Il decreto malvagio.

Editoriale di Haaretz, 10.01.2008:

Il decreto malvagio

(vedi  notiziari di TV Canale 10 News, tramite link riportati sotto)

Traduzione a cura di Susanne Scheidt, Al-Awda-Italia

 

Lo scenario trasmesso martedì notte (n.d.t. 8 gennaio 2008) dalla TV (n.d.t. israeliana) era tra i più spietati e vergognosi visti da queste parti negli ultimi tempi: un bambino di due ani e mezzo, Ahmed Samut di Khan Yunis ed una ragazzina di nove anni e mezzo, Sawsan Jaafari di Rafah, che stanno per varcare il passaggio di confine ad Eretz, da soli, dopo essere stati strappati dalle braccia dei loro genitori, rimasti in lacrime.

I due bambini sono cardiopatici e hanno bisogno di interventi chirurgici urgenti per salvare loro la vita. Il Centro Medico Wolfson di Holon era d’accordo di curare i bambini nell’ambito del suo progetto Salviamo il Cuore di un Bambino, che salva la vita di bambini provenienti da tutte le parti del mondo.

Per il suo progetto, l’ospedale si è meritato un encomio. Ma lo stesso vale per i giornalisti di TV Canale 10 News e per il corrispondente Shlomi Elder. Israele ed il suo Security Establishment (*) però, si meritano il marchio dell’infamia.

Ai genitori dei due bambini, sia ai padri che alle madri,  l’Ufficio di Coordinamento e Collegamento delle Forze Armate (n.d.t. competente per l’amministrazione della popolazione sotto occupazione) negò ai genitori il permesso di accompagnare i loro figli all’intervento chirurgico così cruciale. A loro, “l’ingresso in Israele è negato”. Il fatto che i genitori di Sawsan avessero già accompagnato la figlia durante i precedenti interventi presso l’ospedale Wolfson, non è servito a cambiare il decreto malvagio. Si tratta, in effetti, di un decreto di malvagia senza paralleli. Soltanto allo zio, anziano, di uno dei due bambini fu concesso di accompagnare i due pazienti.

L’immagine di due bambini che s’incamminano, da soli, verso l’intervento angoscioso di cardiochirurgia, avrebbe dovuto riverberare da un angolo del paese all’altro. Queste immagini avrebbero dovuto turbare la coscienza di ogni israeliano, prescindendo dalle sue idee politiche. Tutti i genitori in Israele avrebbero dovuto mettersi nei panni di questi sfortunati genitori.

Non è il caso che Israele si vanti impropriamente per il solo fatto di accordare le cure mediche a due bambini malati. Nello stato d’assedio che Israele ha imposto alla Striscia di Gaza, Israele si è assunta una pesante responsabilità per le condizioni di vita e di salute degli assediati. Qui occorre rammentare che l’embargo inflitto alla Striscia di Gaza impedisce all’ospedale Shifa di Gaza, di espandere i suoi reparti come era previsto, non ottenendo i materiali edilizi necessari per la costruzione. Ma la decisione di negare ai genitori il permesso di accompagnare i propri bambini in Israele, così, come il divieto d’ingresso in Israele a pazienti bisognosi di cure salvavita, è semplicemente insupportabile.

Israele sta pronunciando il termine di “sicurezza” in vano. Nessuna considerazione di sicurezza può mai giustificare il divieto d’entrare in Israele a genitori di bambini malati, sui quali non cade alcun sospetto ed ai quali l’ingresso viene negato per il solo fatto che la loro età sia considerata troppo bassa.

Il Security Establishment (*) possiede gli strumenti adatti per disporre eccezioni alle pratiche collaudate che ha messe in atto arbitrariamente ed esso è perfettamente in grado di selezionare i casi umanitari, cui deve essere permesso il diritto fondamentale di accudire il proprio figlio nei suoi più difficili momenti.

Non è troppo tardi. L’amministrazione militare deve immediatamente permettere a questi genitori di entrare in Israele e deve rivedere i suoi decreti in presenza di casi umanitari analoghi. Qui non si tratta di sicurezza. E non si tratta solo della sorte di queste particolari famiglie. Si tratta dell’immagine morale di Israele. L’immagine che è stata trasmessa dalla TV martedì scorso, è atta a sollevare qualche penosa questione.

(*) nota del traduttore: con il termine Security Establishment s’intende il “governo ristretto allargato”, compreso da alcuni ministri ed i capi delle forze militari e della polizia.

Voci trasmese dalla TV Canale 10 News, notiziario principale del 31 dicembre 2007, con traduzione (dall’ebraico in inglese):

Prima puntata:

Ai pazienti della Striscia di Gaza viene negato il permesso di entrare in Israele per le cure mediche.

http://news.nana10.co.il/Article/?ArticleID=529688&sid=126

 “L’Associazione Medici per i Diritti Umani (Physicians for Human Rights PHR) afferma che le autorità competenti per la sicurezza negano a pazienti affetti da malattie critiche, bisognosi di cure mediche in ospedali israeliani, il diritto di recarsi in Israele. L’Associazione PHR sostiene che, diversamente dal passato, le Autorità della Sicurezza adesso scartano le richieste di recarsi in Israele presentate da persone ammalate.”

Giornalista:

Ahmed Shammout, di anni due e mezzo, soffre di un raro difetto cardiaco. E’ da settembre che sta aspettando il permesso di entrare in Israele per un intervento di cardiochirurgia. L’ospedale Wolfson aveva già per tre volte coordinato l’appuntamento per l’intervento sul cuore del piccolo, che però non è mai riuscito ad arrivarci. Ahmed Shammout, di anni due e mezzo, morirà.”

Amne Shammout, madre di Ahmed:

“Ahmed è nato con due fori al cuore. Si ammalò nel riparto neonati, per cui lo portarono all’ospedale (n.d.t. in Israele) ed il medico che lo visitò ci disse che aveva quei due fori al cuore.”

Il professore Rafi Walden, vice-direttore dell’ospedale Sheeba e membro dell’Associazione PHR:

“Noi emettiamo sentenze sulla vita delle persone; spesso abbiamo la sensazione che I Servizi di Sicurezza o le Forze Armate, a livelli molto bassi della gerarchia, emettano sentenze sulla vita della gente – condannano persone a restare disabili permanenti o magari anche a morire.”

Giornalista:

“Dal settember (2007), da quando la Striscia di Gaza è stata dichiarata entità ostile, c’è stato un calo drastico del numero di pazienti autorizzati ad uscire da Gaza per recarsi in Israele per ricevere le cure cruciali.  Ecco un altro caso:

Sawsan Jaa’fari: “Mi porto qui un presidio medico che è da sostituire”.

Giornalista:

“Questa è Sawsan Jaa’fari di Rafah. Lei pure, è cardiopatica.”

Sawsan: “Mi fa male qui, ed anche nel petto; la notte non riesco a dormire.”

Giornalista: “Un anno fa, Sawsan è stata curata in Israele, hanno inserito un pacer nel suo torace, m
a adesso occorre sostituirlo. Dopo un’infinita serie di richieste, finalmente la ragazzina è riuscita ad ottenere una risposta positiva, ma state attenti a quanto le hanno detto !”

Sawsan: “Hanno rifiutato I permessi richiesti per mio padre e mia madre. Sono costretta ad andare da sola. Devo andare da sola. E’ mio diritto andare con mio padre o mia madre.”

Zakaria Jaa’fari, padre di Sawsan: “In precedenza, io ero con lei, le sono rimasto accanto per dieci giorni nell’ospedale Wolfson di Holon”.

Giornalista:

“Allora, cos’è cambiato rispetto all’anno scorso (n.d.t: l’anno 2006) ? sembra che a cambiare sia stata la politica.”

Zakaria: “La grande sorpresa era che abbiano rifiutato la mia richiesta; a me, il padre, viene negato il permesso. Abbiamo fatto richieste di un permesso per la madre, ma abbiamo avuto una risposta negativa anche per lei. Ci hanno detto di presentare parenti di primo grado. Ma sua nonna è morta e suo nonno è molto anziano. Non vi è alcuno da occuparsi di lei.”

Il professore Rafi: “Qui abbiamo un caso analogo: un ragazzo di 17 anni con un tumore al cervello. Per settimane abbiamo cercato, implorando, di avere per lui un permesso di entrare in Israele per un trattamento con cui si sperava di salvargli la vita. La fine tragica della faccenda era che un bel giorno, alle due di pomeriggio, i genitori ci chiamano per telefono per dirci che il ragazzo ormai si era spento ed alle tre di pomeriggio, lo stesso giorno, ci raggiunge la comunicazione che il permesso d’entrare in Israele era arrivato.”

Giornalista:

“Dal settembre 2007 i Medici per i Diritti Umani hanno ricevuto 511 richieste per cure mediche in Israele. Ne furono respinte 146, mentre 314 non hanno mai ottenuto una risposta e soltanto 32 hanno avuto il permesso di entrare in Israele per le cure mediche. La madre di Ahmed aveva implorato aiuto per mesi, appellandosi a chiunque fosse in grado di salvare il suo figlio. Sawsan ha ancora paura d’andare in Israele per conto suo.”

Un altro giornalista, in studio:

“Dai Servizi di Sicurezza ci è arrivato questo commento alla nostra trasmissione: ‘Israele concede l’entrata in Israele a palestinesi soltanto in caso di necessità umane. Ultimamente la politica umanitaria è stata sfruttata corrompendo medici di Gaza per farsi emettere certificati medici falsi. Ciò nonostante, le autorità preposte alla sicurezza esaminano ogni singola richiesta con la massima serietà’. Fine della risposta.”

Seconda puntata:

Due bambini palestinesi vengono mandati all’ospedale israeliano, da soli.

Servizio di Canale 10, di Shlomi Eldar.

Un gruppo di bambini palestinesi arriva all’ospedale Wolfson in Israele, tutti soli, tra di loro alcuni in età da pannolini. Per motivi di sicurezza ai loro genitori è stato rifiutato il permesso di accompagnarli. Servizio di Shlomi Eldar, trasmesso durante il notiziario principale, 8 gennaio 2008:


http://news.nana10.co.il/Article/?ArticleID=531193&TypeID=1&sid=126
 
Servizio di Canale 10, di Shlomi Eldar.

Al passaggio di confine Erez:

la madre di Ahmed:

“E’ pensabile che un bambino si sottoponga ad un intervento chirurgico tutto da solo, senza avere accanto sua madre o suo padre ?”

Zakaria Jaa’fari, padre di Sawsan:

“Grazie a Dio, siamo riusciti a coordinare il permesso di passaggio per Sawsan dopo un anno di sofferenze.”

La madre di Sawsan:

“Prenditi cura di te, vestiti bene, mangia bene.”

Zakaaria Jaa’fari, padre di Sawsan:

“Dovrebbe una bambina recarsi in Israele tutta da sola, sottoporsi ad un intervento tutta da sola e ritornare a casa per conto suo ?”

I genitori si congedano dalla loro figlia.

Il corrispondente Shlomi Eldar:

“Tutti i tentativi di convincere e tutte le pressione esercitate dal personale dell’ospedale e dal responsabile del progetto ‘Salviamo il Cuore di un Bambino’ non hanno sortito alcun risultato per cui Sawsan andrà da sola all’ospedale Wolfson in Israele.”

Da quando Israele ha reso ancora più strette le condizioni per permettere alla gente di uscire dalla Striscia di Gaza, i genitori di Sawsan sono stati messi sulla lista dello ‘ingresso negato’. La ragazza di dieci anni, Sawsan, dovrà recarsi da sola in Israele.

Anche Muhammad, di anni due e mezzo, che ha bisogno di un interevento chirurgico al cuore, dovrà lasciare (la Striscia di Gaza) senza i suoi genitori. La soluzione che hanno trovata è che il bambino sarà accompagnato all’ospedale Wolfson da suo zio, cui nome non compare sulla lista ‘ingresso negato’ “.

La madre di Ahmed:

“Mio bambino, mio bambino.”

Voce sullo sfondo:

“Dio lo aiuterà. Tornerà a caso per la volontà di Dio … Questa era l’unica alternativa lasciata ai genitori e loro hanno optato per la vita del figlio.”

Il corrispondente Shlomi Eldar:

“Muhammad era nato con un grave difetto al cuore. Dopo che era andata in onda la nostra trasmissione, la settimana scorsa, all’ospedale Wolfson hanno fatto l’impossibile per trovare una possibilità di fare arrivare Muhammad per l’intervento di cardiochirurgia necessario per salvargli la vita.

 La madre di Ahmed, implorando:

“Abu Sliman, giura che ti prenderai cura di lui, con l’aiuto di Dio !”

Il corrispondente Shlomi Eldar.

“Di solito, le richieste di pazienti (di potere entrare in Israele per cure mediche) che non possono essere curati a Gaza, vengono approvate dall’ufficio di Coordinamento (delle forze di sicurezza) israeliano, però, a causa del restringimento delle regole applicate per il rilascio dei permessi d’uscita dalla Striscia di Gaza, l’ufficio di Coordinamento adesso sta riscontrando casi di rifiuto.”

Giornalista, rivolto al medico:

“Sarà difficile curare un bambino qui, senza la presenza dei suoi genitori, vero ?”

La dottoressa Randa Awwad, dell’ospedale Wolfson:

“Nella maggior parte dei casi
li vediamo accompagnati da uno dei genitori, ma succede che quando la madre ha 35 anni o meno, non riesca ad ottenere un permesso di varcare il punto di passaggio per accompagnare il suo figlio, questo secondo le mie informazioni.”

Giornalista, rivolto ad un altro medico:

“Devo dire, gli sforzi che avete fatto nella scorsa settimana per fare arrivare questi due bambini, sono davvero straordianri.”

Il dottore Simon Fisher, dell’ospedale Wolfson:

“Ci sono molte brave persone che danno una mano.”

Giornalista:

“Ho visto che Lei, personalmente, ha lottato duro per questi bambini.”

Il dottore Simon Fisher, dell’ospedale Wolfson:

“Abbiamo uno splendido lavoro in squadra, qui, è una vergogna che una storia come questa possa guastare il lavoro meraviglioso che viene fatto qui.”

Il corrispondente:

“Il progetto ‘Salviamo il Cuore di un Bambino’  e l’ospedale Wolfson lottano per salvare vite di bambini di tutte le parti del mondo, bambini dall’Iraq, da Kenya, Giordania e naturalmente, dai Territori Palestinesi. Nello scorso anno, 200 bambini si sono sottoposti ad interventi di cardiochirurgia in questo ospedale.

Madre, rivolto al medico con una domanda sull’intervento al cuore per un altro bambino:

Dottoressa Akiva Tamir dell’ospedale Wolfson:

“Quando sarà cresciuto, facciamo l’intervento anche a lui, ma prima deve crescere.”

La madre del bambino:

“Resterà ammalato finché non sarà cresciuto ?”

Dottoressa Akiva Tamir dell’ospedale Wolfson:

“La valvola del suo cuore non è in condizioni buone. Dovrà sottoporsi ad un intervento, ma prima deve crescere e diventare più forte.”

La dottoressa Akiva Tamir, dell’ospedale Wolfson, sul caso di Sawsan:

“E’ stata qui a quattro mesi di età. Ha avuto un intervento chirurgico. Era accompagnata sa sua madre, Alla fine, ha avuto bisogno di un pacemaker (che occorre controllare periodicamente).

Il pacemaker di Sawsan è stato controllato e la ragazzina è tornata a Khan Yunis, fino al prossimo controllo.

Muhammad avrà il suo intervento di cardiochirurgia presto, suo zio rimarrà al suo fianco.

Lo zio di Ahmed:

“Non posso lasciarlo qui e tornare ?” (n.d.t.: frase in inglese incomprensibile)

La madre di Ahmed:

“Che Dio mi aiuti e mi riporti il mio figlio in pace ….”

Giornalista:

“Non è troppo tardi per permettere alla madre di Muhammad di raggiungere il suo figlio per stargli accanto quando gli faranno l’intervento. In fine dei conti, si tratta di una cardiochirurgia per un bambino di due anni e mezzo.”

Lo stato attuale dei due casi: tutti e due i bambini sono tornati a Gaza. Il ragazzino dovrà tornare per un intervento in un paio di settimane.

 


Saluti,
Judith Harel
Communication and Media Analyst
OIC/Information and Advocacy Unit
Office for the Coordination of Humanitarian Affairs
OCHAoPt
Jerusalem
Tel:02-582-9962 / 5853
Mobile: 0546-600528

Web-site: www.ochaopt.org

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