Hamas: basta torture nelle carceri dell’Anp.

Gaza – Pic. Il premier palestinese Isma‘il Haniyah ha evidenziato ieri la necessità di fermare la pratica delle torture nelle carceri della Cisgiordania, che ha condotto parecchie volte alla morte di detenuti affiliati al movimento di Hamas.

Come ha dichiarato il premier di fronte a un gruppo di giornalisti, simili pratiche inaspriranno le dispute e l’odio tra le famiglie palestinesi e distruggeranno gli sforzi per la riconciliazione nazionale.

Nello stesso contesto, Salah al-Bardawil, capogruppo parlamentare di Hamas, ha dichiarato che l’esecuzione di Fadi Hamadna nella prigione di Junayd a Nablus farebbe parte di un progetto più ampio che punta a liquidare tutti i quadri del suo movimento.

Bardawil ha inoltre sostenuto che il crimine è stato commesso “con la collaborazione tra le forze di sicurezza degli apparati di Fatah e l’occupazione israeliana, e in ottemperanza alle minacce e alle incitazioni provenute dalla conferenza di Fatah e dai suoi partecipanti ai danni di Hamas”.

Il ramo cisgiordano del movimento ha poi rigettato la versione dei fatti portata avanti dalla sicurezza dell’Anp, secondo cui Hamadna si sarebbe impiccato nella sua cella, e ha affermato che parole simili verrebbero pronunciate ogni volta che un detenuto viene ucciso nelle carceri cisgiordane, ricordando che Hamadna era conosciuto per la sua devozione alla propria religione.

Hamas ha quindi ritenuto Mahmud ‘Abbas – ex capo dell’Anp e leader di Fatah – , il suo movimento e le milizie al suo comando pienamente responsabili dell’esecuzione di Hamadna, invitando tutte le fazioni e le forze della società palestinese ad assumere una posizione chiara e a condannare Fatah per il suo atteggiamento sconsiderato nei confronti delle vite dei cittadini e dei combattenti palestinesi.

A sua volta, il Blocco parlamentare per il Cambiamento e la riforma, anch’esso parte di Hamas, ha denunciato a gran voce l’uccisione di Hamadna, chiedendo alle organizzazioni umanitarie d’intervenire e porre fine a simili atti criminali, prima che si diffondano e diventino incontrollabili. Ha poi sollecitato il popolo palestinese in Cisgiordania “a rivoltarsi contro gli uomini di ‘Abbas e i loro crimini, che violano tutte le norme nazionali”.

Anche l’avvocato del movimento, Yunis al-Astal, ha biasimato le milizie dell’Anp per il grave episodio, invitando a considerarle come se fossero parte dell’occupazione israeliana. La stessa accusa è poi giunta dal ministero dell’Interno e della Sicurezza nazionale, che ha tuttavia aggiunto che un simile crimine non riuscirà comunque a dissuadere i palestinesi dalla loro lotta contro i “lacché d’Israele”.

A Nablus, intanto, fonti locali hanno riportato che gli uomini di ‘Abbas nella prigione di Junayd hanno aggredito fisicamente decine di membri della famiglia di Hamadna, riunitisi fuori dalla prigione per protestare contro la morte del loro parente. Testimoni oculari hanno riferito che sono stati utilizzati dei bastoni per picchiare la famiglia infuriata, e che sono stati anche sparati dei colpi per disperdere la folla, il che ha portato al ferimento del padre e del fratello di Hamadna.

Da parte sua, l’on. Mahmud az-Zahar, membro dell’Ufficio politico di Hamas, ha chiesto alla Lega Araba d’intervenire rapidamente per porre fine al fenomeno delle detenzioni politiche.

La richiesta è stata lanciata ieri al Cairo, nel corso di una conferenza stampa seguita a un faccia-a-faccia con ‘Amr Musa, segretario della Lega. Come ha riferito az-Zahar, il suo movimento ha chiesto all’Egitto di convocare un incontro preliminare con Fatah, prima della prossima fase delle trattative Fatah-Hamas prevista per il 25 di questo mese.

Secondo il membro del Clp, il problema degli arresti politici è l’ostacolo principale al raggiungimento di un accordo che sani lo scisma interno palestinese. Per questo, ha sottolineato, Hamas è a favore dello svolgimento delle elezioni subito dopo la riconciliazione, anche se, sempre secondo il politico, Hamas stesso non può prendere parte ai colloqui con Fatah mentre centinaia dei suoi membri sono incarcerati e torturati in Cisgiordania.

Az-Zahar ha quindi espresso la propria speranza che Fatah elegga dei leader che credano nel dialogo, e ha chiesto al movimento rivale di creare un’atmosfera positiva per raggiungere un accordo nazionale “comprensivo”, che non rinvii la risoluzione delle questioni di maggior importanza (il che, sostiene az-Zahar, porterebbe al crollo immediato dell’accordo stesso).

 

 

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