‘Grazie, Hamas’

Pal.infoDi Khalid Amayreh. L'accordo sullo scambio di prigionieri, concluso da Hamas con l'intermediazione di Egitto e Germania, è senza dubbio un regalo perfetto per l'intero popolo palestinese, considerato anche il momento opportuno e promettente in cui esso si colloca, a tre settimane dalla prossima ricorrenza della Festa del Sacrificio ('Aid ul-Adha).

Il rilascio di circa 1030 palestinesi da carceri, prigioni sotterranee e campi di concentramento, è una vittoria definitiva per la Palestina e per il suo popolo, costretto a battersi per la sopravvivenza.

Israele, il paese che ha continuamente tormentato e oppresso, per generazioni, la nostra gente, è stato costretto a trattarci con rispetto e con una parvenza di parità, nonostante il divario enorme, in termini di potere, che separa noi da loro.

Del resto, Israele è a tutti gli effetti una superpotenza che controlla strettamente la politica e gli indirizzi dell'unica superpotenza al mondo, il suo custode-alleato, gli Stati Uniti.

Mentre Hamas, è un piccolo gruppo di resistenza, assediato e bloccato, che conta poche migliaia di miliziani e che si batte per fronteggiare uno stato nazi-militarista determinato ad ammazzare altri palestinesi, e a rubare ulteriormente la loro terra.

Perciò, il successo ottenuto da Hamas e da altri gruppi della resistenza nel trattare con Israele da una posizione di quasi parità, rappresenta una grande vittoria morale, psicologica e politica per il movimento islamico palestinese.

Dovremmo ricordare tutti che, solo alcuni mesi fa, Israele invocava a gran voce la distruzione di tutte le infrastrutture di resistenza e delle risorse umane di Hamas.

In verità, oltre alla gioia incontenibile che si librerà in più di mille case palestinesi, l'accordo coinvolgerà direttamente l'intero popolo palestinese, perché, in definitiva, la causa dei prigionieri corrisponde alla causa nazionale per eccellenza.

Per molti decenni, Israele ha instillato nelle nostre menti l'idea che i combattenti per la libertà palestinese sono dei “casi disperati”, che lasceranno le loro celle solo per  raggiungere le loro tombe!

Ora, questo accordo ci dimostra che, per i prigionieri politici e della resistenza palestinese, passare la propria vita nelle prigioni israeliane, e morirvi, non è, e non dev'essere, un destino ineluttabile.

Questo dovrebbe essere considerato un guadagno strategico, per la resistenza, nonché un enorme stimolo morale per i 4000 prigionieri che ancora languiscono nelle carceri israeliane, per le loro famiglie e per i loro cari.

Ciò significa che la teoria israeliana della deterrenza, d'ora in avanti non sarà più la stessa. E' probabile che Israele cercherà, e troverà, modi e mezzi per riaffermare e rinnovare la sua deterrenza psicologica. Ma anche i palestinesi continueranno ad essere creativi e innovativi, e ad osare di più, nei loro sforzi incessanti volti a costringere Israele a soddisfare le loro giuste rimostranze.

Perché, dopotutto, chi combatte un'occupazione straniera è come chi resiste a uno stupro o a un omicidio. Si esagera davvero poco, se si afferma che l'occupazione della Palestina, da parte di Israele, corrisponde ad uno stupro.

Perciò, definire questi eroi palestinesi “terroristi”, o riferirsi loro con altri epiteti negativi, corrisponde, in definitiva, a una forma di “fornicazione col linguaggio”.

Un altro punto di preminente importanza è quello dei negoziati prolungati tra l'Autorità palestinese e i diversi governi israeliani, che non hanno portato sostanzialmente a nulla, se non a produrre frustrazione e disperazione tra il nostro popolo.

Quindi lo scambio di prigionieri dimostra che non dovrà mai essere abbandonata la resistenza alle aggressioni, al terrore e alla criminalità di Israele. Senza resistenza non verrebbero fatte pressioni, verso Israele, dirette a incontrare le richieste palestinesi, per quanto giuste e legittime esse siano.

Sì, Israele potrebbe ricorrere a occasionali gesti di “apertura” e di “buona volontà” verso i palestinesi. Ma questo corrisponderebbe ad accettare concessioni di elemosine e di carità stabilite completamente  dal donatore, mentre il destinatario, o, più correttamente, il mendicante, non ha altra scelta che accettare ciò che gli si getti.

I mendicanti non possono permettersi di fare i difficili.

Ho sentito il bisogno di usare tale analogia perché, dalla conclusione degli sventurati accordi di Oslo, nel 1993, le chiusure, l'insolenza e l'arroganza israeliane hanno effettivamente ridotto la patetica Autorità palestinese a uno sconfitto implorante, a un mendicante di Israele e degli Usa per tutte le sue necessità: dalla richiesta di un permesso di viaggio per raggiungere Gerusalemme, alla richiesta di rilascio di detenuti palestinesi dalle carceri israeliane.

Ora, la resistenza sta dimostrando di funzionare, perché Israele conosce esclusivamente il linguaggio della vera “politik”: in altre parole, il linguaggio della forza.

Non c'è dubbio che lo scambio di prigionieri farà aumentare lo status e la statura di Hamas, non solo tra i palestinesi, ma tra i musulmani di tutto il mondo. Hamas si merita questa promozione, guadagnata duramente.

Ci si aspetta, poi, che l'accordo rinsalderà ulteriormente le relazioni tra Hamas e l'Egitto. L'accordo ha affermato la centralità regionale e araba dell'Egitto: ne ha affermato lo status di paese centrale, che sarà sempre una grande risorsa per tutti gli arabi e i musulmani, e per le loro diverse cause.

Speriamo e preghiamo che Il Cairo continui a prendere le distanze dall'asse sionista, e che continui ad avvicinarsi all'asse delle masse.

Le masse, a lungo umiliate dalla nefasta politica israeliane e dalle sue pratiche omicide, detestano e odiano Israele; lo stato criminale che cerca incessantemente di cancellare l'identità arabo-islamica della Palestina, anche bruciandone le moschee e dissotterrando antichi cimiteri.

Un saluto finale va a coloro che hanno mantenuto per oltre cinque anni la segretezza assoluta sui luoghi di detenzione di Shalit.

Quei soldati, ignoti, hanno dimostrato a amici e nemici che ci sono ancora uomini retti, in Palestina. Uomini che non si lasciano ne' intimorire dal bastone, ne' persuadere dalla carota.

La loro determinazione esemplare, la loro disciplina, la loro resistenza e integrità hanno ostacolato gli sforzi fatti da Israele nel tentativo di salvare o di liberare Shalit, il quale, in tutti questi anni, non è stato detenuto a Tehran, o al Cairo, o a Beirut, bensì sotto il naso degli israeliani, nel loro stesso cortile di casa, a pochi chilometri dai loro centri di potere.

Per finire, una parola o due per Israele e per i suoi leader.

Lo so che non siete dell'umore giusto per ricevere consigli dai gentili, ne' tantomeno dal vostro nemico, o, meglio, dalle vostre vittime, i palestinesi. La vostra fenomenale arroganza e la vostra insolenza non vi permettono di essere ragionevoli, giusti, saggi.

Ma lasciate che vi dica una cosa. Non costringete mai i palestinesi a rapire i vostri soldati: trattateli con un po' di giustizia e rispetto, non imprigionate i loro bambini per periodi prolungati, o per motivi politici. Trattateli come vorreste essere trattati voi.

Ricordatevi che l'oppressione pornografica cui ci sottoponete, come quando gettate i nostri giovani, o i nostri intellettuali, nelle vostre prigioni, rappresenta un boomerang, per voi.

Traduzione a cura di Stefano Di Felice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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