I funerali di Angelo: ‘Quel pacifista d’altri tempi, tra sogno e realtà’.

Da www.ilmanifesto.it del 17 agosto.

Addio Angelo
Quel pacifista d’altri tempi, tra sogno e realtà
I funerali del volontario italiano ucciso a Gerusalemme

Giuliana Sgrena
Non conoscevo Angelo, come credo la maggior parte delle centinaia di persone che si assiepavano nella chiesa e nella piazza del duomo di Monterotondo martedì scorso, in un giorno assolato di ferragosto. Angelo sorrideva dalle magliette dei suoi compagni, che indossava anche la madre. Non avevo mai incontrato Angelo ma l’ho conosciuto attraverso il dolore composto dei genitori per una morte tanto assurda. «La morte di Angelo è frutto dell’odio delle guerre», ripeteva Michelangelo, il padre. E anche nelle parole della madre, nella convinzione a continuare l’impegno condiviso del figlio, c’era un misto di orgoglio e dignità. Angelo era uno di noi pacifisti o, forse, era come noi eravamo, ormai molti anni fa, quando non avevamo ancora abbandonato sogni e illusioni. Richiamati anche dai testi letti dai compagni di Angelo in chiesa, durante una cerimonia che era un misto di religioso e di laico, come il pubblico che assisteva.
Continuare la solidarietà con i palestinesi (e con altri popoli), ma come? Se non si può nemmeno più fare una passeggiata per le strade della Gerusalemme est? Un senso di impotenza terribile di fronte a un odio che continua a diffondersi insieme ai combattimenti, ai soprusi, alla violazione dei diritti più elementari. Abbiamo sempre denunciato gli orrori della guerra, i suoi effetti perversi e la degenerazione che comporta. Ma la realtà supera anche le più pessimistiche previsioni e i fautori dello scontro di civiltà rischiano di avere il sopravvento. Come si può contrastare questo disegno che ci condannerebbe tutti? E ci sta già condannando: sempre più siamo visti come «occidentali», nemici da combattere e se andiamo in un luogo martoriato dalla guerra non dobbiamo temere solo il fuoco nemico ma anche quello amico. Come portare avanti un impegno umanitario se non si può andare sul luogo della sofferenza? Non si può certo immaginare di fare i pacifisti scortati da uomini armati, così come non si può fare i giornalisti embedded. In questo modo accetteremmo anche noi quella militarizzazione in cui è insita la violenza. E d’altra parte come un’organizzazione può assumersi la responsabilità di mandare dei giovani a rischiare la vita per fare solidarietà?
Molte domande a cui dobbiamo trovare una risposta, non possiamo accettare che l’odio prevalga. Non possiamo interiorizzare la sconfitta, come purtroppo sembrano inclini a fare persino i palestinesi dopo tante battaglie perse, troppo assuefatti alle condanne gratuite, ai due pesi e due misure. Martedì al funerale di Angelo monsignor Capucci condannava l’assassinio e si scusava perché a commetterlo era stato un palestinese, quando ancora non si sa nemmeno chi è stato veramente. Forse è stato il gesto folle e disperato di un palestinese che non ha nulla da perdere e non crede nella solidarietà, ma potrebbe essere stato chiunque. Non è stata un’azione terroristica come vuol fare credere Israele, perché ne è mancata l’iconografia classica. Senza voler cedere a teorie complottistiche molti potrebbero essere interessati a mettere fine alla cooperazione tra italiani e palestinesi e i tentativi per impedirli sono stati molti.
Non possiamo arrenderci: per Angelo, per i palestinesi, i libanesi o gli iracheni, per i pacifisti israeliani e anche per noi stessi. Reagire in queste condizioni è difficile perché dobbiamo prepararci ad agire in una nuova realtà, analizzare la situazione per trovare nuovi strumenti. L’entusiasmo di molti giovani impegnati contro le ingiustizie e la guerra deve essere uno stimolo.
Nell’ultimo mese, mentre le bombe distruggevano il Libano e i katiuscia di Hezbollah colpivano Israele, noi ci sentivamo impotenti proprio come di fronte all’assassinio di Angelo. Tutti si chiedevano perché i pacifisti non si muovevano, molti meno interrogavano i politici. Ora qualcosa si è messo in moto, non solo le Nazioni unite hanno varato la risoluzione per la tregua, ma anche i pacifisti manifesteranno ad Assisi il 26 agosto, per Angelo e per la pace. Resta molto da fare: innanzitutto vigilare sulla forza multinazionale in Libano, perché sia realmente una forza peacekeeping e non si trasformi strada facendo, e soprattutto perché l’attenzione della comunità internazionale torni ad occuparsi anche della Palestina, che resta il nodo centrale per la soluzione del conflitto mediorientale. L’assassinio di Angelo è lì a ricordarcelo.

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