Hamas conferma il proprio rifiuto delle condizioni poste da Israele per la tregua

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Gaza – Infopal. Il movimento di Hamas ha confermato il proprio rifiuto delle condizioni poste da Israele per la tregua, in cui sono comprese la liberazione di Shalit e la creazione di una fascia di sicurezza, profonda mezzo chilometro, all’interno della Striscia di Gaza.

Il dirigente di Hamas Salah al-Bardawil, capo della delegazione del movimento al Cairo, in una dichiarazione di ieri ha affermato: «Abbiamo detto chiaramente di avere una nostra visione e una lista che abbiamo presentato all’Egitto. Ora la palla è in campo israeliano; se vogliono la liberazione di Shalit, in cambio devono pagare un prezzo: nelle prigioni israeliane ci sono undicimila detenuti palestinesi che attendono di essere liberati». Ha dunque ribadito che il suo movimento rifiuta la possibilità che l’accordo di tregua includa la liberazione del militare israeliano.

Al-Bardawil ha inoltre spiegato come Hamas non si senta sconfitta e come Israele si stia raccogliendo e tenti di apparire vittoriosa. Ma si è domandato anche contro chi abbia vinto: contro donne e bambini? Non ha per nulla intaccato la risolutezza della resistenza sul campo; noi trattiamo pertanto e accettiamo la tregua e lo scambio dei detenuti.

La richiesta d’Israele – ha riferito al-Bardawil – di creare una fascia di sicurezza profonda 500 metri sul fronte della Striscia di Gaza significa far perdere alla Striscia stessa la sua fonte di alimentazione. Adducendo il pretesto di collaborazione con la resistenza, gli israeliani avranno inoltre modo di uccidere chiunque si avvicini a questa zona. Ha poi proseguito: «Noi siamo certi che da parte israeliana si sente molto il bisogno della tregua e della liberazione di Shalit, perché in questo preciso momento sono in gioco interessi elettorali».

 

Per quanto riguarda invece la ricostruzione della Striscia di Gaza, al-Bardawil ha affermato che Hamas ha dimostrato grande elasticità ed è favorevole a non politicizzarla e a far sì che donatore e costruttore discutano direttamente le modalità dell’ingresso del materiale e della riedificazione. È stato risposto tuttavia che non è possibile iniziare la ricostruzione prima di una tregua. Questo significa appunto politicizzarla.

 

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