Il PCHR condanna i nuovi ordini militari israeliani volti all’espulsione dei palestinesi della Cisgiordania.

Ref: 25/2010

Date: 12 April 2010

Time: 11:00 GMT

Il PCHR condanna i nuovi ordini militari israeliani volti all'espulsione dei palestinesi della Cisgiordania.

Domani (oggi, ndr), 13 aprile 2010, due nuovi ordini militari israeliani entreranno in vigore,  trasformando potenzialmente tutti i residenti della Cisgiordania  in “infiltrati”.

L'ordine n. 1650 riguardante la Prevenzione dell'infiltrazione, e ordine n. 1649 riguardante le Misure di Sicurezza, sono stati emessi nell'ottobre del 2009 come emenadamenti di un vecchio ordine militare (1969) che dichiarava gli “infiltrati” provenienti dalla Giordania, dalla Siria, dall'Egitto e dal Libano (in quei tempi i cosiddetti “stati nemici”) passibili di prigionia e deportazione.

I nuovi ordini definiscono “infiltrato” in termini così generici che teoricamente chiunque sia attualmente presente in Cisgiordania potrebbe essere inquadrato in tale definizione e conseguentemente  incorrere in responsabilità penale e/o essere soggetto a deportazione.

Un “infiltrato” è definito come una “persona che è entrata nell'area illegalmente” or “una persona che è presente nell'area e non possiede un permesso legale”. L' “area” a cui si fa riferimento è la Cisgiordania occupata.

Ai sensi dell'Ordine militare n. 1650, qualsiasi persona entrata illegalmente nell'area sarà condannata a 7 anni di prigione, mentre un individuo che vi sia entrato legalmente ma che non sia in possesso di un “permesso”sarà condannato a 3 anni.

Inoltre, indipendentemente dal fatto che l'“infiltrato” sia accusato o meno di un reato in base all'Ordine, il comandante militare può ordinarne la deportazione  dall'area; il mandato di deportazione deve essere considerato come un ordine di arresto e servire come “fonte legale per mantenere tale infiltrato in custodia in attesa di deportazione”. La deportazione può essere eseguita  72 ore dopo l'ordine, e in taluni casi anche prima.

Come conseguenza della drammatica espansione e ambiguità della definizione di “infiltrato”,  l'Ordine non si applica alle persone che arrivano dai cosiddetti “stati nemici”, come in passato; essa ora si applica a ogni palestinese, sia quelli nati in Cisgiordania e quelli che legalmente vi si sono trasferiti, per esempio, da Gaza o dall'estero.

Il nuovo regolamento stabilisce che ogni persona senza un documento o permesso è ritenuta “un infiltrato presunto”. Secondo l'Ordine 1650, il permesso è un documento  rilasciato da un comandante militare o da qualcuno nominato da lui in accordo con la legislazione sulla sicurezza, o dalle autorità israeliane  in base alla Legge sull'ingresso in Israele, (Entry into Israel Law) 5712-1952. Come è stato illustrato dallo Hamoked Center for the Defence of the Individual, l'ampiezza della definizione suggerisce che l'Ordine si applichi a ogni persona che attualmente si trova in West Bank, indifferentemente dal suo status, identità e nazionalità.

Di fatto, negli anni passati, migliaia di domande fatte da persone residenti nei Territori Palestinesi Occupati (Tpo) da decenni, in base all'Accordo ad Interim tra Israele e l'Autorità nazionale palestinese, o da palestinesi che chiedevano il ricongiungimento familiare, sono state illegalmente “congelate” dalle autorità israeliane che hanno rifiutato di garantire loro uno status nei Tpo.

Inoltre, dal 1967, migliai di palestinesi si sono trasferiti in Cisgiordania dalla Striscia di Gaza – ma non è mai stato richiesto loro di avere un permesso scritto, in quanto sotto la legge militare non vi era la richiesta di possedere permessi scritti.

Sembra che in base al nuovo Ordine militare, migliaia di residenti in Cisgiordania saranno potenzialmente soggetto a immediata deportazione.

Tale pratica dovrebbe costituire una violazione della IV Convenzione di Ginevra, e, in particolare, dell'art. 49, che proibisce qualsiasi tipo di trasferimento forzato, come pure la deportazione di persone protette (civili) dai territori sotto occupazione.

Deve essere anche rilevato che in base all'Ordine n.1649 riguardante le Disposizioni di Sicurezza,  una persona può contestare il decreto di espulsione dinanzi a una commissione nominata dal comandante militare (“Il Comitato per l'esame degli ordini di espulsione”), che verrà stabilita appositamente.

Il decreto non disciplina le modalità a norma del quale il ricorso può essere proposto dinanzi alla commissione; tuttavia, è stabilito che la persona che è tenuta in custodia in virtù di un provvedimento di espulsione “sarà portata davanti al Comitato al più presto possibile e non oltre 8 giorni dalla data di emissione del decreto di espulsione”.

E' evidente che questo sistema è intrinsecamente viziato: prima di tutto, il Pchr sottolinea nuovamente che nessun vero sistema giudiziario è possibile in base al sistema militare israeliano (si veda il recente rapporto del Pchr “Genuinamente non volendo”, del febbraio 2010).

Secondo, in base all'Ordine n. 1650, l'ordine di deportazione può essere eseguito entro 3 giorni (o anche meno, in certe circostanze), molto prima, quindi, degli 8 giorni stabiliti per le udieze d'appello secondo l'Ordine n.1649.

Ci si aspetta che, nella maggior parte dei casi, la persona sarà deportata senza alcuna possibilità di contestare l'ordine in base al quale è stata arrestata e deportata.

Tale sistema è una violazione palese degli standard previsti dal diritto umanitario internazionale, che prevede che ogni misura che prevede delle restrizioni della libertà sia soggetta a un riesame giuridico.

Il Pchr condanna con forza l'emissione di questi ordini militari e chiede a Israele di non applicarli.

Questi ordini sono parte della politica criminale che Israele ha sviluppato nel corso degli anni contro il popolo palestinese; questa politica coniuga occupazione, apartheid, colonizzazione e trasferimenti forzati della popolazione.

I contenuti dei nuovi ordini militari sono in palese violazione delle norme internazionali sui diritti umani e dei principi del diritto internazionale e rappresentano uno strumento in più nelle mani delle forze di occupazione israeliane per controllare e modificare la composizione demografica dei territori palestinesi, e infine, per imporre una maggioranza ebraica in Israele e nei territori occupati.

Questi nuovi ordini – apparentemente adottati come 'misure di sicurezza' – sono, infatti, volti a legittimare la deportazione e trasferimento forzato della popolazione civile dei territori palestinesi.

Israele, attraverso i comandanti militari, sta prendendo misure illegali per sradicare il popolo palestinese e assumere il controllo dell'area.

Il Pchr è seriamente preocupato sull'applicazione di questi ordini che possono costituire il traferimento forzato individuale o di massa, così come la deportazione delle persone protette – misure assolutamente vietata ai sensi dell'articolo 49 della IV Convenzione di Ginevra.

Il Pchr chiede alla comunità internazionale di intervenire e porre fine al trasferimento illegale della popolazione, alla segregazione e allo sradicamento che si stanno svolgendo nei territori palestinesi, e di impedire l'attuazione di questi nuovi strumenti illegali.

Il Pchr ricorda che gli Stati parti della Convenzione di Ginevra hanno il dovere di garantire il rispetto delle convenzioni in ogni circostanza.

Azioni immediate devono essere intraprese se la comunità internazionale intende prevenire l'aggravarsi della politica criminale perseguita da Israele nei Territori Palestinesi Occupati.

Public Document

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PCHR, 29 Omer El Mukhtar St., El Remal, PO Box 1328 Gaza, Gaza Strip. E-mail: pchr@pchrgaza.org, Webpage http://www.pchrgaza.org

 

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