I bambini dei campi profughi di Naher el-Bared raccontano la loro tragedia.

Dai campi profughi in Libano, dove più di 3.300 famiglie si sono rifugiate
in fuga da Naher el- Bared – profughi 2 volte.

I bambini raccontano la loro tragedia.

Elisabetta (associazione zaatar)
zaatar@inventati.org

Cari amici

Quando I bambini descrivono gli orribili eventi di guerra che hanno
sperimentato, ciò porta a un significato diverso, lo esprimono in modo
proprio sincero e diretto, e mai hanno lo scopo di criticare.
Noi riteniamo che documentare questo tipo di storie sia un modo di
registrare la storia da una prospettiva differente e forse più affidabile e
forse una semplice frase emessa da un bambino indifeso potrebbe agitare i
cuori e le menti dei responsabili di questo terrore.

Stavolta è davvero sorprendente quanto i narratori siano piccoli, i loro
bisogni sono essenziali, perfino i loro beni lasciati erano piccoli ma così
importanti per i loro piccoli cuori. Ognuno di noi vedrà un significato
diverso in ogni semplice frase o in un innocente commento. Ascoltate cosa
dicono.

Da Rashidieh;

Bilal Ahmad (5 anni, maschio) "Cosa posso dire, avevo così tanta paura per
gli spari da non essere capace di tornare a casa, vedere i miei amici e il
mio asilo che mi piace tanto. Siamo corsi via dai bombardamenti, le case
intorno a noi erano distrutte, ma noi abbiamo continuato a correre a piedi
nudi e in ogni modo io stavo piangendo spaventato e preoccupato per mia
madre e i miei fratelli. Ora stiamo bene in Rashidieh, ma voglio andare a
casa, mi piacciono i nuovi vestiti che ho lasciato là e non ho avuto
occasione di metterli neanche una volta".

Nivine Bdel Rahman (6 anni/femmina) "C’erano bombardamenti, uno spesso fumo
nero e spari, abbiamo corso fino a Rashidieh dove abbiamo dei parenti, sono
dei buoni parenti perchè ci hanno ospitato a casa loro, io piangevo sempre
ma quando ho visto il mare mi sono sentita meglio, alcuni insegnanti sono
venuti e mi hanno detto che potevo andare al BAS kindergarden, avevo paura
quando sono andato là ma poi mi è piaciuto il posto e Dio sa come mi sono
sentita felice, ho giocato un sacco e fatto dei disegni, ho mangiato con gli
altri bambini e prima di andarmene mi hanno fatto un regalo, mi è piaciuto
tanto e mi sono detta "quando vado a casa di nuovo devo invitarli a venire a
trovarci ".

Nasim Abdel Rahman (5 anni/maschio) "Ero terrorizzato di essere ucciso da un
proiettile, stavo dormendo coi miei fratelli quando ci ha svegliato il suono
di pesanti bombardamenti e io ho cominciato a piangere mentre la casa ha
cominciato a scuotersi violentemente e siamo corsi dai vicini al primo
piano, mamma ha detto che era più sicuro, ma io mi sono ricordato
all’improvviso dei miei due uccelli che ho lasciato indietro ma mamma ha
detto che probabilmente erano morti, mi sono sentito molto triste e ho
pianto arrabbiato, volevo molto bene ai miei uccelli, davo loro da mangiare
e giocavo con loro, ora sono senza casa e senza i miei uccellini".

Faten Nabulsi (4 anni/femmina) "Sono molto triste, la nostra casa è bruciata
e noi siamo stati coi nostri vicini, finché ci hanno dato il permesso di
lasciare il campo. Mi padre ha guidato un’auto e quando siamo arrivati a
Rashidieh, ho visto estranei che distribuivano lenzuola per coprire gli
anziani e poi li hanno portati alla moschea. Ora sono al sicuro e gioco con
gli altri bambini nel KinderGarden".

Da Beddawi:

Malak Abdel Aziz (3 anni/femmina) "ho lasciato a casa la mia borsa nuova,
che la mamma mi ha comprato a Tripoli e mi ha comprato anche vestiti nuovi
per andare al KinderGarden. Stavamo correndo per la strada così spaventati,
ho visto un uomo con una pistola poi abbiamo preso la macchina, questo
vestito che Ziena mi ha dato, qui (BAS) mi hanno dato succo di frutta e un
regalo, la mia mamma avrà presto un bambino ma ha lasciato i vestiti per
neonati a el-Bared".

Sara Kana’an (4 anni/femmina) "Stavamo dormendo quando hanno iniziato a
sparare e io ho cominciato a piangere con mia mamma ma il papà non ha
pianto, la mamma ha detto che hanno bombardato il mio kindergarten e tutti i
giocattoli sono bruciati, molte persone sono venute alla casa di mia nonna
ma poi siamo venuti tutti a Beddawi, ogni giorno un’auto arriva portando il
pane e cibo per noi, non voglio tornare al mio KinderGarden perché è
esploso.

A domani…
Hanan

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