Gerusalemme: sale la tensione, tra provocazioni e violenze degli occupanti israeliani. E’ la terza Intifada?

Al-Quds (Gerusalemme) occupata – Infopal, 16 marzo.

Ore 11: sono almeno 9 i feriti palestinesi. L'esercito di occupazione sta facendo un “uso eccessivo della forza” contro i manifestanti.

Ore 9,30. Questa mattina presto, sono scoppiati violenti scontri in varie zone di al-Quds (Gerusalemme), in concomitanza con l’inaugurazione, da parte di ebrei estremisti, della cosiddetta “sinagoga delle rovine” [si tratta di una sinagoga in rovina da secoli, a circa 300 metri dalla moschea al-Aqsa, ndr], mentre gli stessi fanatici hanno annunciato la posa della prima pietra del cosiddetto “terzo tempio”.

Gli scontri sono avvenuti tra giovani palestinesi e poliziotti israeliani sia nel campo profughi di Sha‘fat che nei sobborghi di al-‘Isawiyya, dove i primi hanno lanciato pietre contro i secondi, i quali hanno risposto sparando lacrimogeni, bombe sonore e proiettili di gomma (acciaio rivestito di gomma, ndr) provocando diversi feriti.

Alcuni giovani hanno appiccato il fuoco a delle auto, e molte persone si sono concentrate nei due quartieri di Wadi al-Jawz e at-Tur nel tentativo di arrivare alla moschea al-Aqsa, mentre le forze d’occupazione sono intenzionate ad impedirglielo.

La notte scorsa, due poliziotti israeliani sono rimasti feriti a causa di un lancio di pietre nel quartiere di Silwan, mentre due molotov sono state lanciate sulla Beit Yonatan [un edificio ebraico di sette piani costruito illegalmente nel 2004 a Silwan, ndr], causando vari danni all’edificio.

Malgrado il freddo di questa mattina, centinaia di palestinesi di al-Quds e delle zone limitrofe si sono recati di fronte alla moschea al-Aqsa per svolgere la preghiera dell’alba. Le autorità d’occupazione hanno vietato l’ingresso nella zona a tutti coloro che hanno un’età inferiore ai cinquant’anni.

Testimoni riferiscono che appena gli oranti hanno terminato di pregare, i militari israeliani li hanno accerchiati attaccandoli con manganellate e bombe sonore.

La Fondazione al-Aqsa per i beni religiosi afferma che numerosi pullman, da questa mattina, stanno giungendo nella città per portare dei fedeli per la preghiera di zuhr [“mezzogiorno”, ndr] nella moschea al-Aqsa, ma la polizia israeliana sta provando ad impedire loro di giungere sin lì, ad esempio ponendo degli ostacoli, in particolare sulla strada n. 6 e quella che congiunge Haifa e al-Quds (Gerusalemme).

Le forze d’occupazione hanno reso noto che continueranno ad accerchiare la Città Vecchia e la moschea per il quinto giorno consecutivo.

Migliaia di agenti di polizia e delle forze speciali, compresi elementi delle “guardie di frontiera”, sono stati inviati nei paraggi della moschea, mentre altri presidiano le porte d’accesso alla Città Vecchia per accertarsi dell’identità di coloro che vi entrano: ad esempio, i commercianti che non vi risiedono non possono entrare, cosicché ve ne sono diversi che non possono raggiungere il proprio negozio; oppure vi sono serie limitazioni alla libertà di movimento degli studenti delle scuole che si trovano nella Città Vecchia.

Le porte della moschea al-Aqsa continuano ad essere chiuse, ad eccezione di tre, mentre chi ha meno di cinquant’anni non può assolutamente entrare.

Dall’alba di questa mattina si assiste infatti a ronde e controlli da parte di elementi della polizia e delle “guardie di frontiera” degli occupanti effettuati sulle vie principali della città, alcune delle quali sono state chiuse del tutto.

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15 marzo

Gerusalemme: scontri nella Città Vecchia. <!–[endif]–>

Al-Quds – Palestine-info. Il sito web di Arabs48 ha riportato che violenti scontri hanno avuto luogo ieri notte tra soldati israeliani e poliziotti, da una parte, e abitanti della Città Vecchia di Gerusalemme, dall'altra. Tafferugli si sono verificati anche nell'area di Ras al-Amud. <!–[endif]–>

La polizia israeliana ha sparato scariche di proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro i residenti.

<!–[if !supportEmptyParas]–> Gli scontri sono scoppiati quando i coloni estremisti hanno tentato d'irrompere nella moschea di al-Aqsa, nella Città Vecchia.

In seguito all'accaduto, le fazioni nazionaliste e islamiche di Gerusalemme hanno chiesto uno sciopero di due ore – dalle 11 alle 13 – per le giornate di oggi e domani, e hanno fatto appello ai palestinesi dell'area perché restino nei pressi di al-Aqsa e rispondano a eventuali attacchi progettati dai coloni.

Ieri pomeriggio, diverse istituzioni e personalità palestinesi di Gerusalemme avevano tenuto una conferenza all'Ambassador Hotel per discutere le misure da prendere al riguardo.

Appena tre giorni fa, la polizia israeliana aveva inoltre sigillato la Città Santa e impedito agli arabi e ai palestinesi al di sotto dei cinquant'anni di entrare nella moschea.

Hatem Abdul-Qader, responsabile dell'Anp  della questione di Gerusalemme, ha affermato che tutti  coloro che hanno partecipato alla conferenza hanno invitato gli Arabi residenti in Palestina a dirigersi verso la moschea per proteggerla dai coloni.

Durante l'incontro è stato inoltre lanciato un monito a Israele, sottolineando che qualsiasi attacco a al-Aqsa da parte dei coloni avrà poi delle conseguenze gravi.

Gli abusi israeliani nella città e il piano che prevede 1.600 nuove case per i coloni ebrei sono considerati sia dalla Giordania che dall'Egitto delle azioni provocatorie, che dimostrano l'indifferenza d'Israele nei confronti della pace.

Husam Zaki, portavoce del Ministero degli Esteri egiziano, ha quindi chiesto alla comunità internazionale di fare pressioni sullo stato occupante, per imporre uno stop alle sue provocazioni.

Secondo Zaki, anche gli Stati Uniti inizierebbero a dubitare che Israele sia realmente interessata a porre fine alle violenze nella regione.

Dall'altra parte, re Abdallah di Giordania ha commentato che le azioni israeliane stanno destabilizzando l'intero Medio Oriente e ostacolando l'intero processo di pace.

David Axelrod, primo Consigliere politico del presidente USA Barack Obama, ha dichiarato a sua volta che le politiche israeliane sono un insulto per gli Stati Uniti, che vedono così derisi i loro sforzi.

Axelrod ha poi aggiunto che la decisione sembra essere stata calcolata in modo da compromettere l'inizio delle trattative indirette.

Non è quindi un caso che Michael Oren, ambasciatore israeliano negli USA, abbia riferito agli altri diplomatici israeliani che le attuali relazioni israelo-americane sono le peggiori degli ultimi 35 anni.

 

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