Gerusalemme est: proseguono le demolizioni delle abitazioni palestinesi e la minaccia alle fondamenta della Moschea di Al-Aqsa.

In questi giorni, le forze di occupazione hanno demolito 5 abitazioni a Gerusalemme Est – una a Azaria, due a At-Tur, una a Issawiya e una a Beit Hanina.

Parallelamente all’abbattimento delle abitazioni, proseguono gli scavi sotto l’area della Moschea di Al-Aqsa: gli israeliani hanno creato dei tunnel di collegamento tra la moschea e il quartere di Silwan, e hanno confiscato altre parti della Città Veccia, a Gerusalemme Est, per costruire una sinagoga vicno ai luoghi santi musulmani.

Il pretesto usato per abbattere le abitazioni o espropriarle è sempre lo stesso: "costruzione senza autorizzazione". L’area confiscata nelle demolizioni di questi giorni, e in particolar modo quella "Beduina", andrà ad ampliare l’insediamento di Ma’al Adumim a Gerusalemme Est. 

A Issawiya i bulldozer hanno demolito una palazzina di due appartamenti dove vivevano 24 persone, la maggior parte delle quali bambini. I residenti hanno cercato di impedire l’abbattimento del palazzo scontrandosi con la polizia e gli addetti alla demolizione. Ma non c’è stato nulla da fare. Anche qui, la scusa era "costruzione abusiva". La famiglia  viveva nella casa da dieci anni ed era in possesso della documentazione comprovante la proprietà dell’immobile e l’autorizzazione dell’Amministrazione civile israeliana.

A Ras Al-Baba, in Azaria, martedì scorso sono state effettuate diverse demolizioni: il direttore del Centro per i diritti economici e sociali di Gerusalemme, Ziyad Hamori, ha sottolineato che il governo israeliano ha intensificato la politica di espropri, abbattimenti, confische in tutta l’area dall’inizio del nuovo anno. Anche le tasse dirette alla popolazione palestinese sono raddoppiate, così come i fondi stanziati per demolirne le abitazioni.

La politica di Israele nei confronti di Gerusalemme è chiara: ridurre la presenza palestinese e giudaizzarla.

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