Human rights watch: danni ingiustificati alle proprietà dei civili durante l’ultima guerra

Israele deve indagare sulla distruzione di proprietà civili avvenuta durante le ostilità di Gaza del 2009, sostiene un rapporto di Human rights watch pubblicato ieri.

 

Il documento, intitolato “'Ho perso tutto': l'illegittima distruzione di proprietà da parte d'Israele durante il conflitto di Gaza” (116 pagine) documenta dodici casi distinti registrati nel corso dell'operazione Piombo fuso, durante la quale le forze israeliane – senza alcuno scopo militare legale – distrussero case, fabbriche, fattorie e serre appartenenti a civili.

Le indagini di Human rights watch, basate su prove empiriche, immagini satellitari e testimonianze multiple per ogni singolo caso, non ha trovato alcuna indicazione di scontri armati avvenuti nei luoghi degli episodi riportati.

 

Israele, da parte sua, sostiene che le sue truppe hanno puntato alle proprietà civili solo quando venivano utilizzate dai gruppi palestinesi per attaccare, per immagazzinare armi, per nascondere tunnel o per altri scopi militari, e che molte case sono state distrutte dalle stesse trappole esplosive di Hamas. Le prove rinvenute da Human rights watch non confermano però le argomentazioni israeliane.

 

“A quasi 16 mesi dalla guerra, Israele non ha ancora riconosciuto la responsabilità delle truppe che demolirono illegittimamente intere zone civili nelle aree sotto il loro controllo” afferma Sarah Leah Whitson, direttore di Human rights watch per il Medio Oriente. “L'assedio israeliano continua a impedire agli abitanti di Gaza di ricostruire le loro case, il che vuol dire che Israele sta ancora punendo i civili, nonostante la guerra sia finita da lungo tempo.”

Le prove riportate da Human rights watch nei dodici casi indicano che le forze israeliane hanno  compiuto atti di distruzione o a scopo punitivo, o per altri motivi non giustificati dalla legge umanitaria internazionale – quella per i casi bellici – che proibisce la distruzione deliberata delle proprietà civili, eccetto quando richiesto da legittime ragioni militari. In sette dei dodici casi le immagini satellitari confermano le versioni dei testimoni oculari, secondo cui i militari hanno abbattuto molte strutture dopo aver stabilito il controllo dell'area, e poco prima che Israele annunciasse il cessate il fuoco e ritirasse le truppe da Gaza, il 18 gennaio 2009.

Il blocco totale imposto dallo stato israeliano alla Striscia di Gaza, una forma di punizione collettiva imposta ai civili in risposta alla salita al potere di Hamas nel giugno 2007, impedisce qualsiasi attività di ricostruzione significativa, anche in alcune delle aree investigate da Human rights watch. Israele ha permesso soltanto l'importazione di alcune quantità di cemento destinate a vari progetti di riparazione, ma il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha commentato lo scorso mese di marzo che si tratta di “una goccia in un secchio”, in confronto ai bisogni dell'edilizia.

 

Le autorità israeliane insistono nel dire che l'assedio (che aveva già provocato un netto declino della situazione umanitaria a Gaza prima dell'operazione Piombo fuso) sarà mantenuto finché Hamas non deciderà di liberare il sergente maggiore Gilad Shalit – il soldato israeliano catturato nel 2006 – , rinunciare alle azioni di violenza e accettare altre condizioni politiche. Secondo le parole di Human rights watch, la segregazione prolungata del soldato da parte di Hamas viola le proibizioni che esistono nei confronti di qualsiasi trattamento crudele e inumano verso individui e, nel caso di Shalit, potrebbe sfociare anche in episodi di tortura.


 

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