Il dolore dei familiari dei ‘martiri’ nel mese di Ramadan. Racconti di vita quotidiana.

Le famiglie dei caduti si riuniscono intorno alla tavolo per interrompere il digiuno di questo mese sacro, “il mese del Ramadan”;  si guardano l’uno l‘altro con occhi tristi. Il bambino domanda: “Dov’è mio padre?”. La vedova chiede: “Dov’è mio marito?”. La madre triste: “Dov’è mio figlio?”. In ogni tavola palestinese mancano una o più persone, morte e volate dal loro Signore. A loro è stato impedito di riunirsi per celebrare questo mese sacro insieme ai loro cari: le pallottole israeliane, o i loro missili li hanno uccisi.

A causa del boicottaggio e delle difficoltà economiche ha hanno fatto seguito, i palestinesi non possono vivere la felicità di questo mese sacro contrassegnato da digiuno, incontri, cene di rottura tra familiari e amici.

Dove è mio padre

La moglie del martire Wael Ajuz ha raccontato: “Mi manca tanto Wael, soprattutto quando mi siedo a tavola, alla sera, in questo mese di Ramadan. Lui non è più tra noi. Ciò che mi rattrista di più è quando gli zii dei miei figli ritornano alle loro case dove i loro bambini li attendono contenti. I miei figli chiedono dove sia il loro papà”.

La madre di Wael, Um Wael, trattenendo a stento le lacrime, ha spiegato: “Le forze di occupazione hanno ucciso mio figlio; mi hanno impedito di vederlo. Lui era molto tenero e bravo con me, ma ora non c’è più. Non può sedersi a tavola, per la colazione dell’alba”.

 

Hidaya, la sorella del martire Mohammad At-Tatar, ha provato a sorridere per nascondere le lacrime: “Quando nelle moschee è stato annunciato l’inizio del Ramadan al grido di ‘Allah Akbar (Dio è il più grande)’, abbiamo avvertito qualcosa di strano in famiglia: è il primo Ramadan senza Mohammad. Ci siamo chiesti come sarebbe stato senza di lui”.

E ha spiegato che Mohammad, ogni Ramadan andava a visitare le famiglie dei martiri e diceva: “Far loro visita è un dovere ed è il minimo che possiamo fare per loro”. Oggi sono gli altri che ci restituiscono le visite. Mohammad era una persona amata dagli amici e dalla sua famiglia. Gli piaceva aiutare mia madre a preparare la tavola per interrompere il digiuno. Gli piaceva tanto il “maftul”, un cuscus palestinese, ed era felice quando mia madre lo preparava.

 

Sento la mancanza

“Quando papà era vivo ci comprava i dolci e andavamo con lui a visitare i vicini e gli amici, ma ora è morto. Che Dio tagli la mano a chi ha ammazzata papà”. Così si è espressa Abir Nur Husam, la figlia del martire Husam As-Saudi, sperando che suo padre potesse mangiare insieme a lei nel momento della rottura giornaliera del digiuno e potesse giocare come faceva prima.

Tharifa, la moglie di Husam, parla a fatica per la sofferenza, spiegando che mancano le sue parole tenere, e che questo è il primo Ramadan in sua assenza. “Prima che i membri della famiglia inizino a mangiare, si dedica a lui questa preghiera: ‘Allah accetta Husam con i martiri e fallo entrare in Paradiso, o Signore dei mondi”.

È rimasta in silenzio un attimo nei suoi ricordi, poi ha aggiunto: “A Husam piaceva molto il pesce e lo preparava da solo. Era molto buono cucinato dalle sue mani”.

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