Gaza Vivrà: Campagna per la fine di un embargo genocida.

GAZA VIVRA’

Campagna per la fine di un embargo genocida

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GENOCIDIO

Quando, nel settembre scorso, abbiamo lanciato l’appello contro l’embargo imposto a Gaza in diversi hanno obiettato sul termine “genocidio”.

Oggi vediamo che questo termine si sta imponendo e non siamo più i soli ad utilizzarlo. Come definire altrimenti la carneficina in corso? Soltanto negli ultimi 5 giorni le vittime delle bombe israeliane sono state 118, i feriti circa 350.

Ma la strage di questi giorni viene dopo lunghi mesi di assedio caratterizzati da incursioni continue, affamamento della popolazione, blocco dei generi di prima necessità e dell’energia elettrica.

Ieri mattina il governo israeliano ha annunciato la sospensione delle operazioni terrestri, ma nel frattempo i bombardamenti continuano nel complice silenzio di un occidente muto anche di fronte alla barbarie  senza fine dispiegata dal colonialismo sionista.

I criminali israeliani possono ormai agire indisturbati, non c’è più alcun limite alle loro efferatezze. E non è certo un caso che essi possano esprimersi in modo aperto e brutale, così come ha fatto il viceministro della difesa, Matan Vilnay, il quale ha auspicato una <> a Gaza senza per questo suscitare troppo scandalo.

Se la politica è muta e tutta assorta nel teatrino elettorale, in silenzio è una cultura ormai sopraffatta dalle bombe mediatiche di un’assordante disinformazione. Quella disinformazione che ha il coraggio di presentare le stragi di questi giorni come una rappresaglia.

 
RAPPRESAGLIA

Già, rappresaglia.

Questo termine, che vorrebbe essere giustificativo, è carico però di storia e di precedenti illuminanti, in Italia e non solo.

Alla rappresaglia, cioè alla strage, non hanno rinunciato i marines in Vietnam, così non vi rinunciano oggi i loro nipotini in Iraq.

In Italia “rappresaglia” è sinonimo dello stragismo nazista, basti pensare alle Fosse Ardeatine. Ma se nel marzo del 1944 l’ordine del maresciallo Kesselring fu quello di fucilare 10 italiani per ogni militare tedesco caduto in via Rasella; l’ordine del governo Olmert è stato evidentemente quello di uccidere cento e passa palestinesi per l’unico israeliano caduto a seguito del lancio dei razzi Qassam sulle cittadine a ridosso della Striscia di Gaza.

Se da un lato è ridicolo parlare di “rappresaglia” nei confronti di una popolazione rinchiusa in un campo di concentramento a cielo aperto, dall’altro – se proprio lo si vuol fare – si riconosca almeno che se il rapporto dei nazisti era di uno a dieci, quello dei loro emuli sionisti 60 anni dopo è addirittura di uno a cento.

GUERRA TOTALE?

Ma l’offensiva contro Gaza non è certo fine  a se stessa. Essa fa parte del progetto americano-sionista di “Grande Medio Oriente”, che punta ad abbattere ogni resistenza per stabilire il completo dominio dell’imperialismo in quella vasta area che va dal Nord Africa al Pakistan, passando per l’Iraq e l’Iran.

In questi giorni si è fatta più forte la pressione sul Libano, più insistenti le minacce sulla Siria, mentre contro l’Iran sono state varate nuove sanzioni utili ad accelerare l’escalation verso l’aggressione.

Sostenere Gaza non è dunque soltanto un dovere etico, ma anche una priorità politica per chi vuole opporsi alla Guerra Infinita proclamata da Bush e ben lungi dal concludersi nonostante il prossimo pensionamento del suo iniziatore.

Schiacciare Gaza è fondamentale sia per Israele che per gli Usa, dato che Gaza non è solo simbolo di sofferenza, ma anche di Resistenza.

MOBILITARSI IN TUTTI I MODI

E’ dunque il momento di mobilitarsi a sostegno di Gaza in tutti i modi.

Facendo sentire la nostra solidarietà al popolo palestinese.

Protestando contro Israele, ma anche contro la politica complice e servile del governo italiano.

Lavorando con ogni mezzo per contrastare la disinformazione dominante.

Il Comitato Gaza Vivrà invita quindi alla massima mobilitazione, alla realizzazione di tutte le iniziative possibili in ogni città (presidi, incontri, manifestazioni) ed aderisce ed invita a partecipare a tutte le iniziative – a partire dalla manifestazione, promossa dalla comunità palestinese del Lazio,  che si terrà oggi a Roma con partenza da piazza S. Marco alle 18 – che pongano chiaramente l’obiettivo della fine dell’embargo e dell’assedio di Gaza.

 

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