Giornalista palestinese rilasciato dalle prigioni dell’ANP: ‘Non hanno idea di cosa sia la libertà di stampa’.

Di Khalid Amayreh
PIC

Un giornalista palestinese, appena rilasciato dalla prigione di Hebron, ha accusato le forze di sicurezza dell’Autorità Nazionale palestinese (ANP) di averlo maltrattato e incarcerato in "condizioni difficili" per oltre un mese.

Venerdì, Awadh Rajoub ha raccontato ai colleghi che è stato messo in isolamento per oltre 15 giorni e che ha dovuto dormire in una cella putrida, usando le proprie scarpe come cuscino.

"A un certo momento, mi hanno coperto la testa con un sacco puzzolente, apparentemente per impedirmi di vedere persone che non volevano ch’io vedessi", ha spiegato il giornalista. "Tuttavia, ho sentito torturare persone e sapevo che molti sono stati ricoverati in ospedale o mandati a casa a causa delle torture subite".

Rajoub, che lavora per il canale arabo di al-Jazeera.net, è stato accusato di aver scritto report di fuoco e di "aver minacciato gli interessi vitali nazionali". "Mi hanno messo di fronte una pila di reportage che avevo scritto. Pensavano che questi servizi mi avrebbero incriminato. Semplicemente non hanno idea di come funzioni il giornalismo in una società libera".

Rajoub si è lamentato della libertà di informazione nei Territori Occupati: "Quando i giornalisti vengono arrestati dai servizi di sicurezza in pieno giorno e minacciati di essere processati da un tribunale militare, significa che qualcosa di storto sta avvenendo".

Rajoub, 30 anni, è un giornalista di Hebron. Ha descritto la sua incarcerazione come "illegale e immorale" e ha sottolineato che le agenzie di sicurezza non hanno il diritto di arrestare i giornalisti.

Rajoub ha aggiunto di essere stato interrogato per aver intervistato e citato leader politici e intellettuali le cui idee venivano considerate "lesive per gli interessi palestinesi e offensive per la dirigenza di Ramallah". "Ho detto loro che ciò faceva parte del mio lavoro di giornalista. Ho spiegato che come giornalista devo riferire tutte le notizie e punti di vista, al di là della mia opinione personale. Ma loro non vogliono capire questo discorso".

I dirigenti dell’ANP, in un primo tempo, avevano dichiarato che l’arresto di Rajoub non aveva nulla a che fare con il suo lavoro di giornalista, facendosi dare dei "bugiardi" dai suoi familiari.

La settimana scorsa, la famiglia di Rajoub si è rivolta all’Alta Corte di giustizia a Ramallah per costringere le autorità di sicurezza a rilasciarlo sulla base del fatto che le corti militari non hanno giurisdizione nei casi civili.

Quando gli è stato chiesto se, a seguito di questa esperienza, aveva intenzione di "auto-censurarsi" e se voleva stare dalla "parte sicura", Rajoub ha dichiarato di aver capito che "niente può essere preso per garantito" e che "la libertà di stampa sotto un regime autoritario è fantasia".

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