Il portavoce di Fatah in Cisgiordania: ‘Abu Mazen deve utilizzare i poteri costituzionali per proteggere il popolo palestinese dalla recessione, e se necessario, licenziare il governo’.

Dal nostro corrispondente.

Incontro con il portavoce di Al-Fatah in Cisgiordania, Jamal Nazal:

"Il presidente deve utilizzare i poteri conferitigli dalla Costituzione per proteggere il popolo palestinese dalla recessione. Se deciderà di licenziare il governo, troverà in Fatah totale appoggio".

Durante un incontro con il corrispondente della nostra redazione, Nazal ha affermato che al movimento di liberazione nazionale palestinese non importa chi guiderà il prossimo governo né il numero dei ministeri che otterrà, quanto piuttosto il programma politico. Nazal critica Hamas per non aver preso una decisione sul documento della Concordia nazionale basato sul Documento dei Prigionieri su cui si sono accordate le fazioni.

 

Al-Fatah non ha niente a che fare con lo sciopero

Per quanto riguarda gli scioperi dei dipendenti pubblici, Nazal ha dichiarato che Fatah non c’entra nulla: "Sono organizzati dai sindacati e non dai politici. Il movimento di liberazione nazionale palestinese appoggia il diritto dei cittadini a esprimere le proprie posizioni e istanze".

 

Nazal ha ricordato che i dipendenti pubblici, in passato, rivendicavano i propri diritti di fronte ai governi di Fatah e ottenevano quanto spettava loro, ma “con l’attuale governo gli stipendi non esistono più, così come gli aiuti ai prigionieri e alle famiglie dei martiri, il sostegno per le cure sanitarie e i salari dell’OLP. Inoltre, chi sciopera per veder garantiti i propri diritti viene accusato di essere un ‘traditore’ o un ‘infedele’ o  un‘antipatriottico’”.

 

E ha aggiunto: “Noi di Fatah crediamo che scioperare sia un diritto garantito dalla legge e dalla libertà. Il dipendente pubblico lavora per il governo e quando questo non riesce a servire il popolo, deve fare un’auto-analisi o dimettersi”. “‘Concedi a ognuno ciò che gli spetta’, questo è il principio sul quale si basa la nostra posizione nei confronti degli scioperi”, ha sottolineato.

 

Nazal ha poi proseguito dicendo: “Siamo consapevoli che non ci sono bacchette magiche per risolvere i problemi, ma tutti sanno che il governo non sta rispettando gli accordi con la comunità internazionale, e rifiuta di riconoscere l’OLP. Questo ha fatto sì che i paesi arabi hanno abbandonato l’assistenza finanziaria verso i palestinesi e così è accaduto con gli stati donatori occidentali. Israele si è trovata svincolata dagli accordi sottoscritti a Oslo – e, sbagliando, ha creduto fosse suo diritto arrestare ministri e deputati".

 

Il portavoce di Fatah in Cisgiordania ha chiesto inoltre al governo di rivedere le proprie posizioni e di “ritornare a quelle dell’OLP, dei Fronti Democratico, Popolare e di Liberazione Araba, di Al-Fatah, del Consiglio legislativo e dell’Accordo nazionale formulato con i diversi gruppi che chiedono a Hamas di riconoscere l’OLP come rappresentante del popolo palestinese e di rispettare la legalità internazionale. Queste sono le questioni che Hamas rifiuta ancora”.

 

Nazal ha ammonito che “ogni aggressione contro qualsiasi dipendente pubblico, in qualsiasi luogo, rappresenta un attacco contro tutto il popolo palestinese. Il movimento di Fatah sarà un ‘soldato fedele’ in difesa della gente contro l’uso della forza”.

 

Non ci interessa la percentuale dei ministeri ma il programma politico

 

Nazal ha ricordato che il suo movimento non pone alcuna condizione per la formazione del governo di unità nazionale: “Quello che ci interessa è che il governo si basi sul programma fondato sul Documento dei Prigionieri. Ma noi constatiamo che Hamas non ha ancora deciso che posizione prendere nei confronti di tale documento e del nuovo esecutivo. Benché la dirigenza interna sia vicina ad accettare un governo di unità nazionale, quella all’estero (Misha’al in Siria, ndr), non ha ancora autorizzato Hamas a far parte insieme agli altri partiti di un governo di unità nazionale. Noi stiamo aspettando questa luce verde per formare il nuovo governo”.

 

Per quanto riguarda le trattative, Nazal ha chiarito che "ci sono nodi divergenti intorno al programma: Hamas continua a rifiutare di riconoscere uno stato palestinese sui Territori occupati nel 1967, e non vuole applicare il IV punto del Documento dei Prigionieri che invita all’unità politica palestinese".

 

E ha aggiunto: “A noi di Al-Fatah non interessa la percentuale dei ministeri che otterremo, né chi sarà il premier. Ciò che importa è adottare un programma che inviti alla formazione di uno stato palestinese accanto a quello israeliano. Vogliamo che il governo rispetti il programma del presidente Abbas, perché è dovere del governo appoggiare la presidenza nell’applicazione dei progetti politici. Tuttavia, in questo momento abbiamo un esecutivo che ostacola il programma del presidente”.

 

Il presidente deve utilizzare i propri poteri

 

Per quanto riguarda i poteri del presidente Abbas, Nazal ha sottolineato che nel movimento di Al-Fatah “aspettiamo che il Abu Mazen, tutore dell’interesse del popolo palestinese in nome della Costituzione, non esiti a utilizzare i poteri conferitigli dalla legge per tutelare la popolazione dalla crisi economica e sociale: i dipendenti pubblici non ricevono gli stipendi, e quelli dei detenuti e dell’assistenza sociale si sono bloccati”.

 E ha aggiunto: “Io credo che il presidente non potrà attendere molto, ma sta camminando sulla strada giusta, anche se si trova tra due fuochi: la necessità di rispettare la scelta democratica del popolo palestinese, da un lato, e la politica di questo governo che minaccia l’entità palestinese e prosciuga le fonti di finanziamento, dall’altra. Se il presidente deciderà di licenziare il governo, troverà in Fatah completo appoggio”.

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