Gli sfollati di Gaza affrontano minacce causate dalle acque reflue

Foto: Wafa.

Gaza. Tra le rovine di Gaza, dove la guerra di annientamento israeliana in corso ha devastato le comunità e le infrastrutture, la lotta per la sopravvivenza ha preso una piega terribile per famiglie come quella di Um al-Abd.

A soli 43 anni, Um al-Abd si aggrappa saldamente alla mano del suo bambino mentre attraversano le pozze di liquame che si raccolgono vicino alla loro tenda improvvisata nel sud di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale.

Originaria del campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Um al-Abd è fuggita durante le continue aggressioni israeliane, cercando rifugio prima a Rafah, nel sud, e ora stabilendosi con riluttanza a Deir al-Balah. “Non c’era più nessun altro posto dove fuggire mentre l’esercito israeliano intensificava l’offensiva terrestre”, racconta la donna all’Agenzia Anadolu, con la voce stanca per le difficoltà.

La loro tenda si trova precariamente vicino a un impianto di desalinizzazione, una vista un tempo piena di speranza, ora oscurata da frequenti fuoriuscite di liquami e da enormi cumuli di rifiuti.

“Le condizioni di vita qui sono insopportabili”, lamenta Um al-Abd, indicando un ruscello di acque reflue che scorre vicino alla loro tenda, terreno fertile per le malattie e il pericolo ambientale.

La donna impedisce ai suoi figli di uscire dalla tenda se non quando è assolutamente necessario, temendo le malattie infettive che si annidano nelle acque contaminate e nei cumuli di rifiuti.

“I bambini qui non possono muoversi liberamente; i livelli di acque reflue sono troppo alti e nessuna autorità ha affrontato il problema”, aggiunge con palpabile preoccupazione.

La crisi umanitaria a Deir al-Balah è aggravata dalla presenza di circa 700 mila sfollati sparsi in 150 rifugi.

Ibrahim al-Eila, 44 anni, condivide la situazione della sua famiglia, sottolineando la minaccia ricorrente di inondazioni di liquami e la presenza minacciosa di insetti e roditori.

“Siamo fuggiti da Rafah in queste tende a Deir al-Balah, dove le condizioni sanitarie sono terribili”, osserva Ibrahim, descrivendo le continue perdite di liquami e l’accumulo di rifiuti nelle vicinanze. “È un pericolo per la vita dei nostri figli: diffondono malattie infettive tra di noi”, aggiunge solennemente.

Abu Mahmoud Suboh, originario della città di Gaza, teme per il deterioramento della salute dei suoi figli a causa delle dilaganti malattie infettive provocate dalle inondazioni di liquami.

“I nostri piccoli soffrono di diarrea, infezioni della pelle e altre malattie trasmesse dall’acqua”, racconta, tormentato dalla mancanza di interventi efficaci per mitigare la crisi.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) ha lanciato l’allarme sui catastrofici rischi ambientali e sanitari a Gaza.

Più di 330 mila tonnellate di rifiuti si stanno accumulando in aree densamente popolate in tutta la Striscia di Gaza, ponendo rischi ambientali e sanitari catastrofici“, ha riferito l’UNRWA sul suo account X.

Mentre le organizzazioni internazionali lottano per consegnare gli aiuti in piena guerra e blocco in corso, famiglie come quelle di Um al-Abd, Ibrahim e Abu Mahmoud resistono ogni giorno con resilienza in condizioni indicibili.

Le loro storie sottolineano una triste realtà: gli sfollati di Gaza devono affrontare non solo gli orrori della guerra, ma anche le minacce invisibili delle fognature, delle malattie e del degrado ambientale, con pochi soccorsi in vista.

(Fonti: Anadolu, Wafa).

Traduzione per InfoPal di F.L.