Genocidio nella Striscia, la vita dimenticata degli anziani di Gaza

PCHR-Gaza

Il dopo: avvolto nel silenzio il caso degli anziani di Gaza

Con questa serie di testimonianze personali, PCHR esamina le conseguenze, tra cui anche quelle più prolungate nel tempo, per la popolazione civile dell’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, della durata di 22 giorni.

Inermi e per la maggior parte costrette al letto, le degenti  della casa di riposo dell’ospedale, Al Wafaa, rappresentano l’eccezione in  una società compatta ed unita come quella di Gaza in cui la maggiore parte degli anziani ricevono attenzioni all’interno della propria famiglia. Per queste persone, bisognose di cure, Al Wafaa rappresenta invece l’unica struttura a cui si possono rivolgere.

Mentre, in più occasioni, sono stati pubblicati servizi relativi agli effetti del conflitto sull’infanzia, vengono in genere trascurati i casi analoghi riguardanti altri gruppi di persone vulnerabili, come gli anziani e i disabili.

Come per altri pazienti, l’ospedale è, per Rahma Mourad, 75 anni, il suo domicilio fisso. Si illumina in viso quando ricorda gli anni della giovinezza a Damasco. Proveniva da un ambiente privilegiato ed abbiente; la sua prima lingua era il francese. Ora non riceve visite né dai figli, in Siria, né da altri parenti, anche essi lontani, e, dunque, non le rimane altro se non il ricordo del passato. «Ero bellissima. – racconta – La nostra era una vita acculturata. Ora, guardami. Non ho nemmeno i denti.»

Più di 4.300 persone hanno subìto danni fisici a causa dell’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, della durata di 22 giorni. In molti casi le ferite sono state terribili. Per questi casi i tempi di guarigione saranno lunghi, come lo saranno, anche, per chi ha subìto traumi psicologici  conseguenti agli attacchi dell’artiglieria ed ai bombardamenti aerei.

Nelle primissime ore della mattina del 16 gennaio 2009, l’ospedale, Al Wafaa Hospital, l’unico centro di riabilitazione del suo genere nella Striscia, è stato colpito più volte dall’artiglieria. I buchi rimasti nelle pareti dell’ala est danno qualche idea dei danni subìti quella notte, calcolati monetariamente in circa mezzo milione di dollari.

Rahma e gli altri pazienti, che si trovavano intrappolati all’interno della struttura, impossibilitati a lasciarla, hanno parlato di «una lunga notte di terrore». Ancora adesso, a distanza di tre settimane dal cessate il fuoco unilaterale dichiarato da Israele, Rahma piange. «Non riesco a descrivere il rumori; – Rahma racconta, mentre indica, con rapidi sguardi, i buchi rimasti sulle pareti della sua stanza –  era spaventoso…» Mentre stringe le mani un volontario dell’ospedale cerca di darle conforto.

Wael Mamdouh Samara, 23 anni, residente a Shijaiyah, infermiere, era di turno quella notte. «Appena passata la mezzanotte, iniziò l’attacco contro l’ospedale. Una bomba potentissima colpì l’ospedale. Si sollevò attorno a noi un muro di polvere e fumo. Non riuscivamo a vedere nulla a causa della densità del fumo nei corridoi. Il panico si impadronì sia dei pazienti sia dei membri del personale».

I danni causati dall’artiglieria all’ospedale Al Wafaa Hospital, al nordest della Striscia di Gaza

L'amministrazione ospedaliera aveva un piano emergenze e poche ore prima del bombardamento avevano già evacuato alcuni pazienti. La misura ha forse evitato una vera catastrofe, e ha comportato diverse difficoltà legate alla necessità di trasferire in altro luogo paraplegici e pazienti con lesioni alla colonna vertebrale.

Ma gli anziani della casa di riposo di Al Wafaa, allettati, non potevano essere trasferiti in sicurezza in altro luogo. La violenza dell’attacco era tale da rendere impossibile ogni tentativo da parte del personale di raggiungere i propri reparti senza rischiare la vita. Un’addetta qualificata,  Umm Mohammed Al Wadia, subì una ferita alla testa mentre soccorreva i pazienti.

I militari israeliano hanno colpito il complesso dell’ospedale ripetutamente, per circa sei ore, nonostante le richieste ricevute dal comitato internazionale della Croce rossa. L’edificio destinato ai servizi di chirurgia specialistico e pediatrici, appena costruito, già attrezzato e prossimo ad essere inaugurato, subì danni gravissimi. Ora, butterato e annerito, laddove i missili l’hanno penetrato, l’edificio giace sotto un cumulo di detriti.

I danni all’edificio destinato ai servizi di chirurgia specialistico e pediatrica

Al Wafaa fu inaugurato nel 1996. I 230 dipendenti includono specialisti nel campi della terapia occupazionale, o ergoterapia, della fisioterapia, e della riabilitazione. La struttura offre i propri servizi a pazienti con disabilità motorie o cognitive conseguenti a lesioni della colonna vertebrale, all’amputazione, all’ictus, alla paralisi, ai disturbi muscolari e neurali, e soccorre pazienti con fratture e disturbi vescicali, nonché persone allettate o che presentano disturbi circolatori. Al Wafaa riceve fondi anche da diversi donatori internazionali e arabi ed ora lancia un appello al mondo per sostenere la ricostruzione delle strutture distrutte e la riparazione di quelle danneggiate.

«L’attacco del 16 gennaio cosituisce il quarto che l’ospedale ha subìto. – spiega Ali Abu Riala, responsabile per il servizio infermieristico dell’ospedale – Siamo vicinissimi alla frontiera qui, e furono uccisi due infermieri durante un bombardamento del 2003, e quindi avevamo predisposto i piani per futuri casi del genere. Posso garantire che non ci furono all’interno dell’ospedale combattenti della resistenza. Non posso dire nulla per quanto riguardano le vicinanze, ma non ci sono stati combattenti all’interno del complesso dell’ospedale e non abbiamo trovate segni tali da indicare la presenze di miltanti tra i feriti e i morti rinvenuti nelle vicinanze del palazzo.»

La pratica di colpire deliberatamente strutture civili, come ad esempio gli ospedali, rappresenta una violazione dei principi del diritto internazionale umanitario e potrebbe costruire un crimine di guerra. Gli articoli 15-19 della IV Convenzione di Ginevra proibiscono ogni attacco contro strutture sanitarie in tempo di guerra.

Gli attacchi contro l’ospedale Al Wafaa sarebbero invece legittimi se Israele riscisse a dimostrare che detta struttura era utilizzata a scopi militari. Non sono state presentate evidenze in tal senso; inoltre, gli israeliani avrebbero comunque il dovere, nel caso in cui l’ospedale risultasse utilizzato a scopi militari, di prendere le misure necessarie affinché i danni ai civili siano minimizzati e l’attacco non risulti sproporzionato di fronte al vantaggio militare prospettato.

I corridoi di Al Wafaa, di colore verde menta, sono stati liberati dai detriti; il fumo non c’è più;  i reparti, pulitissimi, sono di nuovo operanti, ma le cicatrici, gravi, rimangono: interessano i pazienti vulnerabili, gli anziani e disabili. «Noi abbiamo paura sempre. – dice Rahma – È questo ciò che devo provare verso la fine della mia vita?»

15 febbraio 2009

Traduzione per Infopal a cura di Alexander Synge

 

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