I morti palestinesi non fan notizia…Anzi, fanno attentati…

Attentato a Gaza, morti due soldati

L'uccisione di due soldati di occupazione fa notizia, lo stillicidio di morti palestinesi, mai.

Nell'articolo si parla di “attentato”, termine che rimanda a “terrorismo”, mentre è l'esercito israeliano ad avere invaso la Striscia di Gaza, di “soldati in servizio” e di “imboscata”, tutte espressioni che instillano nel lettore l'idea che da una parte ci sia la legalità, la ragione, dall'altra l'illegalità, il torto.

La realtà non è questa, come sa chi legge le notizie che pubblichiamo ogni giorno, e che evidenziano l'escalation militare israeliana sia nella Striscia di Gaza sia in Cigiordania e Gerusalemme.

Ancora una volta, l'informazione italiana sulla Palestina si rivela embedded e parziale.

L'articolo completo:

Gaza, uccisi due israeliani e due palestinesi
Gaffe di Netanyahu su Gerusalemme est

 

Gaza, uccisi due israeliani e due palestinesi Gaffe di Netanyahu su Gerusalemme est

Soldati israeliani al confine con la Striscia di Gaza

GERUSALEMME – Due soldati israeliani hanno perso la vita e altri due sono rimasti feriti a est di Khan Younis, nella striscia di Gaza. Secondo quanto riferito dall'emittente televisiva Al Arabiya, la pattuglia di cui facevano parte è stata investita dall'esplosione di un ordigno, cui sono seguite raffiche di armi da fuoco. Nello scontro sono rimasti uccisi anche due palestinesi, entrambi elementi delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, l'ala militare di Hamas.

Forse tutto è cominciato con un tentativo di rapire soldati israeliani. quel che è certo è che si è trattato di un'imboscata in piena regola:  l'esplosione di una prima bomba sarebbe servita per attirare un'unità militare nel territorio della Striscia e ad investirla con lo scoppio di un secondo ordigno-trappola, cui ha fatto seguito uno scambio prolungato di fuoco di armi pesanti e leggere. Si tratta dell'episodio più cruento da tempo per le forze armate israeliane, al culmine di una fase di rinnovata tensione dopo l'anno di semitregua seguito all'offensiva 'Piombo Fuso' nella Striscia controllata dai radicali di Hamas. “Una giornata pesante”, ha commentato a caldo da Gerusalemme il primo ministro, Benyamin Netanyahu, preannunciando rappresaglie.

Abu Obeida, portavoce delle Brigate Al-Qassam, non ha negato la  partecipazione del suo gruppo allo scontro, sostenendo tuttavia che i miliziani hanno sparato “a scoppo difensivo”, e solo dopo “lo sconfinamento” di reparti israeliani. Testimoni oculari palestinesi insistono invece sullo scenario dell'imboscata, che secondo voci riportate dai media on line potrebbe essere stata ordita nel quadro di un progetto di sequestro di soldati israeliani: sull'esempio del caso di Ghilad Shalit, il caporale tenuto prigioniero nella Striscia di Gaza dal giugno 2006.

Un'ipotesi è che a organizzare l'azione-trappola iniziale possa essere stato in effetti un gruppo minore della galassia salafita (formata da fazioni ultraradicali ispirate ad Al Qaida che da qualche tempo fanno concorrenza a Hamas da posizioni ancor più integraliste) e che le Brigate Al-Qassam siano intervenute poi, al momento della 'battaglia'. Come proverebbe il coinvolgimento rivendicato, con tanto di video, da una sigla poco nota, ma dal nome evocativo: Taleban-Palestina.

L'incidente diplomatico con Washington. Dichiarazioni discordanti da parte dei portavoce del governo israeliano a proposito dell'esito dell'incontro tra il premier Benjamin Netanyahu e il presidente Usa Barack Obama a Washington tre giorni fa. In un primo momento il portavoce Nir Hefez ha dichiarato che che Israele e gli Usa sono “in disaccordo” su alcuni punti relativi al modo di riprendere i negoziati con i palestinesi, ma hanno concordato che la “politica di costruzione a Gerusalemme non cambia”. Un'ora dopo ecco intervenire un altro portavoce di Netanyahu, Mark Regev, a rettificare le affermazioni del collega: nessuno accordo sulla ripresa della costruzione di insediamenti nella città santa, su cui pesa la controversia tra palestinesi e israliani – che la rivendicano come capitale dello Stato. Regev ha chiarito che quando Hefez ha affermato che erano state raggiunte intese a riguardo, stava solo “esprimendo la posizione israeliana, non una posizione comune”. Sull'esito dell'incontro tra i due leader a Washington non sono stati diffusi dettagli.

Netanyahu ha voluto ribadire, al termine della visita negli Usa, che la politica israeliana non cambia rotta sulla questione di Gerusalemme. “La posizione del premier” si legge in una nota del gabinetto di Netanyahu, “è che non ci saranno cambiamenti nella politica israeliana su Gerusalemme perseguita dai governi che si sono succeduti negli ultimi 42 anni”. Israele continua a sostenere che la moratoria parziale sugli insediamenti avviata in Cisgiordania non può essere estesa a Gerusalemme Est poiché la Città Santa è considerata capitale “eterna e indivisibile”. Nell'agenda di Netanyahu c'è ora un incontro con il gabinetto di sicurezza per discutere “una serie di questioni emerse dai contatti che ha avuti negli Usa per riprendere i colloqui di pace con i palestinesi”.

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