I bambini hanno pagato a caro prezzo il conflitto di Gaza.

I bambini hanno pagato a caro prezzo il conflitto di Gaza. 

Il governo israeliano ha dato una risposta volutamente spropositata. 

“Le Nazioni Unite hanno stimato che, su centinaia di bambini morti, più di 1.700 sono stati feriti durante le ostilità”.

I bambini hanno pagato a caro prezzo il conflitto di Gaza.

Gaza, 9 marzo (UPI) – Lunedì il direttore generale dell’Unicef ha dichiarato che, a causa del recente conflitto israelo-palestinese, i bambini stanno pagando il prezzo più alto.

Ann Veneman, il direttore generale dell’Unicef, ha concluso lunedì il viaggio in Israele e a Gaza durato una settimana. La Veneman ha dichiarato che, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, durante la campagna militare contro Hamas sono morti più di quattrocento bambini a Gaza e in Israele meridionale.

Durante la missione investigativa la Veneman ha visitato la Cisgiordania, l’Israele meridionale e Gaza per vedere con i suoi occhi quale fosse il fardello imposto ai bambini durante il conflitto. Le Nazioni Unite hanno stimato che, su centinaia di bambini morti, più di 1.700 sono stati feriti durante le ostilità.

“I bambini sono le vittime innocenti di questo conflitto,” ha dichiarato la Veneman.

“Le scuole sono state danneggiate, le case distrutte e molti bambini si portano addosso ferite fisiche e psicologiche”.

UNITED PRESS INTERNATIONAL, 2009

I bambini di Gaza: storie di chi è morto e dei traumi per chi è sopravvissuto.

Da Gaza City Rory McCarthy ci racconta  le storie di alcune vittime e del costo fisico e psicologico pagato da circa 350.000 giovani.

Oggi Amira Qirm si trova su un letto d’ospedale con la gamba destra ingessata, e tenuta insieme da una fila di perni in acciaio che le trapassano la pelle. Per diversi giorni dopo l’operazione la quindicenne Amira non è stata in grado di parlare e persino adesso riesce soltanto a bisbigliare.

Nel suo passato ci sono tristi ricordi: la morte del padre sulla strada davanti casa, l’esplosione di una granata che uccide il fratello Ala’a di quattordici anni e la sorella Ismat di sedici e tre giorni trascorsi in solitudine, ferita e semicosciente, cercando di restare viva nella casa abbandonata di un vicino, prima di potere essere soccorsa.

Quello che l’aspetta è una lungo recupero. Prima la partenza imminente per la Francia per ricevere le migliori cure mediche possibili, un gran numero di operazioni,  i mesi di riabilitazione ed infine l’assistenza psichiatrica.

Solo adesso, dopo che la maggior parte dei morti è stata seppellita, sta venendo alla luce un primo conteggio delle perdite fatto nel modo corretto. Ciò che emerge con chiarezza è l’impressionante costo sostenuto dai bambini di Gaza, i quali costituiscono più della metà del milione e mezzo di abitanti che sovrappopolano la striscia di terra.

Dopo tre settimane di guerra contro Israele la perdita di vite umane nel territorio palestinese dopo tre settimane di guerra contro Israele era pari a 1.285, secondo il Centro Palestinese per i Diritti Umani, o di 1268, secondo il Centro per i Diritti Umani al-Mezan. Tra questi c’erano almeno 280 bambini.

Un impatto del genere avrà ripercussioni per molti anni a venire. Tra le oltre 4.000 persone ferite più di un quarto sono bambini, alcuni con gravi menomazioni. Il Gaza Community Mental Health Programme stima che circa la metà di essi – intorno ai 350.000 – svilupperà qualche forma di disturbo post-traumatico da stress.

 

Amira Qirm che viveva a Tel al-Hawa, scenario di uno dei più combattimenti più violenti di Gaza City, è tra quei pochi civili in attesa di ricevere cure mediche all’estero.

 

Quando farà ritorno a Gaza ha già un sogno da realizzare. “Voglio diventare avvocato,” ha detto oggi, “e stare in aula ad affrontare gli israeliani per ciò che hanno fatto”.

Per la maggior parte degli altri bambini dovranno bastare le cure a Gaza. La settimana scorsa alcuni psicologi hanno visitato i resti di una casa ad El Atatra ed hanno parlato con un ragazzino della famiglia Abu Halima che ha perso il padre, tre fratelli e la sorellina neonata durante un incendio orripilante causato da una bomba israeliana al fosforo che ha colpito la sua abitazione.

“Il problema è che non si sentono al sicuro nelle strade, nelle moschee e nemmeno nelle loro case,” ha dichiarato lo psicologo Ehassan Afifi. “Questo ragazzino continua a rivivere ciò che gli è successo come se si trattasse di un film interminabile. Chi è affetto da problemi fisici può essere operato, a volte curato. Ma i disturbi mentali possono lasciare problemi per il resto della vita.”

Israele ha sistematicamente respinto le critiche internazionali sull’uso eccessivo ed indiscriminato della potenza di fuoco perpetrato dalle sue truppe.

Il primo ministro, Ehud Olmert, ha risposto alle domande sulle critiche internazionali in un’intervista sul giornale israeliano Ma’ariv, affermando che la salute mentale dei bambini del sud di Israele ne ha risentito in questi ultimi anni. Ha aggiunto: “così adesso si parla della crudeltà di Israele. Quando vinci automaticamente fai più danni di quanti ne hai subiti. E noi non volevamo perdere questa campagna. Che cosa si pretendeva, che morissero centinaia di nostri soldati? Dopotutto era questa l’alternativa”.

Sul fronte israeliano sono morte tredici persone in questo conflitto, tre delle quali erano civili. Negli ultimi otto anni in Israele sono morte venti persone a causa di missili e colpi di mortaio lanciati dai miliziani palestinesi.

Fermare il fuoco dei razzi era l’obiettivo primario degli israeliani e negli ultimi giorni, almeno, questo scopo è stato raggiunto.

Ma Eyad al-Sarraj, un importante psichiatra che dirige il Gaza Mental Health Community, ha affermato che gli anni di violenze a Gaza hanno soltanto nutrito il radicalismo tra i giovani che hanno assistito all’umiliazione dei loro padri, privi adesso di qualsiasi difesa.

La sua organizzazione sta addestrando un migliaio di persone che andranno in giro per Gaza ad offrire aiuto a chi soffre per un lutto e per passare i casi più seri a terapeuti professionisti.

Si è già a conoscenza, ha dichiarato, di bambini che fanno la pipì a letto, balbettano, diventano muti, hanno problemi del sonno, diventano violenti o irrequieti e perdono l’appetito.

Durante le sommosse, come la prima intifada alla fine degli anni ’80, c’era una linea del fronte con i carri armati vicino al confine ma adesso, al contrario, i bombardamenti e l’artiglieria sono arrivati molto all’interno delle aree urbane di Gaza e nelle case dei civili. “Sì, abbiamo sviluppato una strategia di coping ma temiamo ancora che gli israeliani possano tornare a rifare più e più volte quanto hanno già fatto” ha affermato al-Sarraj.

“La devastazione ci ricorda ciò che gli Israeliani faranno ancora. C’è bisogno di fornire ai bambini un ambiente protettivo e di dare l’opportunità ai padri di poter tornare a difendere le proprie famiglie e provvederne ai bisogni, dando loro un lavoro ed una casa in cui vivere… Si tratta di un enorme disastro causato dall’uomo e noi dobbiamo affrontarne gli effetti”.

Traduzione a cura di Alice Gerratana

  

 

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