I morti di Gaza.

I morti di Gaza
10/11/2006
di Giorgio Mattiuzzo

Il palco della commedia umana che comunemente viene chiamato informazione non può che rappresentare un dramma alla volta; così, se lo Stato A invade lo Stato B e lo Stato C, benché i conflitti siano due, il telegiornale non può che limitarsi a parlare di uno solo. Anche perché altrimenti lo Stato A fa la figura del cattivo, e questo non è bello.

Se per esempio Israele invade il Libano, va bene parlarne, però non si può parlare anche di quello che succede nella Striscia di Gaza: la gente si annoia. E poi Israele si è ritirata da Gaza, quindi a rigor di logica non ci sono problemi…

…ma poi, un giorno di novembre si legge questo titolone su uno dei più autorevoli giornali italiani: Tank all’attacco, è strage nella Striscia. Hamas e Fatah annunciano attentati in Israele.

In pratica l’esercito israeliano (che alcune fonti confidenziali dicono abbia invaso e occupi la Striscia di Gaza da prima dell’estate, anche se la notizia non è confermata) ha preso a cannonate una città nel nord della Striscia, uccidendo 19 persone, tutti civili, e ferendone almeno 50. Pare che si sia trattato di un errore: infatti la versione ufficiale della Forza di Difesa Israeliana è che loro avevano mirato “500 metri più in là di dove avevano colpito”. Quello che davvero il portavoce dell’esercito non riesce a spiegarsi è la causa: certamente qualcosa ai sistemi di puntamento, o di allineamento, o tutte due; o forse è colpa del radar. Chi lo sa?

Pare che le bombe israeliane dovessero servire a fermare il lancio di razzi Qassam diretti a Israele. Forse le basi di lancio di questi ordigni sono come quelle dei Katiuscia libanesi: scorrazzano indisturbati in giro per il medio oriente, alla ricerca di un assembramento di civili – come per esempio un quartiere popolare o un mercato – e poi, quando sono sicuri che almeno tre elicotteri Apache israeliani li stanno inquadrano con quindici diversi sistemi di puntamento, iniziano a fare fuoco e quindi l’esercito israeliano è costretto a intervenire, producendo i fastidiosi effetti collarali che abbiamo imparato a riconoscere: prurito, sonnolenza e decine di morti civili.

D’altronde è anche vero che Israele sta ancora cercando il soldato rapito dai Palestinesi a giugno, dopo che Israele – in silenzio, senza che il mondo se ne accorgesse, complici quei frignoni di Libanesi – aveva invaso nuovamente la Striscia, ucciso decine di civili e rapiti altri due. E questo dà un po’ da pensare, in effetti: se non sanno dove il povero soldato sia di preciso, come fanno ad essere sicuri che bombardando la Striscia non lo uccidono?

Dunque pare che il ritiro da Gaza fosse una finta, tanto che qualcuno è andato a fare un po’ di conti all’anagrafe palestinese, accorgendosi che all’appello mancano un bel po’ di persone, uccise dall’esercito che si era ritirato e che – senza che i giornali di tutto il mondo se ne avvedessero – era ritornato.

Secondo uno studio di Physicians for Human Rights tra il 27 giugno e il 28 ottobre 2006 la Forza di Difesa Israeliana ha ucciso 247 Palestinesi nella Striscia di Gaza, il 63 percento dei quali civili, di cui un terzo minorenni.

Non c’è molto da stupirsi se poi Hamas e Fatah ordinano una ripresa degli attacchi suicidi contro Israele. Il portavoce del governo di Hamas ha detto: “Dopo questa operazione barbarica, Israele ha dimostrato di non essere uno stato umano. E’ uno stato che crede nell’omicidio, e quindi è uno stato che dovrebbe smettere di esistere”.
“La reazione sta per arrivare. Israele prepari le bare e i sacchi neri”, così aizza la folla un leader di Hamas.

Anche se la cosa più disgustosa è il pensiero inevitabile che Israele stia cercando a tutti i costi proprio questo. Avere altri cadaveri da buttare sul tavolo della Road Map.

Giorgio Mattiuzzo (Pausania)

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