Il governo Haniyah mette in guardia da canali negoziali non ufficiali che possono danneggiare la causa palestinese.

Gaza – Infopal. Il governo palestinese a Gaza mette in guardia dall'esistenza di “canali negoziali non ufficiali” che attualmente ruotano attorno ad alcune posizioni politiche, i quali potrebbero cogliere di sorpresa il popolo palestinese con un nuovo “accordo” per aggirare quello di Oslo e far sì che alcuni “leader” rimangano al governo con la benedizione dell'America a spese del popolo palestinese e dei suoi diritti.

Taher an-Nunu, portavoce del governo Haniyah, ha detto: “Noi affermiamo che nessuno può procedere a negoziati con gli occupanti in rappresentanza del popolo palestinese, direttamente o indirettamente, poiché negoziati in questa fase fanno solo l'interesse degli occupanti israeliani, migliorando la loro brutta immagine e permettendo loro di proseguire con le colonie e la giudaizzazione di al-Quds (Gerusalemme)”.

E ha proseguito affermando: “Il governo segue da vicino le informazioni relative alle manovre politiche in corso mirate all'appianamento della questione palestinese attraverso rinunce di molti diritti nazionali da parte dei palestinesi. Pertanto di fronte a ciò, esso governo conferma il proprio rifiuto di tornare a qualsiasi tipo di negoziato diretto o indiretto con il nemico sionista, poiché adesso qualsiasi processo negoziale sarebbe una beffa verso i diritti nazionali del nostro popolo ed un accoglimento dei diktat sionisti e americani che tentano di sfruttare la situazione politica per imporre soluzioni arrendevoli al nostro popolo”.

Egli ha poi invitato a concentrarsi sul dialogo interno, ponendo fine alle divisioni interpalestinesi, dando forma ad una visione politica unitaria in grado di trattare le diverse questioni al fine di realizzare i diritti del popolo palestinese e la sua libertà.

Il governo Haniyah, inoltre, invita a tenere duro sui diritti inalienabili del popolo palestinese – patria, luoghi santi, ritorno dei profughi: tutti diritti non negoziabili, in base al diritto internazionale e alla volontà del popolo palestinese.

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