Gruppi salafiti di Gaza smentiscono ogni responsabilità sull’assassinio di Vittorio Arrigoni

Gaza – InfoPal, 16 aprile. Il gruppo salafita “At-Tawhid wa al-Jihad Beit al-Muqaddis” ha negato ogni coinvolgimento nel sequestro e nell'assassinio di Vittorio Arrigoni, attivista per la pace a Gaza.
La smentita è stata consegnata per iscritto a varie agenzie di stampa a partire da ieri e continuano oggi, con un'intervista a uno dei leader rilasciata questa mattina all'emittente televisiva “al-Jazeera”.

La smentita della rivendicazione dell'omicidio di Vittorio fatta dal capo di “at-Tawhid” la si riscontra pure nei comunicati delle varie frange che ne fanno parte.

'Cellule fuori controllo'? Oggi pomeriggio l'Ansa riportava la notizia della confessione dei due arrestati: “Fonti di uno dei gruppi ultraintegralisti salafiti della Striscia di Gaza hanno ammesso oggi, parlando con l'ANSA, la responsabilità di una loro cellula 'fuori controllo' nel rapimento e nella feroce uccisione dell'attivista italiano Vittorio Arrigoni, consumatisi giovedì nell'enclave palestinese”.

Tuttavia, né le agenzie palestinesi né il sito del ministero dell'Interno del governo di Gaza riferiscono tale notizia.

 

Linea dura. Contro questi gruppi, negli ultimi anni, le forze di sicurezza di Hamas hanno adottato la linea dura.
Sebbene le principali aggregazioni a Gaza siano cinque, le loro azioni spesso hanno un impatto sproporzionato sul territorio assediato.
Tra i motivi di attrito vi potrebbero essere anche alcune scelte politiche e di resistenza di Hamas nel confronto con l'occupazione israeliana, ad esempio, l'accettazione della tregua.

Già nel 2007, quando il gruppo rivendicò il rapimento del giornalista della BBC, Alan Johnston, Hamas decise di interrompere ogni relazione con i salafiti di Gaza, e, quando nel 2009 “Jund Ansar Allah” si spinse oltre fino a proclamare Gaza un “emirato”, un raid della sicurezza di Hamas provocò scontri dove in 24 persero la vita.

Formazione sconosciuta. Ma il gruppo emerso nella rivendicazione del video in cui si attestava il sequestro di Vittorio, porta il nome di “Brigate di Bin Muslima, valoroso compagno del profeta Muhammed”. Prima del rapimento di Vittorio, questo gruppo era del tutto sconosciuto a Gaza.

Con il trascorrere del tempo, alla smentita di qualunque coinvolgimento o complicità rilasciata dal più noto “at-Tawhid”, oggi fanno seguito anche quelle di altre sue frange, che si auto-definiscono “sette”. Tutti “dichiarano la propria estraneità con il delitto di Vittorio”.

“E' comprensibile comunque che il gesto sia un prodotto naturale della politica di repressione di Hamas nei nostri confronti”, aveva osservato “at-Tawhid”.

Altre condanne. In un'intervista rilasciata all'agenzia “Paltoday”, il leader di “Jesh al-Ummah“, Abu 'Abdallah al-Ghazzi: “Noi condanniamo atti di questa natura. Sono contro l'Islam e contro il retaggio religioso palestinese. Si tratta di una mossa volta a gettare discredito sulle realtà salafite. Nella mendace rivendicazione però, individuiamo anche l'obiettivo di indebolire la solidarietà internazionale alla vigilia della Freedom Flotilla 2. Non escludiamo una macchinazione dall'esterno, da Israele. Nonostante questo, noi difendiamo la nostra sicurezza e i nostri valori, e continueremo a chiedere (al governo di Hamas) il rilascio dei nostri prigionieri. Noi sosteniamo il dialogo”. 

Anche il leader salafita Iyad ash-Shami aveva giurato che “l'Islam proibisce reati come quello che ha strappato la vita a Vittorio”.

Il gruppo o setta dei “Mujahidin” si accoda alle smentite e rassicura “qualunque rivendicazione o comunicazione ufficiale che riguardi il nostro gruppo può essere letta sui network “Shmoukh al-Islam, Tahaddi al-Islamiyah e Ansar al-Mujahidiyyn.

Ieri intanto, nella Striscia di Gaza, si è svolta una Conferenza dell'Associazione caritatevole islamica “Ibn Baz”, alla presenza di numerosi salafiti. Qui, lo Shaykh 'Omar al-Hams “ha deplorato l'uccisione di Vittorio Arrigoni e ha chiesto alla stampa di astenersi da accanimenti gratuiti e razzisti contro i salafiti”.

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