Gli ebrei iraniani rifiutano di trasferirsi in Israele.

Gli ebrei iraniani rifiutano l’offerta, economica, di trasferirsi in Israele.

Robert Tait in Tehran
giovedì 12 luglio 2007
Guardian Unlimited

Gli ebrei iraniani hanno dato al loro Paese una dimostrazione di lealtà e uno schiaffo in faccia all’offerta economica del governo israeliano che avrebbe dovuto incoraggiarli a trasferirsi in Israele.
Gli incentivi – che oscillavano dalle 5.000 sterline a persona alle 30.000 per le famiglie -, erano offerti da un fondo speciale istituito da facoltosi ebrei espatriati, nel tentativo di promuovere una migrazione di massa verso Israele dalla comunità ebraica iraniana, che conta circa 25.000 persone.

L’offerta è stata fatta con la benedizione ufficiale israeliana e in aggiunta al "pacchetto" fornito ai migranti ebrei in diaspora.

La Society of Iranian Jews ha liquidato la proposta come "seduzione politica immatura" e ha affermato che l’identità nazionale non è in vendita.
"L’identità degli ebrei iraniani non è mercanteggiabile per nessuna somma di denaro", ha dichiarato la società in un comunicato stampa. "Gli ebrei iraniani sono tra la popolazione più antica dell’Iran. Gli ebrei iraniani amano la loro identità iraniana e la loro cultura, le minacce e questa tentazione politica non raggiungeranno il loro scopo".

Il quotidiano israeliano Ma’ariv ha riferito che gli incentivi sono raddoppiati dopo che la precedente offerta di 2.500 sterline a testa non ha avuto successo nell’attirare gli ebrei iraniani a partire per Israele.

L’unico parlamentare ebreo in Iran, Morris Motamed, ha dichiarato che le offerte rappresentano un insulto e mettono gli ebrei iraniani sotto pressione per provare la loro lealtà. "Essa suggerisce che gli ebrei iraniani possano essere indotti a emigrare per denaro", ha affermato. "Gli ebrei iraniani sono sempre stati liberi di lasciare il paese e 3/4 di essi lo hanno fatto dopo la rivoluzione, ma il 70% è andato in America, non in Israele".

La popolazione ebraica iraniana si è molto abbassata rispetto agli 80.000 residenti del periodo della rivoluzione islamica del 1979, ma rimane la più ampia di qualsiasi altro paese del Medio Oriente, Israele a parte.

Gli ebrei vivono in Iran da almeno il 700 a.C.

Le ostilità tra il governo islamico iraniano e Israele ha portato gli ebrei iraniani ad essere spesso oggetto di controlli ufficiali e di sfiducia. Nel 2000, 10 ebrei della città di Shiraz, nel sud, sono stati incarcerati per spionaggio a favore di Israele, che l’Iran rifiuta di riconoscere.
Un commerciante ebreo, Ruhollah Kadkhodah-Zadeh, è stato impiccato nel 1998, in apparenza per aver aiutato gli ebrei a emigrare.

Gli ebrei, in generale, evitano le controversie politiche, ma Motamed ha scritto una lettera di protesta al presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, l’anno scorso, dopo che aveva definito l’Olocausto "un mito".

Ahmadinejad aveva in precedenza affermato che Israele dovrebbe "essere spazzato via dalla mappa".

Gli ebrei sono liberi di praticare la loro religione e di frequentare le loro scuole, sebbene siano costretti a tenerle aperte di sabato, lo shabbat ebraico.
Nonostante l’assenza di legami diplomatici con Israele, gli ebrei iraniani vi si recano con frequenza a visitare i parenti.

http://www.guardian.co.uk/iran/story/0,,2125155,00.html

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