Gilad Atzmon: tragedia americana

Gilad Atzmon: tragedia americana

Il cronista di Ynet, Ytzhak Benhorin, da Washington, ha dato una chiara e sintetica interpretazione del recente discorso di Obama all'Assemblea generale delle Nazioni unite.

“Un Likudnik alla Casa Bianca”.

“Netanyahu non avrebbe potuto scriverlo meglio”.

“A questo punto, Obama è allineato con il partito Likud”.

“Obama è un presidente pro-Israele… Dal gennaio 2009 egli ha elargito tutto ciò di cui Israele necessitava, sia in termini di diplomazia che di sicurezza”.

I sondaggi non sono molto buoni per Obama, egli ha un evidente bisogno dell'appoggio della lobby ebraica. Il presidente degli Stati Uniti ieri “ha dato”, e la lobby ha immediatamente risposto: “Oggi Israele non ha amico migliore al mondo”, ha scritto David Harris, il presidente del Consiglio nazionale degli ebrei democratici statunitensi.

Secondo Ynet, alcune ore prima dell'intervento all'Assemblea generale delle Nazioni unite, Obama avrebbe esplicitamente richiesto ai futuri elettori ebrei di porre particolare attenzione al suo discorso.

“Tre collaboratori di Obama si sono consultati telefonicamente con i sostenitori ebrei del presidente e con i leader comunitari. I consulenti, tutti e tre ebrei, hanno chiesto di diffondere la notizia sul discorso a favore di Israele che Obama avrebbe di lì a poco formulato. 'Discorso che riflette l'autentica posizione del presidente e che merita un'attenzione particolare'”.

“I tre consulenti ebrei hanno fatto rilevare che l'interpretazione data dai Repubblicani alle dichiarazioni di Obama hanno lo scopo di farlo apparire anti-israeliano. In realtà le loro argomentazioni sono prive di fondamento”.

Se qualcuno è stato mai così sciocco da pensare che gli Stati Uniti potrebbero essere un mediatore per la pace in Medio Oriente, la verità è ora inevitabile. Il mondo politico americano è chiaramente dirottato da una lobby straniera, che rappresenta interessi stranieri. L'America non può salvarsi. Ciò che sta davanti ai nostri occhi, fondamentalmente, è una tragedia.

La tragedia greca rappresenta la caduta di un eroe nobile, di solito in una commistione di superbia, fato e volontà divina. La tragedia americana contiene gli stessi elementi. L'America si considera un “eroe nobile” dalla sua creazione, e nemmeno la “superbia” è un elemento estraneo alla cultura americana. Il destino dell'America è segnato da un pezzo. E, per quando riguarda le divinità, riuscite a indovinare chi sono? Io credo che Obama e il suo partito, l'altra sera, sapevano molto bene chi stesse tentando di placare. Lo sanno, chi sono i loro dei, perché si mescolano a loro, spudoratamente, almeno una volta l'anno, al raduno annuale dell'Aipac.

Ma, forse, questa volta Obama e i suoi consiglieri si sbagliano. Le loro “divinità” non sono affatto stupide: “Afferrano ciò che Obama riesce ad ottenere”, ha scritto l'altra sera Benhorin. Esse conoscono bene il significato di “secondo termine” in politica israeliana. Per esempio, si ricordano che durante la campagna elettorale del 2000 George Bush aveva promesso lo spostamento dell'ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, e poi, una volta rieletto, aveva spinto Sharon a ritirarsi dalla Striscia di Gaza. Si ricordano anche che lo stesso George Bush è stato il presidente che si è schierato con Abu Mazen, e che ha dichiarato che le negoziazioni con i palestinesi dovrebbero basarsi sui confini dell'armistizio del 1949.

Obama si illude se pensa che le sue “divinità” gli siano accanto.

Obama ha fatto un grave errore, mercoledì. Ma a pagarne il prezzo saranno gli americani, gli israeliani e i palestinesi. Siamo davanti a una tragedia classica, perché l'America non ha il potere politico per salvarsi da se stessa.

A questo punto l'unica domanda che ci si potrebbe porre è: quanto tempo ci vorrà, all'America, per  emanciparsi dalle sue “divinità”?

Traduzione per InfoPal a cura di Stefano Di Felice

 

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