Gli investimenti stranieri in Israele calano del 60%

Tel Aviv. Gli investimenti esteri in Israele sono crollati del 60% nel primo trimestre dell’anno, secondo un rapporto pubblicato la settimana scorsa dal ministero delle Finanze israeliano.

I dati rivelano che Israele ha attratto circa 2,6 miliardi di dollari di investimenti stranieri nei primi tre mesi di quest’anno, segnando un calo sostanziale del 60% rispetto alle cifre medie trimestrali osservate nel 2020 e nel 2022.

Il rapporto afferma: “Il calo si riflette sia nel numero di transazioni che nel numero di investitori, entrambi diminuiti di un terzo rispetto agli anni passati”.

Sulla base delle statistiche fornite dall’Ufficio centrale di statistica, il rapporto evidenzia che gli investimenti diretti esteri nel primo trimestre del 2023 hanno subito un calo significativo, scendendo del 34%, a 4,76 miliardi di dollari, rispetto alle medie trimestrali del 2020 e del 2022.

Inoltre, il rapporto rivela che l’entità media delle transazioni di uscita, comprese le fusioni e le acquisizioni, ha subito una forte riduzione dell’80% nel primo trimestre, scendendo a 56 milioni di dollari rispetto alla precedente media di circa 307 milioni di dollari, sia nel 2020 che nel 2022, come riporta il Times of Israel.

Il ministero delle Finanze israeliano osserva nel rapporto che un fattore che contribuisce a questo calo è la diminuzione del valore di molte aziende tecnologiche negli Stati Uniti. Il rapporto evidenzia anche le sfide globali, come l’inflazione e l’invasione russa dell’Ucraina, come cause del calo nell’economica mondiale.

Nonostante il rapporto riconosca che la riduzione degli investimenti in Israele possa essere legata a “incertezze locali e internazionali”, non affronta direttamente il piano giudiziario del governo israeliano di estrema destra, che ha scatenato massicce proteste e scioperi in tutto il Paese e ha portato le aziende a uscire dal mercato.

Il rapporto arriva dopo che a luglio Israele ha respinto il rapporto dell’agenzia di rating Moody’s, che aveva messo in guardia da “conseguenze negative” e “rischi significativi” per l’economia dello Stato d’occupazione in seguito all’approvazione del primo disegno di legge della controversa riforma giudiziaria del governo.

Il direttore della Borsa di Tel Aviv, Itay Ben-Zeev, ha invitato il governo a prendere sul serio l’avvertimento, definendo il rapporto di Moody’s un “campanello d’allarme”.

In risposta, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Si tratta di una reazione momentanea”, aggiungendo che “l’economia israeliana si basa su solide fondamenta e continuerà a crescere sotto una leadership esperta che conduce una politica economica responsabile”.

(Fonte: MEMO).

(Foto: [Mostafa Alkharouf/Anadolu Agency]).

Traduzione per InfoPal di F.H.L.