Il Parlamento brasiliano chiede la sospensione di Israele dal Mercosur.

Il Parlamento brasiliano chiede la sospensione di Israele quale aderente all'accordo di libero scambio sottoscritto con il Mercosur

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6316&mode=thread&order=0&thold=0

Breve nota introduttiva e traduzione a cura di Francesco Caselli

Il testo tradotto e reso disponibile qui di seguito costituisce anche esempio di come si realizzino i mutamenti politici. Appare molto diffusa in Italia, ma per fortuna non tanto tra i lettori di CDC, la convinzione che il Primo Ministro, chiunque esso sia, goda di poteri enormi, e possa risolvere quindi ogni problema, se solo volesse o gli convenisse.
Sicche', sia per scarsa cultura politica, ma anche per scarsa cultura in senso lato, sia per vilta' e malafede, grande percentuale degli Italiani attendono che il miracolo venga dall'alto. O anche che arrivi “un Uomo”, che provveda a risolvere tutti i problemi. Mi sa, oltretutto, che l'ultima volta non ando' a finire troppo bene !

Invece, a fine dell'articolo a seguire, un capo palestinese asserisce: “E' una vittoria importante, che è stata resa possibile solo dallo esteso e convinto sostegno fornito dalla società civile in Brasile.” A cui i politici brasiliani hanno trovato conveniente, per molteplici motivi, adeguarsi.

La carenza di moralita' in Italia porta alla pratica impossibilita' che i cittadini possano associare le forze in vista di un obiettivo benefico condiviso. Pochi sanno lavorare con gli altri, pochi osano, e a massima ragione peraltro, fidarsi degli altri. I piu' preferiscono non agire, oppure eventualmente farlo con obiettivi per forza di cose molto limitati, purche' da soli (“sempre meglio che male accompagnati”).

Viceversa risulta molto facile in Italia unire le forze in vista di un obiettivo criminoso, piccolo o grande che sia. Allora molti festosamente convergono e giulivamente collaborano, purche' sia quasi garantita l'immunita'.

Il risultato e' che Israele appare avere una qualche parziale minima obiettiva ragione quando forse considera e tratta da “pecora” nazioni quali l' Italia (mentre riserva a se' stessa la esclusiva qualifica di “nazione degli Uomini al livello piu' alto”).

Il guaio per loro e' che pensavano che Brasiliani e Latino-Americani meritassero la medesima qualifica di “pecore”: invece i fatti appaiono ora averli delusi nella maniera piu' grave ed inaspettata. Pare proprio che siano incorsi in uno spiacevole incidente, che dice male per il loro futuro.

Infatti sempre meno in futuro gli Usa potranno, come finora, mantenerli. Se perdono pure, come pare ormai inevitabile, l'America Latina, si mette veramente male per i loro conti economici. E per la loro immagine.
Francesco Caselli

Il Parlamento brasiliano chiede la sospensione di Israele quale aderente allo accordo di libero scambio sottoscritto con il Mercosur (*)

Questa decisione è un colpo terribile per l'economia di Israele e per le sue relazioni con l'estero.

La Commissione per le Relazioni Estere e per la Difesa Nazionale del parlamento brasiliano ha raccomandato che il Parlamento non ratifichi l'Accordo di libero scambio (ALS) tra il Mercosur e lo Stato di Israele fino a quando “Israele accetti la creazione dello Stato palestinese secondo i confini del 1967”. Questa decisione è un esplicito atto di pressione su Israele, perche' esso si adegui al diritto internazionale, ed e' un rigetto di anni di incessante attività di richiesta di favori da parte di Israele, e delle sue pressioni intese ad ottenere il voto di ratifica dello accordo.

Questa decisione rappresenta un enorme disastro per l'economia di Israele e per le sue relazioni con l'estero. Essa costituisce un ostacolo molto grande alla entrata in vigore del contratto di adesione, che sin dalla sua sottoscrizione nel 2007, è stato bloccato a causa del rifiuto di ratifica da parte di alcune nazioni membre del Mercosur. Il Mercosur è uno dei mercati a piu' rapida espansione del mondo, e costituisce la quinta maggiore economia al mondo.
Le esportazioni israeliane verso il Mercosur nel 2006 hanno ammontato a circa 600 milioni di dollari.

Israele ha investito massicciamente nello spingere per ottenere l'accordo, concentrandosi in modo particolare sul Brasile, la maggiore economia del Mercosur, ed il più potente attore politico di esso. Il Brasile da solo, anche senza un accordo di libero scambio, è per Israele la terza maggiore destinazione di esportazioni. Nel 2005 Ehud Olmert, ministro del commercio dell'epoca, visito' il Brasile allo scopo di ottenere il sostegno del presidente Lula allo accordo. Poco più di un mese fa il ministro israeliano degli affari esteri Avigdor Lieberman si e' recato in Brasile per sollecitare la ratifica dell'accordo.

Fin dall'inizio dei negoziati per l'accordo di libero scambio, incontri ad alto livello nella società civile della zona Mercosur hanno rigettato l'accordo commerciale. Per conto del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (Boicottaggio, Disimpegno e Sanzioni) – “Palestinian BDS National Committee (BNC)” – (NdT: la sigla BDS e' identica sia per la dicitura in italiano, che per quella internazionale in inglese; si tratta di una campagna per il boicottaggio economico internazionale contro Israele), la Campagna della Organizzazione popolare palestinese contro il Muro della “Apartheid” ha collaborato con gli intellettuali brasiliani, con i movimenti sociali, i partiti ed i singoli politici per bloccare la ratifica del contratto di libero scambio. Furono costituiti il “Fronte per la Difesa del popolo palestinese” ed il “Fronte parlamentare contro la ratifica del contratto per la zona di libero scambio” a sostegno dello appello palestinese contro l'accordo di libero scambio. In gennaio 2009 una lettera del BNC fu consegnata al presidente Lula.

Di conseguenza ieri la Commissione del parlamento brasiliano ha accettato di tenere una audizione pubblica prima delle operazioni di voto.

Oscar Daniel Jadue, vice-presidente della Federazione palestinese del Cile, è intervenuto ed ha perorato il rigetto della proposta di legge. Egli ha sostenuto che la ratifica del contratto è una violazione del Diritto Internazionale, a vantaggio di una nazione che non rispetta i diritti umani dei Palestinesi.

“Invito tutti a riflettere che la sottoscrizione premierebbe il governo di Israele ed aprirebbe il mercato latino-americano ad una nazione che annienta il popolo palestinese”, ha affermato Jadue.

Arlene Clemesha, professoressa di Storia Araba presso l'Università di São Paulo (USP) e componente del Coordinamento delle Nazioni Unite sulla Palestina, ha argomentato contro la procedura superficiale e fraudolenta di ratificare l'accordo con l'esclusione dei prodotti degli insediamenti, esprimendo l'allarme che è impossibile separare i prodotti delle due zone di Israele, perche' esso ha una storia di commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti venduti semplicemente come israeliani. Invece, ella ha sostenuto, il cammino verso la pace richiede che le forze internazionali costringano Israele a porre fine alla occupazione militare dei territori palestinesi.

I membri della Commissione parlamentare brasiliana si sono trovati d'accordo con Clemesha e Jadue, ed hanno raccomandato il congelamento del contratto, come strumento di pressione politica.

“Sarà un contributo piccolo, ma sara' specifico, cioe' mirato alla radice del problema. L'accordo puo' essere reso funzionante solo se approvato dalle nazioni del Mercosur. Poiche' l' Uruguay lo ha già approvato, lavoreremo con Argentina e Paraguay. Il governo Lula è stato coraggioso e deve affermare pubblicamente che l'accordo è congelato fino alla ripresa dei negoziati di pace”, ha affermato Nilson Mourão del Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores) dello stato di Acre.

Jamal Juma', coordinatore della Campagna della Organizzazione popolare palestinese contro il Muro della “Apartheid” commenta: “Dopo anni di lotta politica, siamo molto contenti per questa decisione. E' una vittoria importante, che è stata resa possibile solo dallo esteso e convinto sostegno fornito dalla società civile in Brasile.

Questa decisione ha dimostrato che i governi democratici dell' America Latina sono alleati per realizzare opere di giustizia e sono pronti ad assumere una posizione di principio sulla Palestina, anche quando sono sottoposti alla pressione israeliana. La delegazione di Lieberman ha cercato di allettare il Brasile con l'esca fraudolenta di poter diventare “mediatori” nella regione, se si fossero dimostrati “imparziali” e avessero sostenuto gli interessi di Israele nell'ambito dello accordo di libero scambio. Tuttavia i politici brasiliani non sono caduti nella trappola.

Ora chiediamo all'OLP ed alla Autorità Nazionale Palestinese di vigilare che il “No” alla zona di libero scambio per Israele costituisca in futuro una priorità per le loro politiche regionali estere.”

La lotta per negare ad Israele la zona di libero scambio Mercosur non è ancora finita; il progetto sarà ulteriormente analizzato dalle Commissioni per lo Sviluppo Economico e da quella del Commercio e dell' Industria, e dal Parlamento. Sarà poi portato allo esame del Senato. Tuttavia è improbabile che la decisione di ieri possa essere ribaltata, ed essa ha trasformato il processo di ratifica dell' accordo di libero scambio da parte del Brasile e da altre nazioni del Mercosur in un efficace strumento di pressione su Israele.

The Palestine Monitor
Fonte: http://axisoflogic.com
Link: http://axisoflogic.com/artman/publish/Article_56940.shtml
14.09.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCESCO CASELLI

* – Il Mercosur (“Mercato del Sud”) e' un mercato comune di libero scambio tra le nazioni del Sud-America. Il suo proposito consiste nella promozione di fluidi movimenti di merci, cittadini e monete nazionali.

Nel corso del vertice tra Presidenti del dicembre 2004 fu concordata la fondazione del Parlamento Mercosur. Esso entro il 2010 dovrebbe annoverare 18 rappresentanti per ciascuna nazione.

Rimane tuttora incerta, tuttavia, la prospettiva di una accresciuta integrazione politica all'interno della organizzazione, sul modello della Unione Europea.

Il Mercosur rappresenta 270 milioni di cittadini.

In dicembre 2007 il Mercosur sottoscrisse un accordo di libero scambio con Israele, tuttora soggetto a ratifica dei Parlamenti nazionali.



Articolo originale:

http://www.palestinemonitor.org/spip/spip.php?article1072

12 settembre 2009

Brazilian Parliament Calls for the Freeze of the Israel – Mercosur Free Trade Agreement

Palestine Monitor
12 September 2009
This decision is an enormous blow for Israel’s economy and foreign relations.

The Brazilian Parliamentary Commission on Foreign Relations and National Defense has recommended that the parliament should not ratify the Free Trade Agreement (FTA) between Mercosur and the State of Israel until “Israel accepts the creation of the Palestinian state on the 1967 borders”. This decision is an explicit act of pressure on Israel to comply with international law, and a rejection of years of incessant Israeli lobbying, pressuring for a vote to ratify the agreement.

This decision is an enormous blow for Israel’s economy and foreign relations. It poses a massive stumbling block for the enactment of the agreement, which since its signing in 2007, has been stalled due to a lack of ratification by Mercosur member countries. The Mercosur is one of the world’s most quickly expanding markets and the fifth largest economy in the world. Israeli exports to the Mercosur amounted nearly 600 million dollars in 2006.

Israel has invested heavily in pushing for the agreement, focusing particularly on Brazil, the Mercosur’s largest economy and most powerful political player. Brazil alone, even without an FTA, is Israel’s third largest export destination. In 2005, Ehud Olmert, the trade minister at the time, visited Brazil to get President Lula’s support for the agreement. A little over a month ago, Israeli minister of foreign affairs, Avigdor Liberman traveled to Brazil to urge the ratification of the agreement.

Since the beginning of the negotiations of the FTA, Mercosur civil society summits have rejected the trade deal. On behalf of the Palestinian National BDS Committee (BNC), the Palestinian Grassroots Anti-Apartheid Wall Campaign has worked together with Brazilian intellectuals, social movements, parties and politicians to block the ratification of the FTA. The Front for the Defense of the Palestinian people and the Parliamentary Front against the ratification of the FTA were formed to back the Palestinian call against the FTA. In January a letter by the BNC was handed over to President Lula.

As a result, the Commission agreed to listen to a public hearing before the voting process yesterday.

Oscar Daniel Jadue, vice-president of the Palestinian Federation of Chile, intervened and called for the rejection of the bill. He argued that the ratification of the agreement is a violation of international law, to the benefit of a country that does not respect the human rights of Palestinians.

“I invite reflection on what would reward the government of Israel and opens of the Latin American market to a country that annihilates the Palestinian people”, said Jadue.

Arlene Clemesha, professor of Arab History at the University of São Paulo (USP) and part of the United Nations Coordinating Network on Palestine, argued against the tokenism of ratifying the agreement with the exclusion of settlement products, warning that it is impossible to separate the two as Israel has a history of marketing settlement products as Israeli ones. Instead, she said, the path to peace requires international forces to compel Israel to end the military occupation of Palestinian territory.

The members of the parliamentary commission agreed with Clemesha and Jadue and recommended the freezing of the agreement as a means of political pressure.

“It will be a small contribution, but be specific. The agreement can only be valid if approved by the Mercosur countries. As Uruguay has already approved, we will work with Argentina and Paraguay. The Lula government has been courageous and it has to say publicly that the agreement is frozen until the resumption of peace negotiations”, said Mr Nilson Mourão (PT-AC).

Jamal Juma’, coordinator of the Palestinian Grassroots Anti-Apartheid Wall Campaign comments:

“After years of campaigning, we are extremely happy with this decision. It is a major victory that has been made possible only by large and determined civil society support in Brazil.

This decision has shown that Latin America’s democratic governments are allies for justice and are ready to take up a principled stand on Palestine, even when under Israeli pressure. Lieberman’s delegation tried to lure Brazil with the illusion they could become ‘mediators’ in the region if they would proof ‘impartial’ and backed Israeli interests with the FTA. However, Brazilian politicians did not fall into the trap.

We now ask the PLO and the Palestinian National Authority to ensure that the ‘No’ to the FTA will be a priority for their regional foreign policies.”

The struggle against the FTA is not over yet; the project will still be analyzed by the commissions on Economic Development and Trade and Industry, and the parliament. It will then head to the senate. However, yesterday’s decision is unlikely to be reversed and has turned the ratification process of the FTA by Brazil and other Mercosur into an effective instrument of pressure on Israel.

 
*Current members of the BNC are: Palestinian Non-Governmental Organizations Network (PNGO), Occupied Palestine and Golan Heights Advocacy Initiative (OPGAI), Grassroots Palestinian Anti-Apartheid Wall Campaign (Stop the Wall), Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI), Council of National and Islamic Forces in Palestine, Palestinian General Federation of Trade Unions (PGFTU), General Union of Palestinian Workers, Global Palestine Right of Return Coalition, Federation of Unions of Palestinian Universities’ Professors and Employees, General Union of Palestinian Women (GUPW), Charitable Organizations Union, Independent Federation of Unions – Palestine (IFU), Palestinian Farmers Union (PFU), National Committee for the Commemoration of the Nakba, Civil Coalition for Defending the Palestinians’ Rights in Jerusalem, Coalition for Jerusalem, Union of Palestinian Charitable Organizations, Palestinian Economic Monitor, Union of Youth Activity Centers – Palestinian Refugee Camps (UYAC)

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