Gerusalemme: terminato il tunnel che collega Silwan con al-Aqsa

Imemc. Sono stati appena ultimati gli scavi del tunnel che collega il distretto di Silwan, a Gerusalemme est, con il “Muro occidentale” della moschea di al-Aqsa: lo ha comunicato ieri notte Uzi Dahari, responsabile della cosiddetta Autorità israeliana per le antichità.

Come ha sottolineato Dahari, gli scavi e le costruzioni sotto la moschea “non posseggono alcun significato politico”, e i lavori “non sono altro che scavi archeologici permessi dalla legge”.

Di parere diverso è Dimitri Diliani, membro del Consiglio rivoluzionario del movimento di Fatah, secondo il quale gli scavi rappresentano una manovra e una copertura per un piano israeliano su vasta scala, che viola i diritti storici e religiosi del popolo palestinese e la storia della Gerusalemme est occupata.

Diliani ha inoltre denunciato come l'Autorità israeliana per le antichità riceva gran parte dei suoi finanziamenti da organizzazioni e gruppi fondati dai coloni, che sostengono le attività coloniali illegali d'Israele e i suoi abusi ai danni dei palestinesi e dei loro luoghi sacri.

Il membro del Consiglio rivoluzionario ha accusato in particolare l'associazione coloniale El'ad ed altre associazioni simili di gestire i lavori a questo ed altri tunnel, nell'ambito di un progetto del governo israeliano che punta a creare una rete di gallerie sotto al-Aqsa, Silwan e diverse aree della storica Città Vecchia di Gerusalemme.

Contrariamente a quanto afferma Dahiri, Diliani ha quindi affermato che gli scavi in questione violano la legge internazionale, poiché mettono a rischio le fondamenta della moschea, e hanno anzi già causato la formazione di crepe nei muri occidentale e meridionale.

Ad essere danneggiate sono anche diverse case arabe del centro storico, mentre parte di una scuola dell'Unrwa, nei pressi del Muro occidentale, è già collassata nel 2009 a causa delle attività sotterranee.

Nel settembre di quell'anno, tuttavia, l'Alta corte israeliana respinse un appello dei residenti di Silwan contro i lavori dell'Autorità israeliana per le antichità, che rendevano le loro abitazioni pericolanti, ed anzi rimosse il divieto di scavo nell'area per un anno.

I palestinesi aspirano a far diventare Gerusalemme est capitale del loro futuro Stato; si tratta della metà della città che venne occupata illegalmente da Israele con la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, durante la quale furono occupate anche Cisgiordania e Striscia di Gaza. Nonostante nel novembre dello stesso anno il Consiglio di Sicurezza dell'Onu avesse approvato la risoluzione 242, che ordina a Israele di ritirarsi dai Territori occupati, nel 1980 la Knesset dichiarò Gerusalemme “completa e unita”, ovvero capitale d'Israele nella sua totalità.

La decisione del parlamento israeliano fu considerata nulla da un'altra risoluzione – la 478 – del Consiglio di Sicurezza, ma Gerusalemme est si trova tuttora in stato di occupazione, e Israele continua a rifiutarsi di negoziare sul futuro della città.

Foto: Reuters / Yonathan Weitzman

 

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