Giornata del Prigioniero palestinese: dal 2000, 70mila arrestati. 759mila dal 1967

Gaza – Speciale InfoPal. La “Giornata dei prigionieri palestinesi” è stata celebrata ieri, 17 aprile, in ricorrenza dell'anniversario del rilascio di un prigioniero palestinese liberato dall'occupazione israeliana il 17 aprile 1974. Era il detenuto Mahmud Hijazi, rilasciato nell'ambito di uno scambio dei prigionieri.

Da allora, la politica degli arresti verso i palestinesi prosegue ininterrottamente ogni giorno per mezzo di vaste campagne condotte dalle forze d'occupazione israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Nessuno viene risparmiato: donne, bambini e anziani tra gli arrestati. Lo ha reso ufficiale il ministero per gli Affari dei Prigionieri palestinesi.

I detenuti palestinesi sono migliaia. Dal 1967 ad oggi sono oltre 759mila i palestinesi arrestati. Sei mila restano nelle prigioni israeliane, tra di essi anche altri cittadini arabi. 820 – tra cui 5 donne – stanno condannando l'ergastolo.

Nel dato complessivo di quanti restano in prigione ci sono 37 donne e 245 bambini palestinesi. Essi rappresentano il 4,1%. 180 sono i palestinesi in detenzione amministrativa, 12 i deputati.

Detenuti e prigionieri palestinesi sono distribuiti tra 17 centri di detenzione e prigioni: Nafhah, Raymond, 'Asqelon, Beersheva, Hadarim, Gilbo', Shata, Ramlah, Damon, Hasharon, 'Ofer e Megiddo.

I prigionieri in sciopero della fame. E' il rispetto dei propri diritti, la fine di abusi, maltrattamenti, umiliazioni e punizioni collettive che chiedono detenuti e prigionieri palestinesi in sciopero della fame. Essi vengono aggrediti fisicamente nelle proprie celle, privati dei beni di base e condannati a detenzioni in isolamento.

Questi i contenuti del comunicato fatto pervenire via epistolare all'esterno delle carceri lo scorso sabato.

Lo sciopero coinvolge detenuti e prigionieri palestinesi di ogni fazione politica palestinese: contro il divieto delle viste dei nostri familiari e la fine delle punizione collettive.
Con quest'azione invitiamo pure la parte palestinese ad adoperarsi per raggiungere l'unità nazionale e porre fine alle divisioni, restituire dignità al popolo, riconsiderare il consenso palestinese su base democratica. Nessuna realtà e istituzione palestinese è estranea a questo processo
“.

Detenzioni: condizioni peggiorate. Il nostro corrispondente ha intervistato Riyad al-Ashqar, direttore per l'informazione presso il ministero dei Prigionieri.

“E' stata la cattura da parte della resistenza palestinese del caporale israeliano Gilad Shalit ad aver innescato un inasprimento di misure e pratiche da parte delle autorità carcerarie israeliane. In quest'ottica si colloca la punizione collettiva con il divieto a ricevere visite e le frequenti irruzioni nelle celle con la confisca dei mezzi di comunicazione telefoni cellulari”.

Al-Ashqar poi puntualizzato: “Se le azioni promosse dai prigionieri come l'attuale sciopero della fame, non saranno accompagnate da iniziative all'esterno delle prigioni, essi saranno sempre soli e le loro iniziative resteranno deboli. C'è bisogno di una solidarietà forte, ad esempio con scioperi indetti contemporaneamente altrove.

La “Giornata dei prigionieri a Gaza”. Nella Striscia di Gaza, una folla di cittadini si è radunata davanti alla sede della Croce rossa internazionale (Icrc). Non erano presenti solo i familiari di detenuti e prigionieri, i leader delle fazioni palestinesi, ma varie componenti della società palestinese. Tutti hanno voluto manifestare e gridare a voce alta di essere moralmente solidali con i prigionieri.

Per simboleggiare le celle carcerarie, al centro della protesta è stata posizionata una gabbia, poi i familiari hanno consegnato un messaggio all'ufficio Icrc di Gaza City. E' stato chiesto di agire perché si ponga fine alle persecuzioni contro i prigionieri palestinesi, per la loro liberazione.

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