Gerusalemme, richiamo Usa a Israele per lo sgombero di due case arabe: ‘Viola la Road Map’.

Gerusalemme – Ma’an News. L’ambasciata degli Stati Uniti ha inviato oggi un duro messaggio al ministero degli Esteri israeliano, condannando la decisione – emanata ieri – di sfrattare più di 50 famiglie palestinesi dalle loro case a Shaykh Jarrah per fare spazio ai coloni. I diplomatici hanno anche annunciato testualmente una “rimostranza di alto livello” nei confronti d’Israele, prevista anch’essa entro oggi.

Come il segretario di Stato Hillary Clinton ha affermato in precedenza, “lo sgombero delle famiglie e la distruzione delle case a Gerusalemme est non è in accordo con gli impegni presi da Israele in base alla Road Map”: sono parole del portavoce del Dipartimento di Stato Robert Wood, tratte da una dichiarazione di ieri.

“Sollecitiamo il governo israeliano e i funzionari comunali ad astenersi dai gesti provocatori a Gerusalemme est… – ha quindi proseguito il portavoce. – Le azioni unilaterali intraprese da una qualsiasi delle due parti non possono pregiudicare il risultato dei negoziati e non verranno riconosciute dalla comunità internazionale”.

Nel corso delle operazioni di sfratto, la polizia ha respinto i tentativi da parte di alcuni inviati Usa e Onu di svolgere indagini, mentre la Cnn ha filmato le forze israeliane mentre mandavano via un funzionario del consolato americano che era appena giunto sul luogo.

Il corrispondente di Ma’an, anch’egli presente sulla scena ieri, riferisce che le forze israeliane hanno impedito ai giornalisti di entrare nell’area, e che circa 20 attivisti umanitari internazionali sono stati arrestati e rilasciati più tardi.

Le telecamere hanno inoltre inquadrato le forze dell’ordine mentre tormentavano e spintonavano i reporter di al-Jazeera, i quali, hanno poi riferito di aver appreso che i nuovi coloni hanno sottoposto i membri di una delle due famiglie sfrattate a pestaggi, commentando: “Qui siamo in Israele; non siete più in Palestina!”

Durante lo sfratto, avvenuto ieri mattina intorno alle 5, una grande unità della polizia e dell’esercito israeliani ha occupato le due case, mentre le famiglie stavano ancora dormendo. Gli inquilini sono stati quindi costretti a uscire in mezzo alla strada, e i loro averi sono stati sottratti e scaricati per terra a diversi isolati di distanza.

“Hanno sfondato le porte con la forza, sono entrati e ci hanno afferrati come tanti sacchi – riferisce Nasser Gawi, secondo il quotidiano israeliano Haaretz -. Siamo 38 in famiglia. Ora il cielo è la nostra coperta, e la terra il nostro letto”.

“Siamo stati trascinati fuori dai nostri letti e ci è stato detto di aspettare fuori”, è la testimonianza di Majhad Ghanun. “Loro hanno portato un camion e caricato tutto quello che avevamo. Hanno portato tutto da qualche parte, senza dirci dove. Io dormo sul marciapiede, non abbiamo nessun posto dove andare”.

Il gesto era stato anticipato dalla sentenza di una corte israeliana, secondo la quale le case dei palestinesi apparterrebbero al gruppo di coloni ebrei, mentre sia le famiglie formate dai rifugiati della guerra del 1948 sia le Nazioni Unite insistono nel sostenere che gli sfrattati possedevano quelle abitazioni fin da prima che Israele nascesse, e da diverse generazioni.

Il consolato britannico, collocato nelle vicinanze dell’area, ha stroncato la decisione: “Quel che sostiene Israele, e cioè che l’imporsi dei coloni ebrei estremisti in questo antico quartiere arabo sia una questione da affidare alle corti e al comune locale, è del tutto inaccettabile. Le loro azioni sono incompatibili con il desiderio di pace professato dallo stato israeliano. Esortiamo quindi quest’ultimo a non permettere agli estremisti di controllare la sua politica”.

Da parte sua, il coordinatore speciale Onu per la pace in Medio Oriente Robert Serry ha biasimato l’avallo concesso da Israele alla presa di possesso delle proprietà in questione, aggiungendo che si tratta di un’aperta violazione dei richiami del Quartetto internazionale a “evitare qualsiasi atto provocatorio a Gerusalemme Est”.

Il capo negoziatore dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) Saeb ‘Erekat ha a sua volta condannato duramente l’episodio, in una dichiarazione di ieri. “Stanotte, mentre questi nuovi coloni stranieri si staranno sistemando con i loro averi in queste case palestinesi, 19 nuovi bambini senzatetto non avranno alcun luogo dove dormire”.

“Israele – ha proseguito – ci sta mostrando nuovamente la sua completa indisponibilità a rispettare la legge internazionale, la Road Map e i principi morali e umanitari di base. Mentre le autorità israeliane promettono all’amministrazione Usa di fermare la distruzione delle abitazioni, gli sfratti e altri abusi ai danni dei gerosolimitani palestinesi, quello che abbiamo visto sul campo rappresenta l’esatto contrario”.
Ha quindi ricordato: “La distruzione delle case, gli sgomberi e i ritiri delle carte d’identità sono solo una piccola parte del repertorio quotidiano di tormenti a cui la polizia israeliana sottopone i palestinesi cristiani e musulmani nella Gerusalemme Est occupata”.


2009-08-03 Gerusalemme Sgomberate due case a Gerusalemme.

 

 

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