Il conflitto in Palestina e le sue ripercussioni sull'esportazione di gas in Israele.


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8-10ed-0082-a494eba38cc2/story.html

Il conflitto in Palestina e le sue ripercussioni sull’esportazione di gas in Israele

Walid Khaddouri, al-Hayat, 2 Luglio 2007

Beirut — La produzione di gas naturale e l’export nelle acque del
Mediterraneo al largo della costa della Striscia di Gaza portano una
dimensione aggiunta al continuo conflitto tra Fatah e Hamas sul controllo
politico della Striscia.

Il giacimento marino di Gaza fu scoperto alla fine degli anni 90 dalla
compagnia del Gas Britannico BG Group, ma il suo sviluppo è stato ritardato
per via delle complicazioni politiche e le questioni correlate alla causa
palestinese e al dibattito israeliano sulla sicurezza delle istallazioni di
gas provenienti da una fonte araba.

In occasione della scoperta del giacimento (stimato a quasi 300 miliardi di
metri cubi di riserve), Israele dichiarò che esso si estende alle sue acque
regionali; pertanto richiese la sua quota, in modo da svilupparla e dividere
i suoi guadagni con la parte palestinese.

Comunque, le coordinate geografiche hanno provato che esso era interamente
in acque palestinesi, annullando la pretesa israeliana. Successivamente, la
British BG ha iniziato a studiare le possibilità di esportare il gas
palestinese al vicino mercato israeliano (da momento che Israele in
particolare manca di riserve di gas e sta cercando di cambiare il
combustibile delle sue centrali elettriche da carbone a gas, mentre secondo
MEES ( Middle East Economic Survey (MEES), la sua produzione del 2006 di gas
da un giacimento marino nelle sue acque regionali non supera i 70 milioni di
metri cubici) oltre che a fornire combustibile alla centrale elettrica di
Gaza.

I negoziati preliminari tra la compagnia britannica e il ministero delle
infrastrutture Israeliano non hanno avuto successo, per ragioni politiche
(la seconda Intifada e le necessarie garanzie ad un costante rifornimento
delle pipeline)  e per un disaccordo sui costi. La BG ha rifiutato
un’offerta originaria israeliana di 53 centesimi di dollaro per barile
d’olio equivalente, definendola non commerciale; un prezzo molto basso se si
considera l’aumento mondiale dei prezzi del petrolio e del gas. Invece, ha
deciso di rivolgersi al mercato Egiziano, dove esporta gas liquefatto da
Idku, e di rifornirlo dunque di quantità addizionali di gas.

A seguito di strenui negoziati, il governo di Ehud Olmert si è detto
d’accordo, con un voto di maggioranza di 21 contro 3 il 29 Aprile 2007, di
importare il gas marino ad un prezzo più elevato della prima offerta, cioè
77 centesimi di dollaro per barile d’olio equivalente, secondo MEES.

Nonostante l’accordo ufficiale, non è stata ancora organizzata la cerimona
della firma tra la BG e il ministero israeliano, che pianifica di importare
1,6 milioni di metri cubici di gas palestinese l’anno per 15 anni, mentre si
suppone che il gas raggiunga i depositi israeliani della  compagnia a Ashdod
attraverso un condotto marino al più tardi per il 2011. Secondo il London
Times, l’accordo con Israele viene stimato a circa 4 miliardi di dollari.
Qualora segnato ed eseguito, ci si aspetta di fornire all’Autorità Nazionale
Palestinese circa 100 milioni di dollari l’anno in royalty per la sua quota
nel progetto. Il valore complessivo delle esportazioni da Gaza a Israele è
intorno a 360 milioni di dollari l’anno, mentre le esportazioni da Israele
alla Striscia di Gaza raggiungono 750 milioni di dollari l’anno, come
pubblicato da Yedioth Ahronot, secondo l’Istituto di Studi Palestinesi in
base a estratti dai quotidiani in lingua ebraica.

Ci sono molti punti interrogativi sulla firma del contratto commerciale,
speciamente dopo il golpe militare di Hamas nella Striscia di Gaza. Il
governo israeliano accetterà di trattare con Hamas piuttosto che con
l’Autorità Nazionale Palestinese, o continuerà a trattare con l’autorità
nazionale a Ramallah? Come reagirà Hamas a questa politica a Gaza? Accetterà
gli accordi raggiunti tra Palestinesi, Israeliani e Britannici? E’ degno di
nota che sotto il governo di unità nazionale, presieduto da Haniyeh e
successivo all’accordo della Mecca, né il primo ministro né il movimento di
Hamas hanno fatto pubbliche obiezioni al progetto o al processo negoziale
che ha condotto all’accordo finale.

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di  Tlaxcala
(www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica.
Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente
riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne
l’autore e la fonte.

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