Il massacro di Gaza ridesta il ricordo dell’operazione ‘Muro Protettivo’, lanciata sette anni fa a Betlemme

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Gaza – Infopal. Il massacro della Striscia di Gaza e le sue conseguenze – morte, distruzione, diaspora… – hanno ridestato tra gli allontanati* della Basilica della Natività a Betlemme il ricordo dell’operazione ‘Muro Protettivo’ e del loro confinamento a Gaza, dove si sono visti ricevere in sorte anche l’operazione ‘Piombo Fuso’. Questa seconda esperienza è stata da loro descritta come più violenta, avendo racchiuso tra le sue pieghe molte carneficine che non hanno risparmiato neonati o anziani malfermi.

 

La storia si ripete. Con queste parole Fahmi Kan‘an ha iniziato il suo commento sull’ultimo massacro israeliano contro Gaza. Ha poi raccontato: “L’assedio e la guerra che si sono avuti a Gaza mi hanno fatto venire in mente quello che è accaduto sette anni fa, quando la Basilica della Natività a Betlemme fu circondata e l’esercito israeliano aprì il fuoco su quanti si trovavano al suo interno, nonostante fossero civili, causando morti e feriti”.

Kan‘an ha detto al corrispondente di Infopal.it: “La storia si è ripetuta con l’assedio di Gaza, cui è subito seguita un’aggressione che ha colpito bambini, donne, anziani, giovani, pietre, alberi e tutto ciò che si muove a Gaza, come pure ciò che sta fermo”. Ha poi ricordato come vi sia grande somiglianza tra le due operazioni, sennonché la guerra di Gaza ha lasciato più di 1300 vittime e più di 5000 feriti.

Ha quindi spiegato di aver vissuto in condizioni molto difficili durante il conflitto, perché abita a Tall al-Hawa, la zona presa di mira dalle forze di occupazione israeliane. Non sapeva cosa fare e si domandava dove sarebbe andato con la sua famiglia, dal momento che non aveva congiunti a Gaza. Alla fine si è recato a casa di un amico.

Lui e altri allontanati hanno lanciato appelli urgenti per permettere a mogli e figlie di ritornare, ma senza ricevere mai risposta. La mancanza di comunicazione con la sua famiglia a Betlemme, ha reso la situazione ancora più difficile.

Accanto a Fahmi c’è suo figlio Mohammad, che nonostante i bombardamenti, le uccisioni e la distruzione, ha continuato a imparare a memoria il Corano e a pregare per Gaza: “La guerra è stata selvaggia e questo mi ha fatto attaccare ancora di più al Corano e alla preghiera per la vittoria di Gaza e per la salvezza dei bambini”.

 

Una guerra brutale. La guerra di Gaza per Sulaiman Nawawrah è diversa. Nella sua mente sono state scolpite scene che non potrà più dimenticare: l’esercito israeliano ha invaso la sua casa sita nella torre Ramsis a Tall al-Hawa, ha lanciato bombe a mano e al suono e fatto fuoco con le pallottole. Le forze di occupazione lo hanno legato e hanno distrutto quanto aveva in casa. Nonostante fosse disarmato, i soldati lo hanno trattato in maniera selvaggia: “Le forze di occupazione mi hanno sequestrato in un appartamento insieme ad altre 18 persone; ho sentito uno dei soldati dire in ebraico – io capivo solo qualche parola – che voleva demolire la torre sopra di noi, ma la provvidenza di Dio ci ha salvati. Dopo una giornata intera di botte e di spari ci hanno lasciati andare”.

Collegando i recenti fatti di Gaza con l’operazione ‘Muro Protettivo’, Musa Shu‘aibat conserva vivo il ricordo di quanti hanno condiviso con lui l’allontanamento da Betlemme. La guerra contro Gaza è stata più brutale: “Gli israeliani hanno bombardato ogni cosa, anche i luoghi di culto, che sono stati distrutti senza pietà”. Ha poi aggiunto che quando ha dovuto lasciare la sua casa vicino alle sedi dei ministeri per trasferirsi da un amico, ha rivissuto l’esperienza della separazione e gli è tornato in mente l’assedio della Chiesta della Natività e la sua espulsione a Gaza.

 

I massacri dell’occupazione. Hatem Hammudah dice: “L’occupazione israeliana non lascia margini per far dimenticare i massacri contro il popolo palestinese. Ho vissuto l’assedio della Chiesta della Natività a Betlemme e oggi vivo l’assedio e la guerra contro la Striscia di Gaza”. Spiega inoltre come il piccolo assedio della Basilica della Natività e quello molto più grande di Gaza riflettano la politica israeliana nel suo tentativo di sterminare il popolo palestinese, in particolare nella Striscia. Durante il conflitto sono stati compiuti molti massacri da parte dell’occupazione, che ha combattuto come se Gaza fosse uno Stato molto potente, servendosi di tutte le sue armi di distruzione, anche di quelle proibite su scala internazionale.

 

* Con questo termine si designano i combattenti espulsi da Betlemme in seguito all’assedio israeliano della Basilica della Natività, avvenuto nel maggio 2002.

 

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