di 18 anni.

L’inventario dell’orrore si è allungato in queste ore con la scoperta di altri 92 corpi dilaniati, carbonizzati o in decomposizione, seppelliti sotto tonnellate di macerie per l’impossibilità materiale dei soccorritori di provvedere all’estrazione e alla riconsegna delle salme ai familiari durante gli attacchi aerei che hanno colpito ad ogni ora del giorno postazioni e target  “militari” di Hamas,  com’è stato ripetuto fino alla nausea da tutti i network del Bel Paese.

Si registrano intanto le prime perdite di minori uccisi da ordigni militari inesplosi all’impatto o  abbandonati sul terreno da Tsahal. 

Si stima che altre decine di corpi siano seppelliti nei quartieri periferici delle principali città della Striscia di Gaza non ancora raggiunti dalle squadre di soccorso. I cani  randagi hanno fatto strazio di  deceduti di tutte le età.

I crateri scavati dalle bombe da 1 tonnellata sganciate dai cacciabombardieri con la Stella di David hanno prodotto diametri di 15-20 m e una profondità di 5-7, su un  territorio che supera nei campi profughi una densità abitativa superiore ai 4.000 abitanti per kmq.

L’altezza delle esplosioni dirompenti – non la colonna di fumo grigio-nero che si sviluppa successivamente – ha superato di 3-4 volte quella di palazzi a più piani, come è stato possibile vedere in diretta nei notiziari via satellite di al-Jazeera o addirittura su quelli di Fox News (allineatissima a Washington ), ma non sui telegiornali di Rai e Mediaset.

Eccetto “Anno Zero”, sottoposta a censura da una manica di noti delinquenti “istituzionali” e “parlamentari”, non si registra traccia nei palinsesti di Viale Mazzini di un solo “contenitore” sulla  Striscia di Gaza.

La copertura dei tg dell’Italietta è stata affidata a una Lucia Goracci largamente demotivata, arrivata all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv con il ritardo sufficiente ad essere confinata dalla censura di Tsahal in “Israele” per dare poi conto dei razzi Qassam che arrivano su Sderot,  e da quel  trombettiere in servizio permanente effettivo della troika Olmert-Barak-Livni che risponde al nome di Claudio Pagliara, direttore della sede Rai di Gerusalemme. Per questo enfatico buffone, tra Israele e i “terroristi di Hamas” c'è nientemeno che… una guerra in corso. 

Dall’Egitto, senza nemmeno spostarsi dal Cairo alla frontiera di Rafah per una sola volta in 22 giorni di massacri dall’aria, dal mare e da terra della IAI e di Tsahal, ha fatto sentire la sua voce Neliana Tersigni. Un’inviata pagata profumatamente, che in 3 anni di permanenza nella capitale egiziana ha inviato a Saxa Rubra qualcosa come 6 servizi di corrispondenza accompagnati da immagini di repertorio.  

Le abitazioni parzialmente demolite o incendiate dall’IDF nei 360 kmq della Striscia di Gaza (con gli F 15, gli F 16, gli Apache, gli UAV, dai  semoventi da 155 mm, con i cannoni navali da 76mm e quelli dwi Merkava da 120 mm, dai proiettili al fosforo bianco e con l’uso di esplosivi pesanti a materiale inerte, in contenitori in fibra di carbonio e microparticelle di tungsteno che vanno a fissarsi nei tessuti lacerati provocando il cancro, con le GBU 39 dotate di penetratori all’uranio impoverito o con le Panavay da 2.000 libbre) sono 4.150, ed oltre 20.000 quelle danneggiate, in proporzione gli sfollati  che hanno cercato scampo senza trovarlo. I luoghi di culto  inceneriti sono stati 16, le stazioni radio e televisive annientate 6, i giornalisti morti ammazzati 5, e 12 quelli che hanno riportato traumi e ferite.

I danni materiali inflitti dai “Leoni di Giuda” a quel disperato pezzo di Palestina, secondo stime preliminari ammontano a 1,9 miliardi di dollari. Gli adulti  liquidati con esecuzioni sommarie nelle fasce di terreno delle periferie – lo hanno denunciato osservatori di Ong –   sarebbero 70, alto ma non precisato il numero di giovani catturati e deportati, oltre 100 gli anziani, le donne e i bambini  abbandonati sul campo, in preda al panico, senza assistenza sanitaria.

Dalla strage non si sono salvati nemmeno cavalli, cammelli, asini, mucche, pecore, allevamenti di oche e galline.

Stritolati dalle pale dei bulldozer, dai cingoli di blindati e dei carri armati, magazzini, abitazioni agricole, serre, appezzamenti di terreno, coltivazioni di oliveti e di alberi da frutta. 

Durante una conferenza stampa a Gerusalemme davanti ai corrispondenti esteri di testate giornalistiche e radiotelevisive, il premier Olmert ha dichiarato che gli obiettivi di Israele e dell’operazione “Piombo Fuso” sono stati completamente raggiunti.

Berlusconi, Fini, Frattini, con l’esplicito incoraggiamento di Napolitano, hanno espresso, di fatto,  a più riprese al governo di Tel Aviv la loro piena solidarietà.

Il rappresentante di Palazzo Chigi, al ritorno dal summit di Sharm el-Sheikh, è andato ancora più in là ricordando che è partita dall’Ita(g)lia, con l’avallo del PdL e del PD, durante la presidenza di turno dell’Unione Europea, la richiesta, andata a buon fine, di ottenere da Parlamento e Unione Europea l’esplicita condanna di Hamas come “organizzazione terroristica”.

Ban Ki Moon, dal canto suo, dopo il pagliaccesco summit in Egitto con Mubarak, Brown, Zapatero, Merkel, Berlusconi e Abdallah II di Giordania, ha stretto qualche ora più tardi calorosamente la mano al premier Olmert a Gerusalemme, lamentatosi – almeno così ci è stato detto –  con il Governo di Israele per la parziale distruzione di 3 scuole dell’UNRWA.

Nella Repubblica delle Banane, solo il Generale Fabio Mini ha avuto l’onesta intellettuale e il coraggio di dire fino in fondo, da esperto militare,  come stanno veramente le cose. Uno squarcio di verità su un tessuto fradicio di  menzogne.

 

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