I partiti e le fazioni palestinesi e la tregua con Israele.

I partiti e le fazioni palestinesi e la tregua con Israele.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – FPLP – ha fatto sapere che la tregua è "al di sotto delle aspettative minime" e che non ne accetta i termini di accordo. Il FPLP ha dichiarato che qualsiasi tipo di accordo deve essere raggiunto attraverso un dialogo nazionale e deve essere basato sul Documento di Concordia Nazionale. Esso ritiene che quello appena siglato con Israele rappresenti una "politica fallimentare in quanto le forze di occupazione sono ancora sulla terra palestinese e continuano ad aggredire la popolazione". Tuttavia, il Fronte ha aggiunto che non provocherà il collasso della tregua.

Saleh Naser, membro del Comitato centrale del Fronte ha confermato che "le soluzioni parziali e graduali non aiutano il successo della tregua", e ha messo in evidenza come "la fine dell’assedio e l’apertura dei passaggi non sono concomitanti con il cessate il fuoco".Il Jihad islamico, e le brigate al-Quds ad esso affiliate, hanno dichiarato di accettare la tregua, pur riservandosi il diritto di rispondere in caso di attacco israeliano. E hanno aggiunto di dubitare del reale impegno di Israele nel mantenere fede agli accordi, sottolineando, tra l’altro, che i ricognitori israeliani stanno ancora sorvolando i cieli della Striscia.

Il Fronte ha invitato a un accordo nazionale che "prepari il clima per un dialogo nazionale e globale che metta fine alle divisioni e apra la porta alla democratizzazione della società e del sistema politico palestinesi".

Nafiz Azzam, dirigente del movimento del Jihad islamico, ha fatto sapere che "nonostante le nostre riserve sull’accordo, non ne ostacoleremo l’applicazione e non saremo causa del suo fallimento, poiché ci interessa l’unitarietà della posizione palestinese e la fine dell’assedio".

Azzam ha confermato che il suo movimento non ha firmato l’accordo di tregua che entra in vigore oggi, ma ha aggiunto: "Abbiamo dato il nostro consenso verbale ai fratelli egiziani e a quelli di Hamas, confermando comunque le nostre riserve".

E ha evidenziato che le riserve più importanti sono la divisione tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, l’inizio della tregua a Gaza, i "tentativi" egiziani per applicarla in Cisgiordania, e la mancanza di chiarezza sull’apertura del valico di Rafah".

 

Dawd Shihab, portavoce del movimento, ha dichiarato che il Jihad islamico "rispetterà la tregua se essa verrà rispettata da Israele. In caso di aggressione contro il nostro popolo, avremo il diritto di rispondere, perché nessuna tregua potrà impedirci di difendere la nostra terra". E ha aggiunto: "Siamo interessati alla tregua, che comprenderà la Cisgiordania e Gerusalemme, alla fine delle aggressioni e dell’assedio, all’apertura dei passaggi. Se Israele non la rispetta, assumeremo un’altra posizione".

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