Giornalisti e Servizi, al Senato un’interrogazione su Allam. Dal Manifesto.

Giornalisti e Servizi, al Senato un’interrogazione su Allam
 
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Magdi AllamUn’interrogazione al ministro dell’interno per sapere se vi sono eventuali rapporti illeciti tra «elementi deviati dei servizi» e Magdi Allam (nella foto), vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, è stata presentata dal senatore Luigi Malabarba, «visti i frequenti riferimenti negli articoli di Magdi Allam a non meglio precisate ’fonti dei servizi’, e le recenti rivelazioni sull’esistenza di rapporti tra alcuni giornalisti e presunti elementi deviati del Sismi».

Il riferimento è alla vicenda di Renato Farina di Libero, retribuito dal Sismi come «fonte Betulla», con l’ipotesi di favoreggiamento, nelle indagini sul sequestro di Abu Omar. Nell’interrogazione il senatore di Rifondazione chiede se, «considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione da parte sua della cittadinanza italiana». Malabarba vuole inoltre conoscere «le considerazioni che hanno spinto il governo Berlusconi da un lato a nominare l’Ucoii (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) nella Consulta per l’Islam in Italia e a difendere l’operato della Iadl (Islamic Anti DefamationLeague, indicata da Allam come braccio legale dell’Ucoii, ndr) in parlamento e dall’altro a concedere la scorta ad Allam», secondo il quale entrambe le organizzazioni lo avrebbero condannato a morte, e infine "i costi, sia in termini finanziari sia in termini di risorse umane, dell’apparato di sicurezza disposto per la protezione" del giornalista del Corriere.
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Le domande di Malabarba (Prc)
Dopo il caso di Farina-Betulla, il Senatore
chiede al Ministro dell’Interno Amato
se esistano rapporti illeciti tra il Vice
Direttore del Corriere, implacabile
persecutore di associazioni riconosciute
come l’Ucoii e gli 007
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Il senatore ricorda che «le segnalazioni a mezzo stampa del sig. Allam hanno cagionato l’espulsione di alcune persone, risultate poi innocenti per i fatti loro addebitati dal giornalista e reintegrate sul territorio italiano con sentenze dei Tribunali Amministrativi della Repubblica". In effetti l’8 giugno del 2003, il Consiglio Direttivo dell’Associazione musulmana italiana che vanta un rapporto privilegiato con Allam ha approvato un documento in cui si chiedeva l’immediata espulsione dell’imam della Moschea di Roma, segnalato da Allam come fomentatore di odio dalle pagine, allora, de La Repubblica. A proporlo era Massimo Pizza, allora vicepresidente dell’Ami, legato al discusso Massimo Palazzi e come quest’ultimo, presumibilmente, in ottimi rapporti con Allam: attualmente Pizza è in carcere per truffa, è coinvolto anche nell’indagine su Vittorio Emanuele di Savoia e in passato si è definito scambiatore e venditore di informazioni, generale dei carabinieri a riposo, funzionario ONU, direttore del sedicente Ufficio K del Sismi e perfino truffatore ma non musulmano». Addirittura Dimitri Buffa, giornalista della Padania e de l’Opinione, l’aveva accreditato come «ispettore dell’Onu». Per la cronaca l’Imam di Roma è stato effettivamente espulso anche se la giornalista algerina Nacera Ben Ali, avversaria irriducibile dell’integralismo islamico, sollevava forti dubbi sulle accuse. Pizza sembra aver aderito all’appello per dedicare il 12 novembre (data dell’attentato ai militari italiani a Nassiriya, nel 2003) ai «martiri per la patria e per la libertà», promosso dalla fondazione Magna Charta dell’ex presidente del Senato Marcello Pera: primo firmatario Allam. E Palazzi appoggia Allam nella richiesta di mettere fuorilegge l’Ucoii.

Sherif El Sebaie

Fonte: Il Manifesto, 18/07/2006, P.8 (Politica e Società)

Qui di seguito, il testo integrale dell’interrogazione presentata dal sen. Malabarba.

Al Ministro dell’interno

        Premesso che:

il sig. Magdi Allam, giornalista del Corriere della Sera, nel suo ultimo libro “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?” racconta che mentre si trovava per lavoro in Kuwait, nel marzo del 2003, fu contattato dal SISDE, che gli impose di lasciare quel paese in quanto avevano “appreso di un progetto di uccidermi [Magdi Allam, cioè] di Hamas”;

che questa “condanna a morte (…) decretata ai più alti vertici dell’organizzazione terroristica palestinese Hamas” è stata “ispirata, raccolta, legittimata sul piano coranico e rilanciata dai loro agenti locali affiliati all’UCOII (organizzazione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia);

che secondo quanto riferito nello stesso libro dal sig. Magdi Allam l’UCOII, unitamente alla IADL (Islamic Anti-Defamation League), definita quest’ultima dallo stesso sig. Allam “una sorta di tribunale dell’inquisizione islamica che opera come braccio legale dell’UCOII” sarebbero “riusciti ad assoldare nel loro plotone di esecuzione estremisti di destra e di sinistra" nonchè a “spargere veleni sulla mia [di Magdi Allam] credibilità ed onorabilità”;

che il sig. Magdi Allam vive scortato da carabinieri a causa di non meglio precisate minacce, tra le quali spiccano l’apertura di un sito parodistico internet recante il suo nome che contiene una rivisitazione del “J’accuse” di Émile Zola, la lettera di un mitomane che gli scrive di aver ricevuto l’ordine di ucciderlo da un non meglio precisato uomo di Bruxelles e qualche definizione satirica e/o caustica;

preso atto che:

le segnalazioni a mezzo stampa del sig. Allam hanno cagionato l’espulsione di alcune persone, risultate poi innocenti per i fatti loro addebitati dal giornalista e reintegrate sul territorio italiano con sentenze dei Tribunali Amministrativi della Repubblica;

il sig. Allam divulga frequentemente indirizzi privati delle persone che hanno opinioni contrastanti con le proprie, mettendo a rischio l’incolumità ed il privato di queste persone;

comportamenti come quelli descritti sono suscettibili di alimentare un clima di isteria collettiva che potrebbe portare al diffondersi dell’islamofobia e dell’ antislamismo, denunciata nell’ultimo rapporto dell’UE sul razzismo;

considerato che:

§        Non risulta che l’organizzazione Hamas agisca al di fuori dei Territori Occupati della Palestina o della Palestina Mandataria oggi conosciuta come Stato d’Israele;

§        L’Ucoii è stata nominata con decreto ministeriale a fare parte della Consulta per l’Islam italiano, istituita dal precedente governo, lo stesso che gli ha assegnato la scorta perché minacciato dall’Ucoii;

§        La Iadl è stata definita da un ministro del precedente governo, l’On. Giovanardi, in risposta ad un’interrogazione, durante la seduta della Camera dei Deputati n. 724 del 22/12/2005 "Per quel che riguarda l’associazione Iadl (Islamic anti defamation leaugue), costituita nel luglio scorso e con sede a Roma, segnalo che la stessa ha fra i propri fini statutari quello di difendere, nello spirito della Costituzione italiana, i musulmani e le altre minoranze presenti nel territorio nazionale. Oltretutto, si sa benissimo che gli autori degli scritti e dei comunicati diffusi dall’associazione medesima possono far uso di pseudonimi, i quali, però, debbono trovare riscontro nei libri sociali affinché sia comunque consentita l’individuazione per fini legali."

§        Non risultano aperti procedimenti penali a carico dell’Ucoii o della Iadl, tanto meno per l’istigazione all’omicidio del sig. Magdi Allam o altre azioni contro l’integrità dello Stato;

§        Che lo stesso Allam ha costruito svariati articoli, che non hanno trovato conferme nella realtà, basandosi su generiche “fonti dei servizi”

Per sapere

Quali sono le considerazioni che hanno spinto il governo da un lato a nominare l’Ucoii nella Consulta per l’Islam in Italia e a difendere l’operato della Iadl in Parlamento e dall’altro a concedere la scorta al signor Magdi Allam?

Alla luce dell’assenza di procedimenti penali scaturenti dalle gravissime denunce di persecuzione nei confronti del sig. Allam,  giudica il ministro ancora attuali i  motivi che hanno portato all’assegnazione di detta scorta e in ogni caso quali sono gli attuali motivi di tale provvedimento?

Quali sono i costi, sia in termini finanziari sia in termini di risorse umane, dell’apparato di sicurezza disposto per la protezione del sig. Magdi Allam?

Visti i frequenti riferimenti negli articoli di Magdi Allam a non meglio precisate “fonti dei servizi”, e le recenti rivelazioni sull’esistenza di rapporti tra alcuni giornalisti e presunti elementi deviati del Sismi, se vi sono eventuali rapporti illeciti tra tali elementi deviati e il sig. Magdi Allam.

Considerato che lo stesso Allam si vanta di aver ottenuto fraudolentemente il rinnovo del permesso di soggiorno, tale illecito potrebbe avere effetti sulla validità della successiva acquisizione da parte sua della cittadinanza italiana?

Sen. Luigi Malabarba

 

 

 

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